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Massimo Ripepi

Massimo Ripepi

Caso Ripepi, l'invito di Nasone: "Massimo dimettiti per tutelare la tua comunità"

Il coordinatore regionale uscente dell’Osservatorio sulla violenza di genere ha rivolto una richiesta al rappresentante comunale di FdI

"Caro Massimo, è giusto che tu dimetta da consigliere comunale". E' questo l'invito che Mario Nasone, coordinatore uscente dell’osservatorio regionale sulla violenza di genere, ha chiesto personalmente al consigliere di fare questa scelta certamente sofferta.

Nasone Mario-2"Un atto dovuto, - sostiene Nasone - anche a tutela della propria onorabilità, in attesa che la magistratura accerti la responsabilità dei gravi fatti che hanno colpito una bambina vittima di violenza. Doppiamente doveroso. Sia nei confronti dell' istituzione del consiglio comunale che non può avere tra i suoi rappresentanti una figura istituzionale così importante investita da una accusa di favoreggiamento per un reato particolarmente grave e odioso. Ministri della repubblica si sono dimessi per molto meno". 

Per Nasone "doveroso anche nei confronti della sua comunità Pace e dei suoi aderenti che da decenni operano lodevolmente in città e provincia portando con i suoi volontari aiuto e assistenza alle fasce sociali più deboli".

Esperienza che Nasone ha avuto modo di conoscere e apprezzare da molti anni attraverso il dialogo con il suo fondatore pastore Gilberto Perri. "Per questo non è giusto che in questa vicenda venga chiamata in causa una comunità, che non fa capoalla chiesa cattolica, ma che cerca di annunciare e vivere il vangelo, con un proprio carisma e stile.

Al di là dell’episodio specifico, emerge ancora una volta il problema della violenza ai minori che continua a restare sommerso, con la logica ancora imperante che “i panni sporchi che si lavano in famiglia”, con la sottovalutazione di situazioni che poi esplodono nella cronaca e quando arrivano al Tribunale per i minorenni ed alla Procura il danno è ormai fatto e ricucire il ferite della violenza è un compito difficile e lungo.

Non a caso proprio un anno fa il Parlamento, sotto la spinta della recrudescenza di atti violenti analoghi che hanno visto vittime i minori, ha approvato una mozione condivisa denunciando come “molto spesso, intorno ai minori vittime di violenza, si creano vere e proprie barriere di omertà in cui parenti,
vicini e compagni di classe, pur essendo a conoscenza degli episodi di violenza, maltrattamenti ed abusi, decidono di non denunciare l’accaduto sul autorità competenti”.

Una mozione che impegnava in ben 17 punti il governo ad adottare politiche di sensibilizzazione delle istituzioni locali e della opinione pubblica nelle sue varie componenti e di potenziare i servizi sociali".

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