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Venerdì, 9 Dicembre 2022
A che punto siamo / L'intervista

Comune, "Una nuova stagione con i conti in regola, lo dicono gli atti"

Lo stato dell'opera dell'amministrazione nell'approfondimento di ReggioToday. Iniziamo con Irene Calabrò, assessora alla programmazione finanziaria, bilancio, turismo e cultura

Il Comune ha raggiunto il riequilibro, e verso la scadenza del piano di rientro si prepara a una nuova gestione senza vincoli e con meno lacrime e sangue. Ne parliamo con Irene Calabrò, assessora alla programmazione finanziaria, bilancio, turismo e cultura, alla quale abbiamo chiesto anche a che punto siamo con il rilancio del turismo e la valorizzazione dei nostri attrattori culturali, che non sono soltanto i Bronzi.

Siamo ufficialmente fuori dal dissesto ma l’opposizione continua a denunciare il peggioramento delle finanze dell’ente persino rispetto alla situazione ereditata dal commissariamento e nonostante i corposi aiuti statali. Qual è lo stato dei conti del Comune?

“Partiamo dallo stato di fatto, il Comune è ancora in piano di riequilibro decennale, con naturale scadenza il prossimo 31 dicembre 2022. E’ noto che questa condizione abbia comportato per previsione di legge alcune limitazioni, le cui conseguenze sono state a carico sia dei cittadini con l’elevamento della tassazione al massimo, che dello stesso ente con limitazioni gestionali e amministrativi, ad esempio sull’accensione dei mutui e le assunzioni anche a tempo determinato.

In questi otto anni di amministrazione Falcomatà non è stata possibile una programmazione ordinaria, ma il disavanzo è stato ripianato e questo nonostante si sia dovuta fronteggiare una situazione difficile che ci ha spinto indietro quando, per rendere più elastici i vincoli del riequilibro, avevamo utilizzato norme che poi sono state dichiarate incostituzionali. Siamo corsi ai ripari sull’incostituzionalità e siamo andati avanti. E’ vero, abbiamo avuto risorse statali importanti, destinate unicamente al ripiano, ma non è vero che i conti abbiano subito peggioramento e questo lo attestano gli atti nella totale trasparenza.

Dal bilancio arriva il riscontro di una graduale diminuzione del disavanzo fino al totale azzeramento, anche grazie ai fondi del Decreto agosto e del Patto per Reggio, l’ultimo atto del governo Draghi, che ha puntato sulla valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare dell’ente e sull’aumento delle riscossioni. Una novità rilevante è l’approvazione proprio in questi giorni in giunta di un piano definitivo di rilevazione dei debiti commerciali.

Sarà una fotografia esatta dei conti aperti tra l’amministrazione e varie società e liberi professionisti, questi rapporti potranno essere chiusi e messi in regola. Credo che ogni contestazione mossa allo stato finanziario dell’ente debba partire dalla premessa che in questi anni il Comune per legge non poteva indebitarsi ulteriormente. Adesso, raggiunto l’azzeramento, possiamo andare avanti con lo sguardo al 1 gennaio 2023 e alla programmazione ordinaria che finora è stata preclusa”.

Palazzo San Giorgio-6

Se i conti sono perfetta in salute perché continuano ad esserci ritardi nei pagamenti? Primo su tutti il caso delle proteste e rivendicazioni di Castore, che eroga i servizi primari, continua a creare disagi in città.

“Non abbiamo nessun problema di liquidità. I ritardi sono procedurali perché Castore svolge servizi a canone e l’iter burocratico che passa dalla presentazione delle fatture è lento. Anche i servizi pagati con fondi esterni hanno lo stesso tipo di problema perché occorre una procedura di rendicontazione, solo in seguito alla quale avviene l’invio delle somme comunitarie o statali. Dagli atti allegati al bilancio si può misurare come la tempestività dei pagamenti sia molto migliorata, con un tempo medio di sessanta di giorni per i pagamenti”

Cosa comporterà nella pratica la rinegoziazione dei mutui appena approvata?

