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L'evento

In un docufilm la resistenza calabrese contro il capitalismo nella sanità

Presentato in prima nazionale a Reggio "C'era una volta in Italia", tra inchiesta e racconto militante, nel cui cast c'è anche Santo Gioffré

La scena più scioccante è la corsa vertiginosa dell’ambulanza tra i tornanti della strada statale che attraversa la Sila greca e porta a Scala Coeli, dove qualcuno ha chiamato il 118 per un familiare che ha già perso i sensi quando il mezzo d’emergenza sta iniziando il viaggio. Il centro pedemontano cosentino fa parte del bacino di utenza dell’ospedale di Cariati, un caso che fa da storia centrale nel documentario “C’era una volta in Italia” dei registi Mirko Melchiorre e Federico Greco prodotto da Play Entertainment con Studio Zabalik (seguito della saga sull’austerity europea iniziata con “Piigs”), presentato ieri sera in anteprima nazionale al cinema Lumiere di Reggio. 

La chiusura del nosocomio Vittorio Cosentino, a cui da due anni si oppone la rivoluzionaria protesta dei ragazzi dell’associazione Le Lampare, che stanno occupando la struttura ad oltranza, nel docufilm diventa narrazione simbolica di un tema che collega il locale al globale: la speculazione delle multinazionali sulla salute e il sacrificio della sanità pubblica al profitto privato. La Calabria è esempio calzante, perché nella lunga stagione dei tagli a servizi e ospedali italiani imposta dall’allineamento ai parametri di debito europei, è quella che ne ha persi di più – 18 sedi, alcune dei quali dismesse nel giro di una notte. Nel documentario di Melchiorre e Greco lo spiegano, da diverse angolature, il fondatore di Emergency Gino Strada, il medico e attivista Vittorio Agnoletto, il sociologo Jean Ziegler, l’epidemiologo Andrea Cattaneo, la giornalista Nicoletta Dentico, il medico e scrittore Santo Gioffré, il regista Ken Loach.

La Calabria simbolo dello smantellamento della sanità pubblica

In un continuo rimando tra il raggiro capitalista globale, la storia italiana e le piaghe della sanità calabrese, si dipana un filo rosso che unisce tutti i tasselli di una sofisticata operazione criminale per fare soldi sulla pelle della gente. Il sogno del servizio sanitario nazionale s’interrompe con le picconate della trasformazione del sistema in senso aziendale, la riforma del titolo V della Costituzione, i piani di rientro. Come spiega Agnoletto, “la sanità pubblica è ormai una struttura economicistica che non ha più al centro i malati ma l’obiettivo del mercato”. In questo scenario di macelleria sociale, i calabresi si sentono emarginati da ogni diritto. Mimmo Scarpello ha occupato l’ospedale per difendere la vita dei suoi anziani genitori: “Sono arrivati a non dirci quando sono malati, qui non si riesce a curare neanche un raffreddore. Noi vogliamo gli stessi diritti di tutti gli italiani, altrimenti è meglio staccarci dal paese. Se serve, torneremo ad essere briganti”

Cariati ha nomea di posto sperduto e inaccessibile. E proprio qui decidono di chiudere un ospedale che serviva una popolazione di 200.000 abitanti, dislocati in comunità territoriali letteralmente tagliate fuori dal mondo. Il presidio di prossimità adesso è a Rossano (cercando su Maps, la distanza è senza commenti possibili). Nel film ascoltiamo questa storia dalla corposa voce narrante dell’attore Peppino Mazzotta, e per un attimo sembra fiction, invece è una realtà che mette i brividi. Per un amaro paradosso, il Vittorio Cosentino era stato inaugurato nello stesso anno del battesimo del Ssn e per decenni funzionò benissimo (uno dei più efficienti della regione, senza conti in rosso). Ma nella lotteria dei numeri del riequilibrio la mannaia si abbatte su questo presidio, che nel 2010 viene disattivato. Il sindaco fa lo sciopero della fame, la politica promette una nuova struttura all’avanguardia, per la quale però non si andrà oltre la posa delle prime tre pietre.

