Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Centro

Demolizione Piazza De Nava, il ministero impone di rispondere alla contestazioni

A seguito dell’interpellanza parlamentare e della lettera aperta inviata al ministro on. Franceschini, il dicastero impone alla sua segreteria regionale di rispondere alle contestazioni fatte da fondazione Mediterranea e associazione Amici del Museo.

Della questione di piazza De Nava e della sua demolizione è stato informato il ministro della Cultura Franceschini e anche il parlamento con una interrogazione. Una lettera aperta infatti era stata mandata dalla Fondazione Mediterranea e dall'associazione Amici del museo. Il ministero così ha imposto alla sua segreteria regionale di rispondere alle contestazioni fatte. 

Il direttore Salvatore Patamia ha dunque risposto specificando che: “l'intervento ha come obiettivo quello dell'integrazione di piazza De Nava con il museo, attraverso un'operazione culturale di riqualificazione del contesto urbano di riferimento. Il museo in quanto istituzione deputata alla promozione della cultura è chiamato a svolgere un ruolo centrale nella città ed è esse stesso, come la piazza, luogo portatore di valori. Il progetto realizza un rapporti di connessione dialogica tra i due luoghi e nel contempo riqualifica il contesto urbano restituendo alla piazza la sua origibale identità, ovvero la dimensione di agorà, come centro dinamico e culturale”.

“Unica emergenza monumentale – continua Patamia – di rilievo della piazza è il monumento a Giuseppe De Nava, opera dello scultore Francesco Jerace che sarà restaurato; le vie adiacenti verranno liberate dall'asfalto per mettere a vista il basolato d'epoca; il verde verrà rimodulato per ristabile le originarie relazioni visive tra gli edifici monumentali immaginate e volute da Marcello Piacentini (progettista del Museo) nei suoi schizzi preparatori al progetto dell'edificio museale. Le criticità del comparto di riferimento come oggi si appalesa, inducono a ripensare questo luogo in termini di riscoperta di un rinnovato principio di urbanità. La nuova rappresentazione della piazza con una maggiore spazialità e prospettiva valorizzerà non solo il monumento a Giuseppe De Nava ma anche il palazzo progettato da Camillo Autore, sito un via Demetrio Tripepi. Le opere di pavimentazione e degli arredi verranno realizzate con materiali tradizionali, così come è avvenuto per le altre piazze storiche della città”. 

“Nessun materiale lapideo degno di pregio e testimonianza della storia territoriale sarà demolito, - conclude - ma verrà smontato, restaurato e recuperato per essere riutilizzato nelle fasi di realizzazione dello stesso progetto. L'intervento prevede esclusivamente la demolizione della pavimentazione delle mattonelle di cemento, priva di significato dal punto di vista storico, delle bordature delle aiuole, dei tubi di ferro, dei pali di illuminazione. Nessun stravolgimento quindi delle connotazioni storiche della piazza verrà operato dal progetto ma, viceversa, la riqulificazione della piazza andrà a definire uno spazio più aperto alla comunità locale, ai turisti e ai visitatori del museo rispettoso di quelle caratteristiche storiche riconosciute e approfondite nel quadro conoscitivo del PFTE”.

Replica Fondazione Mediterranea: “si fornisce una falsa rappresentazione della realtà oggettiva e si nega l’evidenza fotografica dello stato dei luoghi oggetto dell’intervento. In altri termini, pur di non ammettere che l’insieme è un esempio di architettura razionalista italiana del Ventennio, probabilmente ideata così com’è da Camillo Autore, progettista del coevo palazzo che vi si affaccia, quindi oggettivamente da tutelare anche perché ricadente nel centro storico urbano, si citano singolarmente i vari costituenti materici della piazza (“tubi di ferro”, “materiale lapideo”, “pali di illuminazione”, “bordatura delle aiuole”, ecc) affermando essere di nessun valore storico e architettonico. Così si va ben oltre la pur forte lesione della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi: si arriva alla negazione tout court dell’esistente. Si opera una vera e propria mistificazione della realtà dei luoghi: un fatto grave, molto grave, in architettura e urbanistica come in altri ambiti professionali.”

Successivamente si analizzano in modo puntuale le affermazioni della Segreteria Regionale, dimostrandone l’inconsistenza concettuale e la debolezza culturale: contraddizioni interne al progetto tra “restauro” e “demolizione”; mancanza di identità del “non-luogo” che si va a costruire e mancato suo rapporto con la storia cittadina; destinazione d’uso per “fiere, mercati ed esposizioni”; mancanza di trasparenza amministrativa e di coinvolgimento cittadino; improponibile riferimento a uno schizzo del Piacentini, subito dallo stesso abbandonato perché collidente con la piazza già progettata; falsa questione del “servizio” al Museo; complessiva debolezza e “fragilità” culturale di tutto il progetto”.  

Alla fine della lettera/denuncia, si azzarda un teorema: “Posto che la stessa struttura amministrativa dello Stato: 1) richiede e acquisisce e gestisce un finanziamento; 2) è artefice del progetto preliminare, riportato poi pedissequamente nel progetto definitivo; 3) è stazione appaltante ed è responsabile del procedimento; 4) indica la direzione dei lavori; 5) sarà beneficiaria di tutti gli emolumenti previsti dalla normativa; sarebbe legittimo pensare che, se in qualche passo si stesse commettendo un errore o un abuso, senz’alcun controllo esterno non vi sarebbe modo di porre riparo? Il persistere da parte della Segreteria Regionale del Ministero della Cultura in un atteggiamento di chiusura alle disinteressate e legittime e valide oltre che culturalmente inattaccabili richieste delle organizzazioni scriventi, spingerebbe queste a convincersi ancor di più di essere in presenza di interessi, singoli o di gruppo, collidenti con un’etica ricerca di soluzioni condivise e operate in un’ottica di bene comune”.

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