“E’ stato un atto importante che incide su un pacchetto consistente dell’indebitamento che abbiamo ereditato. Su uno stock di circa sei milioni di prestiti e mutui accesi ante 2012 con Cassa depositi e prestiti, l’amministrazione, con una gestione virtuosa da buon padre di famiglia dell’andamento del piano di riequilibrio, è riuscita a chiudere in anticipo, anticipando la scadenza del 2040 al 2037. Partendo finalmente da una capacità finanziaria per la rinegoziazione, abbiamo ottenuto di accorciare e anticipare l’estinzione dei mutui liberando circa 3 milioni di risorse nella disponibilità dell'amministrazione comunale. Credo che questo sia l’esempio di una responsabilizzazione dell’amministrazione, che invece di allungare i tempi ha dimostrato di voler uscire più rapidamente da questo debito. Alla luce delle osservazioni di Corte dei Conti e Corte Costituzionale, abbiamo agito per non gravare oltre sulle generazioni future”

Con questa positiva premessa, cosa accadrà alle tasche dei cittadini nel 2023? Saranno ridotti i tributi o transiteremo dalla crisi locale a quella nazionale senza vedere segni concreti di sollievo?

"A gennaio dovrà innanzitutto consumarsi il passaggio della valutazione da parte della Corte dei Conti ma certamente potendo rientrare in una gestione ordinaria aggiorneremo la tassazione tenendo conto del tessuto economico sociale della città. E' un obiettivo che sarà raggiunto con gradualità e che purtroppo deve anche adeguarsi agli scenari della crisi nazionale di cui oggi non conosciamo l'evoluzione"

bronzi foto facebook museo-2

Sul fronte della cultura ci sono tanti fronti aperti. Quello più sentito dalla città è la valorizzazione dei Bronzi e del museo archeologico, partendo all’anniversario di quest’anno (sostenuto economicamente da Metrocity e Regione). Ultimamente il Comune ha dato un segno con la mozione del consiglio sull’inamovibilità dei Guerrieri, quali iniziative di promozione avete in campo? 

“Abbiamo ben presente la centralità dell’evento del cinquantesimo. Insieme alla città metropolitana e il Comune di Riace abbiamo in corso la candidatura dei Bronzi a patrimonio Unesco. Ma è importante che la centralità si estenda al museo, che non è solo Bronzi, e per questo abbiamo promosso, come già il MarRc sta facendo, una serie di iniziative culturali collaterali che abbraccino il museo e lo aprano alla città. Il Ministero non ha stanziato nulla per il cinquantesimo anniversario, tutto è stato fatto dal museo e della città metropolitana, oltre alla Regione, che si è occupata di veicolare il brand Bronzi con una campagna nazionale e internazionale non facile da gestire. Essenziale è stato il contributo delle associazioni per animare queste celebrazioni dentro e fuori il museo. Da parte nostra non avevamo fondi da destinare all’evento ma abbiamo attinto al Pon React proprio per supportare le associazioni impegnate in iniziative sul tema dei Bronzi e la Magna Grecia offrendo benefici di pubblicità e occupazione del suolo pubblico”.

Il settore produttivo e turistico però ha espresso delusione per un ritorno economico del cinquantesimo che non è stato quello che ci si aspettava

“I Bronzi sono legati all’identità della città e del territorio ed è naturale che attorno all’evento si siano generate alte aspettative. Io credo che gli effetti positivi ci siano stati, e li stiamo vedendo ora, dal 16 agosto in poi. L’incremento delle presenze è tangibile anche solo alla vista notando i pullman di turisti anche stranieri in piazza Indipendenza. Le  ricorrenze non sono mai statiche, è vero che siamo arrivati all’anniversario con molto ritardo ma adesso dobbiamo lavorare alle ricadute di lungo periodo.

Non solo il museo ma la pinacoteca, il castello e le aree ipogee attestano afflusso di visitatori e i registri con l’indicazione dei luoghi di provenienza, una delle poche eredità utili del periodo Covid, ci dicono arrivano anche dall’estero. Un altro settore nuovo da valorizzare è quello crocieristico, come dimostra il progetto Fam Trip avviato insieme all’autorità portuale e la città metropolitana, che ha coinvolto operatori di grandi compagnie di navigazione internazionali: c’è grande interesse per la costa reggina e poiché parliamo di un target di crociere di lusso per un numero ristretto di utenti, significa che la città è considerata meta esclusiva.

Ma dobbiamo farci trovare pronti anche con una sinergia nell’offerta culturale. Cito ad esempio il progetto sperimentale Sunoicheo proposto a settembre ai turisti, che proponeva itinerari a piedi impiegando in modo originale guide turistiche in costume che interpretavano figure come Sant’Agostino, Aristotele o Freud e artisti che raccontavano miti e personaggi cittadini, facendo immergere il visitatore nel periodo storico dei luoghi visti e creando un anche fisico con il territorio”.