Nel 2020 scoppia la pandemia, e mentre in Calabria le vittime del virus muoiono per mancanza di terapie intensive, l’ospedale di Cariati ha letti vuoti, stanze occupate da scrivanie e rubinetti di ossigeno inutilizzati. Un gruppo di giovani decide di fare rumore: in tutta Italia si allestiscono reparti Covid da campo, e in montaggio alternato vediamo Cataldo, Mimmo, Mimì e gli altri prepararsi all’assedio pacifico nell’ospedale, portandosi dietro anche le chitarre e il ritratto di Che Guevara. “Ci dicono che non serve, invece sì – dice Mimmo – serve perché diamo fastidio, perché capiscono che qualcuno usa la testa, ragiona sulle cose”.

La lotta dei ragazzi di Cariati e il miracolo di Roger Waters

E’ un film militante e di comunisti: tutti compagni, compresi i due registi che girando diventano parte della ribellione (unica in Italia, nessun altro ha occupato un ospedale). Tra loro c’è Michele Caligiuri, ex direttore sanitario della struttura, che nella sua professione non ha mai tenuto il telefono spento con la sola eccezione del periodo in cui è stato operato a cuore aperto. E c’è il musicista Cataldo Perri, ex vicesindaco di Cariati, che per curare un tumore è stato costretto a trasferte in Lombardia. “Nelle sale d’attesa della chemio – ricorda – sentivo le persone parlare in dialetto calabrese, pugliese, campano, e m’incazzavo. Eravamo tutti meridionali, e io conosco tante storie di chi è morto in una città non sua… è terribile, morire da stranieri”. Dopo l’intervento, la prima cosa che ha fatto è stata riabituare la mano e il braccio alla chitarra battente, temeva di non essere più in grado di suonarla. Si è esibito anche all’Humanitas di Milano, e qualcuno gli ha promesso di andarlo a trovare a Cariati, un altro tipo di viaggio che devi volerlo, sennò lì non ti avventuri.

L’occupazione dell’ospedale di Cariati diventa mediatica e richiama inviati di testate nazionali. I politici non sono ammessi. “E’ un fatto del popolo – spiega Mimmo – le istituzioni possono venire a farci visita ma nient’altro. Noi siamo qui proprio perché loro sono sempre stati assenti”. Ma dopo la fiammata dei primi scoop, diventa difficile tenere alta l’attenzione. I ragazzi delle Lampare s’inventano un blocco della stazione, poi un bellissimo corteo di barche insieme a pescatori (nel film ripresa da un drone su una tavola di mare azzurrissima solcata dal bianco degli striscioni), che per supportarli rinunciano a mezza giornata di lavoro – e chi fa questo lavoro sa che non è poco. Però non basta. A far tornare i giornalisti sarà il mitico Roger Waters, con un appello per l’ospedale cariatese realizzato per il docufilm di Melchiorre e Federico. Il bassista dei Pink Floyd paragona quello che accade in Calabria all’assassinio di Salvador Allende in Cile: “Sei comunista e bang… lo hanno ammazzato perché sapevano che lui avrebbe cambiato il sistema. Appena ho saputo della storia di Cariati mi sono detto oh Dio, no, ma Dio non esiste. Di ragazzi come questi di Cariati ce ne vorrebbero centinaia… riaprite quell’ospedale, subito!” Quando questo monito diventa virali, Roberto Occhiuto si è appena insediato nel doppio ruolo di presidente della Regione e commissario alla sanità, e poche ore dopo l’intervento del musicista, convoca i rappresentanti delle Lampare in cittadella, illustrando, sulla carta, progetti e impegni. E’ comunque un punto a favore, riapre i giochi.

