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L'appello

Assistenza residenziale psichiatrica, chiesto l'intervento del prefetto Mariani

Centrali cooperative, Legacoop, Confcooperative e Unci voglio avviare un tavolo tecnico con la Regione per risolvere definitivamente il problema

In relazione all’annosa vicenda che riguarda la drammatica situazione in cui versa l’assistenza residenziale psichiatrica nella provincia di Reggio Calabria, una delegazione delle centrali cooperative è stata ricevuta in prefettura dal capo di gabinetto Marco Oteri, facendo presente la gravità della situazione, più volte rappresentata al prefetto di Reggio Calabria.

Le centrali cooperative hanno chiesto al prefetto di Reggio Calabria di voler sollecitare direttamente il commissario ad acta della sanità per la Calabria, Roberto Occhiuto, affinchè istituisca in tempi brevissimi un apposito tavolo tecnico, con la partecipazione dei referenti dei soggetti coinvolti (Regione, Asp e cooperative), affinchè si pervenga: all’immediato sblocco dei ricoveri nell’Asp 5, quindi alla possibilità di  rientro dei pazienti ad oggi ricoverati presso strutture fuori dal territorio di residenza e al completamento, nei tempi più brevi possibili, del procedimento di accreditamento avviato, attivando modalità atte a  contemperare le esigenze reali del territorio, la necessità di rientro dei pazienti trasferitisi  altrove con le previsioni di cui alla “Rete Territoriale dei servizi” predisposta dall’Asp 5.

In una lunga nota, poi, Saverio Sergi di Unci Calabria; Giuseppe Peri di Federsolidarietà  confcooperative Calabria e Lorenzo Sibio di Legacoop Calabria hanno raccontato la storia del settore e ciò che li ha spinti a chiedere l’avvio del tavolo tecnico con l’amministrazione regionale.

Il perché della richiesta

“Gli interventi da questi attuati presso le diverse sedi istituzionali, non hanno avuto, nonostante il trascorrere degli anni, gli effetti auspicati. E l’assistenza psichiatrica, sempre più, si involve in una spirale che vede vittime gli utenti ed i loro parenti, così come i lavoratori e gli operatori del settore,  che pur svolgendo un servizio estremamente delicato ed importante, vedono il baratro incombente della disoccupazione, in cui purtroppo sono già sprofondati diversi lavoratori assieme alle cooperative  costrette a rinunciare al servizio a causa dell’insostenibilità della situazione”.

La storia del settore

I rappresentanti delle centrali cooperative hanno riassunto al capo di gabinetto la vicenda, per meglio definire i presupposti delle richieste. Come è noto, attorno il 1990 fu chiuso, per primo nella Regione Calabria, l’ospedale psichiatrico di Reggio. Conformemente  alla normativa della Regione Calabria allora vigente, nel territorio della provincia di Reggio (e solo in tale territorio), sorsero, fra il 1988 ed il 1992,  le strutture residenziali, secondo il modello di gestione mista, a prevalenza pubblica, distribuite nel territorio. Il servizio sanitario veniva ( e viene ancora ad oggi) gestito direttamente dall’azienda sanitaria; alle cooperative fu assegnato, in convenzione, il servizio di riabilitazione ed “alberghiero”. La situazione nel territorio dell’attuale Asp 5 rimase sostanzialmente invariata per diversi anni, continuando le strutture ad essere gestite secondo il modello “misto” pubblico - privato sociale.

La legge regionale sull’accreditamento e le linee guida

Nel 2008 la Regione Calabria attraverso la  legge regionale 24/2008 emanava le regole per pervenire all’accreditamento delle strutture sanitarie (private) in tutto il territorio della Regione. La giunta regionale, spinta dalle gravissime emergenze profilatesi all’epoca nel territorio (ospedale psichiatrico di Girifalco e Serra D’Aiello),  stabiliva altresì le linee guida per la gestione delle strutture residenziali psichiatriche, anche ai fini di riconvertire dette strutture ospedaliere, senza impartire direttive riguardo le strutture residenziali psichiatriche già esistenti nella provincia di Reggio Calabria (operative col sistema “misto” pubblico-privato).

