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Domenica, 27 Novembre 2022
La squadra della premier

Nel governo nessun calabrese, ma l'ultracattolica Roccella l'abbiamo eletta qui

La ministra della famiglia dalle nostre parti non si è mai vista. Legami familiari a Pentidattilo per Alberti Casellati, mentre Calderone è moglie del reggino De Luca, che lascerà il cda Inps

I giochi erano fatti e l'assenza di calabresi nel governo Meloni era da giorni una mezza certezza. Il centrodestra e la neo premier non hanno voluto premiare il risultato elettorale totalizzato nella regione, con un'unica eccezione, quella di Eugenia Maria Roccella, eletta nel plurinominale alla Camera dove era terza nella lista di Fratelli d'Italia nel collegio di Corigliano-Rossano.

Roccella, bolognese eletta in Calabria senza mai venire qui

Una beffa, perché pur eletta qui, Roccella è bolognese e come tanti altri forestieri imposti dai partiti con la giustificazione del peso politico che avrebbe dovuto avvantaggiare la Calabria, durante la campagna per il voto da queste parti non si è mai vista, privilegiando (ma neanche tanto) gli altri collegi per cui correva, in Sicilia e Puglia. E se Marta Fascina ha candidamente salutato la sua elezione siciliana dicendo che in quella terra era stata in vacanza da bambina, Roccella si è limitata a decantare sue lontane radici salentine, che le avrebbero attribuito quel non so che di meridionale capace di dare fiducia agli elettori. La Calabria nelle sue parole non è mai pervenuta. E infatti l'abbiamo premiata proprio noi, sebbene non abbia mai avuto alcun punto di contatto con il territorio calabrese. E', tra l'altro, una delle poche donne nel primo governo italiano guidato da una donna, e questa circostanza è ancor più bruciante se si pensa che dalla Calabria in Parlamento FdI ha portato anche la catanzarese Wanda Ferro, vincitrice all'uninominale della Camera. 

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Classe 1953, Eugenia Roccella (nella foto) è giornalista e da oggi ministro della famiglia, la natalità e le pari opportunità. Un dicastero multiforme che mette insieme i temi caldi del post voto e agita venti di guerra tra chi, dopo la vittoria del centrodestra, si aspetta cambiamenti involutivi a proposito di maternità e aborto. Su questi temi la nuova ministra ha un orientamento ben preciso, sempre espresso con toni eclatanti e provocatori. Ex femminista radicale, si è scoperta ultracattolica ed ha condotto una crociata contro la pillola abortiva e la fecondazione assistita, arrivando a definire la diagnosi preimpianto come una "selezione genetica". Ne ha avuto anche contro il fine viata Pasionaria del family day, è altrettanto dura la sua condanna delle unioni omosessuali di qualunque genere equiparabile al matrimonio. Ha fatto scalpore la sua negazione del fenomeno della violenza omofoba, che per Eugenia Roccella toglierebbe attenzione a quella sulle donne, unica vera emergenza da lei riconosciuta. L'indicazione specifica della natalità tra gli oggetti del suo ministero apre prospettive che sembrano inequivocabili, soprattutto dopo i ddl presentati da Maurizio Gasparri per estendere la capacità giuridica allo status di concepito e istituire una giornata nazionale della "vita nascente".

Il legame con la Calabria delle ministre Casellati e Calderone

Qualche legame con la Calabria, a titolo diverso, lo hanno invece davvero Maria Elisabetta Alberti Casellati e Marina Calderone, rispettivamente ministre delle riforme del governo e del lavoro. 

La berlusconiana di ferro Casellati, ex presidente del Senato, è nata 76 anni fa a Rovigo ma entrambi i genitori sono calabresi. La madre Elvira Conforti era una maestra elementare, mentre il padre Vincenzo, funzionario della prefettura rodigina, ha una storia romanzesca. Appartenente alla nobile famiglia dei marchesi Alberti di Pentidattilo (trucidati dai rivali Abenavoli nella sanguinaria faida divenuta leggendaria per il borgo), era partigiano liberale con la brigata “Giustizia e libertà”. Condannato a morte, fu salvato con la liberazione del 25 aprile. Il suo legame con la madre della ministra Casellati nacque predestinato: lei si era trasferita da Corigliano in provincia di Reggio, dove lo conobbe, se ne innamorò e lo sposò. 

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Il papà voleva per Maria Elisabetta (nella foto), unica femmina in una prole di maschi, una morigerata carriera di maestra come la madre, invece si è laureata in giurisprudenza ed è diventata avvocato. Ma la stessa Alberti Casellati (nome del marito, noto principe del foro padovano) ha frequentato a lungo i luoghi calabresi delle origini e un gossip locale ricorda quando nell'estate del 1971 partecipò a un concorso di bellezza e fu eletta reginetta con la fascia di miss Palizzi. 
Nel 2018, da presidente del Senato, aveva fatto sentire la sua vicinanza alla Calabria visitando la zona lametina colpita da un'alluvione con due vittime. "Sono qui - dichiarò - per dire basta al ripetersi di queste tragedie. Serve un'azione forte dello Stato". Tra i fondatori di Forza Italia, la signora azzurra vestì a lutto nel giorno della condanna di Silvio Berlusconi: la venerazione per il Cavaliere la univa a Jole Santelli, stimata compagna di partito che difese a spada tratta dalle squallide polemiche sulla sua malattia. 

In comune con la collega Roccella, Alberti Casellati ha idee gemelle su fecondazione eterologa, diritti Lgbt e aborto, ed esiste persino una proposta di legge a sua firma per abolire la 194. E' però favorevole alla prostituzione legalizzata e non disdegnerebbe la riapertura delle case chiuse.

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Calabrese a metà per causa sentimentale è invece la ministra del lavoro Marina Calderone, moglie del reggino Rosario De Luca (nella foto insieme), presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro e dal 2020 entrato nel consiglio di amministrazione dell'Inps. Oggi, aspettando l'annuncio dei nomi del governo, ha annunciato le sue dimissioni. I rumors sull'incarico alla moglie come tecnica avevano acceso una polemica a proposito del ruolo di De Luca, il quale ha precisato che la sua scelta non è dovuta a incompatibilità. 

Domani il giuramento del nuovo governo, al quale la Calabria guarda senza troppi slanci. Per avere più voce in capitolo resta adesso solo la partita, secondaria ma strategica, di sottosegretari e commissioni.

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