Rabarama origine-2

L’installazione Opera di Tresoldi e le statue di Rabarama hanno diviso l’opinione pubblica, ma nella vicina Cosenza il Museo all’aperto su corso Mazzini con l’arte di Carlo Bilotti è sentito come patrimonio dai cittadini. Non avete mai valutato o accettato donazioni importanti per replicare quel modello a Reggio?

“I vincoli finanziari ci hanno sempre imposto sacrifici che il settore della cultura ha subìto più degli altri, ottenendo investimenti minori e sappiamo che non dovrebbe essere così, perché cultura, arte e storia rappresentano l’essenza della città, la nostra anima e l’immagine che divulghiamo. Un’opera importante, finanziata con fondi esterni di 380.000 euro, sarà il monumento identitario della città che sorgerà in piazza Indipendenza.

Il progetto rientra nel distretto culturale con il Pon React e il coinvolgimento della piattaforma del consiglio dell’ordine degli architetti ci lascia pensare che le candidature saranno di valore. Opera è ormai un esempio di arte pubblica apprezzata sia a livello nazionale che all’estero, e bisogna puntare anche su questo tipo di attrattori, capaci di abbellire lo skyline cittadino, integrandosi con l’ambiente.

Intanto, la pinacoteca civica ha in comodato dalla collezione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, cinque disegni originali di Boccioni che vorremmo acquisire al patrimonio comunale. Poi ci sono i bozzetti di Camillo Autore, progettista di Palazzo Alvaro, e abbiamo accettato donazioni di opere di Natino Chirico e Ugo D’Ambrosi. A questo si aggiungono gli importanti restauri, dopo le tavolette di Antonello da Messina è vicino il rientro in pinacoteca del Ritorno del figliuol prodigo di Mattia Preti”.

 A che punto è il progetto del Cinema Orchidea?

“L’idea di concorso in due gradi è stata vincente, adesso abbiamo candidature da studi di rilevanza europea e la commissione è già nella fase di valutazione dei progetti, credo che il vincitore sarà annunciato al più presto. La destinazione di quell’immobile, che è un bene confiscato, sarà di tipo culturale ma lavoriamo in sinergia anche con il settore produttivo, perché l’obiettivo è che poi le attività siano capaci di essere avviate e mantenute autofinanziandosi. Il dialogo con le associazioni di categoria ci ricorda che le imprese della città stanno fronteggiando una difficile crisi e credo non debba fare scalpore se nel cinema Orchidea, accanto alla cultura, si preveda anche un’area di attività produttive, presumibilmente al piano terra. Si è creata qualche polemica quando è successo per l’Infopoint, ma sono contestazioni fuori luogo perché anche lì l’offerta turistica è assolutamente prevalente ma è anche giusto venire incontro a chi investe perché possa avere un mezzo di copertura delle spese”.

Ex cinema Orchidea-3

Il cinema Orchidea rimanda alla questione parallela dei palazzi storici di proprietà privata ma che la città sente come propri. Villa Zerbi, villa Guarna o il cineteatro Siracusa pur non essendolo per vincolo di legge sono considerati un po’ emotivamente come patrimonio pubblico di Reggio e anche visti con l’occhio di un turista lasciano immaginare una naturale fruizione per i visitatori. Ci sarà un investimento finanziario del Comune per risolvere questa dicotomia?

“Ogni considerazione ha come limite la gestione attenta in prima battute delle risorse pubbliche di cui disponiamo, che hanno priorità per legge rispetto all’investimento su strutture private. Ed è compreso, ad esempio, il pagamento di un affitto a privati pur avendo beni nostri da utilizzare. Per Villa Zerbi in tante occasioni abbiamo promosso iniziative che permettessero di dare una destinazione culturale a quel bene, e il nostro orientamento è sempre questo, cioè contemperare la fruizione pubblica e gli interessi privati. In questo caso è stata sicuramente una bella notizia il restauro della facciata di Villa Zerbi con il bonus edilizia, credo che sia un segnale positivo che in futuro potrebbe invogliare il privato verso una valorizzazione dell’immobile anche per attività rivolte al pubblico, e da parte nostra se sarà così daremo pieno sostegno anche favorendo un collegamento a livello ministeriale. Il teatro Siracusa ha già destinazione d’uso vincolata dalla Soprintendenza e faremo il possibile perché venga rispettata pur avendo presenti le esigenze di reddito del privato. Bisogna dire però che questo tema richiede una partecipazione attiva di tutti i cittadini. Diventa sterile muovere soltanto critiche quando poi non c’è nessuna adesione alla vita culturale della città e alle iniziative che sono messe in campo. I reggini devono potenziare il sentimento di amore verso la città e identificarsi anche nei comportamenti in quello che considerano essere un loro patrimonio”.

