Giovedì, 18 Luglio 2024
I tagli alle autonomie scolastiche

Dimensionamento, deroghe nelle piccole aree ma la situazione è critica per alcune scuole della città

Nella fase di confronto tra amministrazioni e sindacati, la necessità di salvaguardare i centri fragili alzerà il parametro numerico di Reggio con alcuni istituti a rischio

La coperta non si può allungare. Dalle 360 attuali autonomie scolastiche calabrese se ne dovranno tagliare 79 e per il ministero è indifferente dove saranno azionate le forbici: il numero stabilito per la riduzione dei costi perseguita con il dimensionamento resta tassativo, e la Regione dovrà tirare le fila dei piani provinciali che saranno consegnati all'ente entro il 15 ottobre applicando questa disposizione sulla base di quanto indicheranno le amministrazioni locali.

Le tante reggenze già esistenti nella provincia potrebbero assorbire gli effetti dei tagli

Ma cosa cambierà davvero per la popolazione scolastica? Nell'area provinciale di Reggio, com'è noto, si perderanno 17 dirigenze e questi sono giorni di fibrillazione per città metropolitana e comune, rispettivamente competenti per le scuole di secondo grado e gli istituti comprensivi: è una delicatissima fase di ascolto attraverso incontri suddivisi per aree omogenee con sindacati e dirigenti, per recepire richieste che in alcuni casi sono veri e propri sos. Parliamo delle zone isolate e a rischio spopolamento (ad esempio i comuni montani) o fragili dal punto di vista socio-economico. Per tutelare le scuole di questi territori la Regione ha previsto alcune deroghe al totale di alunni necessario per "salvare" le autonomie (1000 e 600 in base alla densità dei comuni in cui si trovano gli istituti), con la possibilità di ridurre il parametro numerico nelle situazioni critiche. La patata bollente finirà però nelle mani della città metropolitana, perché per raggiungere il dimensionamento previsto proprio quelle eccezioni al ribasso pensate per alcuni comuni si dovranno compensare aumentando la quota in quelli con più abitanti.  

"E' importante ribadire che per docenti e studenti non ci saranno problemi", dice Rudi Lizzi, consigliere metropolitano delegato all'istruzione. "I plessi non saranno toccati e nessun allievo si sposterà. E' sicuramente un tipo di lavoro che avremmo preferito non dover affrontare, ma ci conforta il fatto che nella provincia ci sono attualmente circa 80 reggenze, quindi la differenza sarà davvero pochissima anche in termini effettivi. Dobbiamo attenerci in modo rigoroso alle linee guida della regione e siamo consapevoli che si tratta di un impegno molto gravoso ma faremo in modo di operare una riorganizzazione che persegua l'obiettivo del diritto allo studio e il benessere della popolazione scolastica del territorio".

Il caso delle scuole reggine che perdono alunni, minacciate dal sostegno ai piccoli centri

Fino a quando il piano non sarà definitivo, le amministrazioni preferiscono non rendere noto quali siano le scuole che, ormai con certezza, nell'area metropolitana reggina saranno accorpate ad altre cancellando la propria autonomia. Nell'ambiente però i nomi degli istituti non sono un mistero e alcuni si trovano nel comune di Reggio, dove, in proporzione agli abitanti,si richiede lo standard di iscrizioni più alto per le scuole. Almeno cinque stanno subendo da anni un'emorragia di allievi e il loro destino appare segnato, soprattutto se le scelte del piano dovessero (come è probabile) riservare più attenzione ai territori disagiati. 

Tra i sindacati che si stanno confrontando con Metrocity, l'Anp (Associazione nazionale presidi) mantiene la sua posizione favorevole al dimensionamento. Mafalda Pollidori, vicepresidente nazionale, dichiara: "Ultimamente sento tanta confusione sulla perdita di posti di dirigenti scolastici e dsga ma non è così: si perderanno le autonomie delle scuole in difficoltà numerica e sottodimensionate, alcune tra l'altro sono già in reggenza. Non si chiudono scuole e gli studenti dell'istituto x continueranno a frequentarlo, questo va detto per tranquillizzare i genitori che ci leggono".