L’Italia segue le orme della Gran Bretagna, come racconta Ken Loach rievocando la conquista inglese della sanità pubblica nel remoto 1948 e poi lo smantellamento dell’Health National Service con la riforma che di fatto spianò il cammino alla privatizzazione. Sta accadendo anche da noi. L’esperto di politiche sanitarie Ivan Cavicchi commenta: “La spesa pubblica è considerata inutile e i primi servizi ad essere tagliati sono quelli di prevenzione, i consultori, il pronto soccorso, perché costano più di quanto permettono di incassare”. Un calcolo di interesse privato (milioni di persone sono da anni obbligate a rinunciare ad almeno una cura, ricorda Agnoletto). Il documentario evoca una minaccia terribile, il metodo Giacarta che s’ispira al massacro indonesiano per programmare l'eccidio di persone di sinistra per consolidare i regimi capitalistici occidentali. Nel film non lo si dice apertamente ma il processo potrebbe essere già in atto con la pandemia: la citazione di Noam Chomsky è chiarissima, le catastrofi, con il loro effetto di paura, distrazione e colpevolizzazione, sono uno strumento manipolativo. Aleggia anche l’affare dei vaccini che anche prima del Covid arricchiscono Big Pharma corrompendo medici e governanti, ma questa è un’altra storia, ancora tutta da scrivere.  

La condanna del piano di rientro e l'occasione perduta di Gino Strada

La notizia che Gino Strada si è reso disponibile per dirigere il Vittorio Cosentino accende una speranza, ma quando il fondatore di Emergency muore, per Mimmo e i compagni è un colpo durissimo. “A volte è più facile aprire un ospedale a Kabul”, aveva detto l’indimenticabile medico attivista, l’uomo che era stato deus ex machina a Crotone, ma  la Calabria – la stessa regione entrata in zona rossa non per i contagi ma per i livelli di assistenza, la stessa che in pandemia ha avuto bisogno dell’esercito e di Emergency - non ha voluto candidare come commissario alla sanità. Gridando rabbia per chi deve arrivare in ospedali lontani 50 chilometri da casa percorrendo strade killer, a Mimmo si spezza la voce. Santo Gioffré aggiunge: “Prima o poi succederà qualcosa, perche la Calabria è stanca di questo continuo abbandono. La sanità non può essere un tavolo di ragionieri, dove si sa dire soltanto che se non si aggiungono certi numeri allora si taglia. Quello che hanno fatto in Europa è creare situazioni e norme che vanno nella direzione di usare meno il sistema pubblico e sempre più il privato”. Delle famose 300 istruzioni di austerity della Commissione Ue, 63 riguardano la sanità e suggeriscono la privatizzazione.

Gioffré nel docufilm

Al Lumiere i registi hanno presentato il film invitando i ragazzi delle Lampare e Gioffré, di cui si è ricordato il ruolo coraggioso e corsaro come commissario della disonorevole Asl reggina (la più disastrata su scala nazionale), un incarico finito dopo pochi mesi, durante i quali il pugnace medico svelò connubi con la criminalità e affari con le multinazionali. “La mia domanda – ha detto Santo Gioffré è da anni solo questa: perché la Calabria ha un piano di rientro, che ci ha rovinati? E perché le altre regioni che lo hanno avuto ne sono uscite e noi no? Nessuno mi ha mai risposto”. Il nostro risanamento (che in realtà ha peggiorato conti e prestazioni) somiglia piuttosto a un fine pena mai.

I cittadini fanno rete per sostenere l'ospedale cariatese e tutte le aree lese nel diritto alla salute

Sul futuro dell’ospedale cariatese, Mimmo Formaro, che fa da portavoce delle Lampare, ha ribadito che l’occupazione finirà solo quando il presidio sarà aperto.

Gli ospiti del dibattito registrano un diffuso pessimismo e passività dei calabresi, ormai arresi a uno stato delle cose per cui non immaginano soluzioni. Eppure ieri sera una bella sinergia in sala si è già creata con i rappresentanti di Comunità Competente di Reggio e Lamezia (referenti Rubens Curia e don Giacomo Panizza) e Reggio non tace, che hanno espresso solidarietà e appoggio alla lotta. La notizia confortante dell’inserimento dell’ospedale tra le opere prioritarie nella nuova rete ospedaliera è ora seguita con cautela. “Potrebbe essere la volta buona – dice Mimmo – ma non voglio pronunciarmi prima di vedere tutto nero su bianco. Noi vogliamo che la riapertura dell’ospedale di cariati sia stabilito con una legge”

In astrofisica il termine singolarità indica una condizione in cui le regole universali non esistono. Come i buchi neri e la Calabria.

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