A proposito di vita culturale, a Reggio è dura a morire la lamentela bifronte della mancanza di grandi eventi ma poi quando ci sono la critica per i cachet degli artisti. Il rovescio della medaglia sono i bandi per l’animazione pubblica affidati a costo zero ad associazioni simil amatoriali ricompensate con occupazione gratuita e qualche sostegno logistico, che hanno tanta buona volontà ma riescono a produrre ben poca qualità (trend della maggior parte dei comuni italiani nell’ultimo decennio di crisi). Ma quest’estate qualcosa qui è cambiata grazie all’ammissione ai fondi Fus, che hanno finalmente permesso di utilizzare i nostri professionisti dello spettacolo, che stanno facendo un lavoro straordinario. Continuerete in questo solco?

“Per gli spettacoli dei big credo che anche con il contributo della città metropolitana e con fondi esterni, non abbiamo fatto mancare alla città grandi nomi, pur agendo con la dovuta parsimonia. Nel progetto di cultura diffusa Reggio Fest 2022 con un finanziamento di 940.584,37 euro crediamo molto, soprattutto perché il senso è dare un respiro culturale anche alle periferie, di solito escluse dal circuito.

Abbiamo ribaltato la situazione per cui era la gente delle periferie a dover andare dove si faceva cultura, e spesso non accadeva; invece adesso la cultura si è spostata e questo fa sì che, avendola sotto casa, ne fruiscano anche coloro che prima non erano interessati. Come lei ha detto, sono coinvolte imprese dello spettacolo, professionisti di valore che hanno anche permesso di rivitalizzare tutto l’indotto del settore, perché in ogni evento non c’è solo quello che si vede sulla scena ma tutto il lavoro delle maestranze tecniche, i service, i trasporti.

Con questo progetto siamo riusciti a dare sollievo a tutti questi lavoratori. Ed è rimasto anche un residuo di 133.676,69 euro che abbiamo appena rimesso a bando per la musica dal vivo, che era rimasta fuori: nel periodo tra il 20 novembre e il 31 dicembre avremo un altro programma di eventi a piazza del Popolo e nel palazzetto di Pentimele. Il nostro auspicio è che il progetto possa essere riconfermato, volontà che con l’ex ministro Franceschini c’era”.  

Piazza Garibaldi 01

Piazza De Nava e piazza Garibaldi presto diventeranno cantieri aperti tra polemiche e ritardi. Nel primo caso si partirà nonostante il dissenso di chi dice che la cittadinanza sia stata esclusa dalla partecipazione all’idea progettuale? Nel secondo, perché tanto tempo per spostare l’edicola?

“A Reggio si ha paura del cambiamento, ogni elemento di novità suscita diffidenza e in parte è una posizione anche giusta, ma che non deve comportare posizioni nette. Io dico subito che sono favorevole alla riqualificazione di piazza De Nava, uso questa parola perché è di questo che si tratta e credo che non dobbiamo lasciarci sfuggire questa occasione molto importante per l’immagine urbana.

Ricordo che anche per piazza Duomo e piazza Italia ci furono molte critiche ma oggi abbiamo due siti belli e vivibili, che hanno cambiato in meglio l’aspetto della città. E’ ingiusto dire che per piazza De Nava la cittadinanza non ha avuto voce in capitolo perché le conferenze di servizi sono state aperte e abbiamo recepito le osservazioni delle associazioni culturali e degli storici, e il parere che abbiamo dato alla stazione appaltante, che è il segretariato generale Mic, ha tenuto conto di tutto questo. La piazza non sarà snaturata e forse se si è diffusa questa preoccupazione è stato un po’ a causa di una campagna di comunicazione sbagliata, con immagini molto forti che non danno la reale idea di come diventerà quella piazza.