Pollidori (Anp): "ll vero problema è il calo demografico che incide sulla popolazione studentesca".

Secondo Pollidori la questione è però molto più complessa: "Il dimensionamento è la conseguenza del vero problema, che è il calo demografico. Il numero di autonomie scolastiche da ridurre è stato disciplinato dalla legge di bilancio 197/2022 in conseguenza di un'indicazione europea legata al Pnrr e finalizzata ad adeguare la rete scolastica all’andamento anagrafico della popolazione studentesca". Insomma, se non si interviene sulla causa, le scuole individuate per gli accorpamenti sono già candidate nel giro di pochi anni a una naturale scomparsa per il continuo calo di iscritti.

Il collegamento con l'obbiettivo aziendalistico della riduzione dei costi è intuitivo e noi lo desumiamo anche dal panorama delle attuali reggenze e la somma degli istituti messi insieme sotto un' unica direzione. Sotto una certa soglia pagare un dirigente per lo stato è uno spreco.

La vicepresidente Anp è fiduciosa nella decisione finale per la Calabria: "L'obiettivo è rispettare il tetto massimo deciso dallo Stato con assoluta autonomia decisionale delle Regioni e per questo la vicepresidente della giunta Giusi Princi sta lavorando proprio per garantire che la razionalizzazione delle rete scolastica avvenga tenendo conto delle scuole montane e in contesto di disagi territoriali e socio economici". 

Operativamente, spiega ancora Mafalda Pollidori, "il comune di Reggio con l'assessora Nucera ha riunito la scorsa settimana un tavolo per sentire sia parti sindacali che i dirigenti scolastici proprio per lavorare in sinergia,nell' applicare le linee regionali e adesso siamo in attesa di una convocazione della città metropolitana. Tra i criteri di accorpamento che Anp proporrà ci sono la vicinanza territoriale tra le scuole e l'affinità dei percorsi di studio.

A Palmi chiude lo storico convitto, l'amarezza di Michele Mileto (Sinatas Fgu)

Intanto un primo addio, o almeno uno stop annunciato su cui si addensa una prospettiva di definitività, si è consumato a Palmi, dove con l'inizio del nuovo anno scolastico l'Iis Einaudi, ex istituto agrario, non ha attivato il servizio convittuale. Con poche speranze che questo avvenga nei prossimi mesi. A profetizzarlo amaramente era stato lo scorso maggio Michele Mileto, segretario provinciale per Reggio Calabria di Sinatas Fgu, appartenente della federazione Gilda Unams, che oggi dice: "Chiude un'istituzione storica che nessuno ha voluto salvare. E questo ha comportato la perdita di posti o il trasferimento di diversi lavoratori, tra cui guardarobieri, infermiere, collaboratori scolastici, cuochi ed educatori". A causare l'interruzione dell'attività è ufficialmente la mancanza di iscritti ma, continua Mileto, "questa struttura in estate ha ospitato 150 persone, la realtà è che non è neanche stato fatto il nuovo bando". 

Alla vigilia della visita di Valditara nella Locride (dove Platì è uno dei territori segnalati al ministro), anche riguardo il dimensionamento Mileto non è tranquillo: "Lo stato ci dice ancora che deve risparmiare e abbiamo visto di cosa fu capace Gelmini con tagli brutalmente operati nel giro di una notte. Insieme ai presidi se ne vanno tutti i collaboratori amministrativi che lavorano nell'ufficio, non sarà affatto un passaggio indolore. E a Platì dovremmo ricordare al ministro che quest'anno in Calabria non abbiamo avuto nessuna nomina di dirigenti, elemento che fa parte di un piano generale molto chiaro, di cui gli enti preferiscono non parlare". 

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