La difesa di Cotticelli: "Sembrava la mia controfigura, con un medico cercherò di capire cosa è successo"

Il generale dell'Arma ed ex commissario ad acta della sanità in Calabria ha esposto la sua versione dei fatti, davanti alle telecamere di "Non è l'arena", dopo il servizio di "Titolo quinto" che ha provocato le sue dimissioni

Saverio Cotticelli

“Sembrava la mia controfigura, non so cosa mi sia successo, la mia famiglia non mi ha riconosciuto, io non connettevo”. Saverio Cotticelli, generale dell’Arma in pensione ed ex commissario ad acta per il piano di rientro del deficit sanitario in Calabria, racconta la sua versione dei fatti che l’hanno travolto e portato alle dimissioni dal suo incarico commissariale dopo l’intervista rilasciata alla trasmissione “Titolo quinto”. 

“Il piano anti covid l’ho fatto io - prosegue Cotticelli incalzato da Massimo Giletti - io non mi riconosco in quella persona”. Il generale dell’Arma, poi, avanza una sorta di ipotesi complottista che si sarebbe consumata ai suoi danni e che starebbe cercando di provare mediante la consulenza di uno specialista.

“Sto cercando di capire con un medico - ha detto Cotticelli - se ho avuto un malore o qualche altra cosa, perché quell’intervista mi arriva al termine di una serie di iniziative delegittimanti contro la mia persona e si sa che quando uno tocca alcuni interessi in Calabria deve essere eliminato. Io ero in uno stato confusionale sul quale sto indagando perché voglio sapere cosa mi è accaduto, dopo l'intervista mi sono sentito male. Io in quei momenti non ero lucido e non stavo bene”.

Durante la trasmissione "Non è l'arena", Saverio Cotticelli ha dato la sua versione dei fatti sul "caso Piano Covid" che, dopo l'intervista a "Titolo quinto", ha portato alla sue dimissioni e dato atto all'operato di Jole Santelli "con la quale abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e se non fosse morta non ci saremmo trovato in questa situazione".

Saverio Cotticelli, durante la trasmissione, ha ripercorso i primi passi da commissario ad acta per il buco sanitario in Calabria. “Aver mandato generale Carabinieri in Calabria è stato un fatto importante, un messaggio forte che veniva mandato a quella terra, il mio  primo giorno sono andato a trovare a Gratteri e gli chiedo dome mi devo comportare. Se vuole vivere deve fare quello che faccio io: mangiare in ufficio, vivere in isolamento. E così io ho fatto”.

Cotticelli, poi, ha aperto una capitolo sugli attacchi quotidiani subiti durante la sua esperienza commissariale in Calabria. “Io sono stato massacrato per mesi sulla stampa, ho patito attacchi mediatici virulenti, quotidiani, che avrebbero ammazzato un elefante ed ho informato Conte, Speranza, Gualtieri e Boccia di questi attacchi che subivo quotidianamente. Sono finito dentro un piano orchestrato da menti raffinatissime”.

Rispondendo alle domande di Massimo Giletti, ancora, Saverio Cotticelli ha ripercorso quanto accaduto durante una riunione con i vertici nazionali della sanità che si è tenuta ad ottobre e le accuse, anche violente, rivolte alla gestione commissariale. “A luglio agosto del 2019 l’Azienda Mater Domini, diretta dal commissario Zuccatelli, dopo una sentenza della Cassazione sui debiti non più esigibili riferite a gestioni del passato, tira fuori un debito nascosto, risalente al 2014, di circa 100 milioni e nessuno se ne era mai accorto, improvvisamente spunta fuori per far passare la gestione commissariale Cotticelli come inefficiente”.

Ma non solo, a Cotticelli sarebbe stato addebitato anche i ritardi sui Lea ma per il generale “i dati raccolti” che raccontavano una storia diversa “non erano stati comunicati al ministero”. Tutte notizie che Cotticelli, che ha detto: "sono pronto a qualsiasi denuncia", ha già girato agli investigatori della Guardia di finanza.

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