Il percorso di transito delle strutture psichiatriche nell’Asp 5 verso il nuovo regime.   Nell’anno 2012, nelle more della definizione del procedimento che avrebbe dovuto condurre le strutture residenziali psichiatriche verso il nuovo regime di accreditamento in capo alle cooperative, l’Asp di Reggio Calabria sottoscriveva con le cooperative  impegnate nel servizio  il cosiddetto “Contratto Ponte”.  Tuttavia tale  accordo, che negli intenti dichiarati negli atti deliberativi dell’Asp avrebbe dovuto avere validità per un tempo molto breve ( 6 mesi circa) resta ancora in vigore, in quanto il processo di  accreditamento in capo alle cooperative  non si è ancora completato per l’inerzia dell’Asp 5 e della Regione Calabria..

ll blocco dei ricoveri nell’Asp 5

"Con modalità, presupposti  e contenuti che appaiono  manifestamente contraddittori ed  erronei,  l’Asp 5, nel 2015, assunse la gravissima decisione di bloccare i ricoveri nelle strutture psichiatriche a gestione mista, in relazione alla circostanza che le stesse venivano ritenute non accreditate”.  Cacciandosi in  una sorta di labirinto logico, l’ente pubblico bloccava così i ricoveri nelle strutture psichiatriche dell’Asp, ove operava personale proprio (medici, infermieri, etc. ), in attesa che si completasse il processo di accreditamento in capo alle cooperative che l’ente pubblico medesimo  avrebbe dovuto governare! Si sottolinea in particolare che, le strutture  in questione, essendo pubbliche, sono come tali provvisoriamente accreditate in relazione alla normativa regionale vigente (legge finanziaria Regione Calabria 2009, art. 65, conosciuta come “legge Loiero”). Questo blocco, tuttora in vigore, ha prodotto e produce gravissime conseguenza sulle famiglie e sugli utenti, costretti ad “emigrare” per fruire altrove ( in altre provincie o regioni) dell’assistenza. Senza contare gli effetti negativi sulle casse dell’Asp 5, che da un lato deve continuare a corrispondere gli stipendi al proprio personale impiegato nella gestione delle strutture miste, dall’altro deve corrispondere ad altre aziende sanitarie la retta (per intero ) per gli utenti originariamente residenti nel territorio di competenza ( sono più di 100 i pazienti “trasferiti”).

L’ente pubblico  stabilisce e disattende  i termini per l’accreditamento

Nel 2015 il “Dipartimento Tutela della Salute della Regione”  istituì un Tavolo Tecnico, che “fotografando” la situazione esistente nella Asp 5, individuando la necessità di pervenire in tempi brevi all'accreditamento delle strutture in esame (con la presa in carico anche dei servizi sanitari da parte delle onlus),  stabilì come termine ultimo per il completamento del programma il 31/12/2016.  L’Asp 5 recepì integralmente il verbale del Tavolo Tecnico con delibera 598/2015. Le cooperative in questione produssero regolari e nuove istanze di autorizzazione ed accreditamento, rimaste inevase, in un contesto in cui le cooperative hanno rispettato tutti gli impegni sottoscritti (compreso investimenti strutturali e riqualificazione del personale). ma la Regione e l’Asp non hanno rispettato le indicazioni che esse stesse avevano stabilito.

Nel 2019, preso atto del ritardo accumulatosi nelle procedure, è  intervenuto il Commissario ad Acta  (Dca 91/2019) che differiva i termini di completamento del programma invitando ancora le onlus in questione ancora interessate a formulare nuovamente l’istanza ai sensi dell’articolo 8 ter, entro il 31/07/2019. “Anche in questo caso il procedimento è rimasto a lungo fermo ed è, a tutt'oggi, ancora sostanzialmente  fermo alla  fase iniziale (autorizzazione alla realizzazione delle strutture)”.

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