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Sabato, 24 Febbraio 2024
La denuncia

Ancora un'aggressione in carcere, l'affondo del Sinappe: "Assordante silenzio amministrazione"

Per il segretario Antonio Calzone l'episodio è il frutto delle "criticità dettate da una disorganizzazione gestionale e da una cronica carenza di personale"

Ennesima aggressione ai danni di un agente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Arghillà. L’aggressione si è registrata sabato scorso, quando un detenuto - stando a quanto denunciato dal Sinappe - mentre si recava all’interno dell’area destinata alle attività trattamentali per recarsi nei locali adibiti a palestra, con fare violento e minaccioso si avvicinava al poliziotto penitenziario chiedendo di conferire con l’ispettore preposto alla sorveglianza, senza spiegare le ragioni della sua richiesta.

Il poliziotto - spiega il segretario Antonio Calzone - vedendolo così alterato, cercava un dialogo per comprendere le motivazioni della sua pretesa ma veniva aggredito da un altro detenuto che sopraggiungeva senza proferire parola e d’improvviso sferrava un primo pugno in pieno volto al poliziotto, procurandogli una ferita all’occhio e inveendo verbalmente con insulti e continuando poi a tirare altri pugni approfittando del temporaneo stato di vulnerabilità della vittima.

Per il poliziotto penitenziario è stato necessario il trasporto al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dimesso solo dopo la suturazione della ferita riportata all’occhio, una prognosi di 7 giorni iniziali ed una diagnosi di trauma cranico e trauma facciale con emorragia sottocongiuntivale, con la prescrizione di ulteriori visite oculistiche per scongiurare successive compromissioni.

“Più volte abbiamo segnalato la lunga lista di aggressioni che si sono susseguite ai danni degli operatori di Polizia che con cadenza sistemica il personale patisce, sono le conseguenze dell’abbandono istituzionale che porta alla luce tutte le criticità più volte rappresentate dal Sinappe – dice Calzone – criticità dettate da una disorganizzazione gestionale, da una cronica carenza di personale di Polizia penitenziaria e da un sovraffollamento reso ancora più difficoltoso per la mancanza di interventi diretti a garantire la tutela dell’incolumità fisica degli agenti”.

“Verrebbe quasi da dire - conclude - che le continue aggressioni non fanno più notizia e l’assordante silenzio dell’amministrazione è solo sinonimo di indifferenza per una realtà così difficoltosa. Il carcere è ormai una realtà in costante abbandono che non fa altro che aumentare i timori di chi all’interno del penitenziario svolge il compito istituzionale demandatogli”.

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