Azione civile, sul regionalismo differenziato: "No alla guerra tra Nord e Sud"

Il dibattito promosso dai comitati ha messo in evidenza l'importanza della tutela dei diritti per il Mezzogiorno che deve trovare un posto di primo piano all'interno dei programmi politici

I relatori dell'incontro

E' uno dei grandi temi a queste latitutidi: le differenze tra nord e sud e la gradne questione del Mezzoggiorno. “Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. E’ nel solco del pensiero di don Milani che si è sviluppato il dibattito promosso dai comitati di azione civile “Ritorno al futuro” nell'arena della lega navale di Pellaro. Ad occupare in larga parte il partecipato confronto, che dalle 21 è andato avanti fino quasi a mezzanotte, è stato il discusso tema del regionalismo differenziato. Questione che interessa da vicino la Calabria e che dunque deve trovare un posto di primo piano all'interno dei programmi politici, come ricordato a più riprese dai partecipanti all'iniziativa: l’onorevole Antonio Viscomi, il presidente del consiglio regionale, Nicola Irto, l’assessore alle politiche comunitarie del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Marino, il presidente di confartigianato, Demetrio Battaglia, il presidente della camera di commercio, Ninni Tramontana, la professoressa dell’Università Mediterranea, Consuelo Nava e l’imprenditore Pino Falduto. 

Nel corso della manifestazione, introdotta dal referente del comitato di azione civile, Antonio Cappellano e coordinata dal giornalista Luigi De Angelis, è stato rilanciato l’impegno delle forze democratiche per un’azione più incisiva sul fronte della tutela dei diritti del Mezzogiorno. “Ciò che si sta affermando con il modello di regionalismo differenziato – ha rimarcato Viscomi – è una visione quasi eversiva e molto pericolosa perché significa che la sovranità di questo paese non sta più nel parlamento ma in un accordo individuale tra una regione e il governo. E poi c'è il tema della sovranità, punto centrale su cui siamo chiamati a interrogarci. Oggi in modo particolare dopo aver sentito un ministro dell'interno e vicepresidente del consiglio chiedere "pieni poteri", espressione offensiva nei confronti della democrazia, della costituzione e, se vogliamo, dell'intelligenza delle persone.

Non ci stiamo alla guerra del nord contro il sud, semmai lavoriamo affinché le due aree del paese cooperino insieme per un nuovo regionalismo in cui le differenze siano solo identitarie ma non di regole”. “Come consiglio regionale, - ha ricordato il presidente Irto - siamo stati la prima regione d'Italia ad approvare un documento unanime in cui si chiede al governo di fermarsi sul federalismo differenziato. Documento che non solleva una contrapposizione nord-sud, che non punta a difendere il regionalismo così come lo conosciamo oggi ma che anzi ribadisce l'impegno della Calabria nella direzione di un profondo cambiamento, in un quadro solidaristico e nazionale. E' bene ribadire che il modello di regionalismo differenziato, su cui si sta tentando di tenere bassa la discussione come dimostra anche l'atteggiamento molto defilato al riguardo dello stesso Salvini, non è un affare localistico o di mere competenze in più o in meno, ma un modello che rischia di ammazzare il Mezzogiorno e tutto ciò che caratterizza la vita dei territori, le università, le scuole e il tessuto produttivo”.

Bisogna avere la capacità di raccontare ai calabresi come stanno le cose, ha evidenziato Battaglia, “anche partendo da un dato storico fondamentale, ovvero la riforma del titolo V della costituzione del 2001 quale madre di tutti gli errori, che ha allargato le distanze tra nord e sud e consente oggi alle regioni di chiedere più competenze”. Non serve un patriottismo meridionale fine a se stesso, ha infine ribadito Marino, “ma un'azione che guardi alla coesione e alla ricerca di modelli di governance condivisi. Oggi è necessaria una battaglia forte contro la cultura dell'odio, della paura, della superficialità da combattere con la politica della serietà, dell'approfondimento, dell'impegno e del confronto con i cittadini. E' drammatico leggere nelle rilevazioni Svimez che la Calabria è una delle regioni più colpite dal fenomeno dell'abbandono scolastico. Siamo tutti chiamati ad assumerci precise responsabilità”.
 

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