Guardando quel render qualcuno ha persino pensato che verrà tolto il monumento, che invece è vincolato e non può essere toccato. Saranno preservati tutti gli elementi storici, dai pilastrini alle  barre di ferro, che si integreranno con la nuova progettazione. Avendo di fronte il museo, per una questione di immagine abbiamo anche chiesto un allestimento particolare con pannelli illustrativi, suggerimento che è stato accolto. I lavori inizieranno dopo il ritorno della Madonna al santuario, i cittadini devono stare tranquilli e avere fiducia.

Per piazza Garibaldi potrebbero partire prima, per il trasloco dell’edicola mancano solo gli arredi, abbiamo previsto ogni comfort per la nuova postazione, è stato doveroso per ridurre al minimo il disagio creato dagli scavi a un’attività produttiva. Sarà riorganizzata la viabilità senza disservizi e anche questo sarà un cantiere aperto e in evoluzione poiché non sappiamo cosa si troverà. Ma oltre al sito archeologico che sarà poi consegnato ai cittadini come luogo di fruizione, è un punto fermo anche il futuro della piazza, anch’essa luogo centrale della città”

L’isola pedonale, punto importante del programma del secondo tempo di Falcomatà, nel 2021 è stata un esperimento non riuscito e quest’estate il nuovo assetto è morto sul nascere per l’opposizione di residenti ed esercenti. Che fine fa questo modello di città turistica sostenibile?

“La riappropriazione degli spazi del centro è progetto multidisciplinare che prevede animazione e attività culturali ma deve occuparsi anche della ridefinizione dell’asse viario. L’area del centro non ha strade alternative né abbastanza ampie per il passaggio degli autobus, quindi chiaramente va organizzato un assetto diverso e non semplice, che richiede anche una tempistica che nel 2021 non è stata efficace. Ma dobbiamo anche dire che le abitudini dei reggini devono cambiare e su questo stiamo lavorando introducendo tanti graduali novità verso la trasformazione di Reggio in una città d’arte da vivere all’aria aperta.

L’ultima iniziativa della Bit mobility allinea la nostra città a un modello di circolazione sostenibile che è presente in tante altre città turistiche italiane. Bisogna iniziare ad aprirsi a un cambiamento di stile di vita che va a nostro vantaggio. Basta ricordare che il corso Garibaldi non è stato sempre isola pedonale, chiuderlo al traffico fu una vera rivoluzione. Oggi può considerarsi quasi un centro commerciale all’aperto storico e mi viene in mente che potrebbe essere sede di iniziative culturali con un piccolo impegno degli stessi esercenti, magari attraverso un consorzio, in modo da offrire alla gente sia le attività commerciali che occasioni ricreative”

Forse questo non è il momento giusto per suggerire ai commercianti reggini ulteriori sforzi

“Basterebbe davvero poco, ma questo è solo un esempio per dire che alla città chiediamo maggiore partecipazione. Non si può soltanto delegare e poi opporsi, le resistenze cadono quando a un cambiamento si partecipa da protagonisti”

Per il lungomare e le spiagge con il 2023 è in arrivo un riassetto totale con la scadenza delle concessioni per i lidi. In che modo s’inserirà il lato di promozione turistica di questa nuova fruizione degli arenili di Reggio?

“Continueremo a valorizzare il lungomare della città, ma non soltanto. L’esperienza del progetto di cultura diffusa ci sta dimostrando che le periferie sono una sorpresa. Il Parto delle Nuvole Pesanti a Catona ha svelato un lungomare che, se animato, non ha niente da invidiare a quelli più popolari e frequentati, arrivo a dire persino a Roccella. Nella continuità con quest’azione che speriamo possa avere una conferma ministeriale vorremmo puntare molto su questi siti”

Natale luminarie piazza italia falcomata-2

Con la crisi energetica molti comuni italiani stanno tagliando sulle feste eliminando anche le luminarie. A Reggio che Natale sarà?

“Il Natale è anche una festa della collettività che va onorata come momento di condivisione e non rinunceremo a questo. Non abbiamo mai fatto sprechi e luminarie discrete a led saranno garantite. Il momento è critico anche per le amministrazioni, dico soltanto che ad agosto, un mese estivo che non ha esigenze di riscaldamento, la bolletta dell’elettricità arrivata al comune è stata di tre milioni”.

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