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L'intervista

Latella: "Opere pubbliche, bisogna cogliere ogni opportunità"

Gli scenari di sviluppo territoriale di Giovanni Latella, capogruppo Iv in consiglio comunale e candidato alla Camera per il terzo polo

Capogruppo di Italia Viva in consiglio comunale, Giovanni Latella ha aderito sin dall’inizio al debutto del progetto renziano nell’assemblea cittadina. Titolare della delega allo sport, nel secondo tempo del sindaco sospeso Falcomatà ha lavorato per risolvere i problemi delle strutture sportive della città e rispondere alle istanze delle associazioni. Per le imminenti elezioni politiche, il terzo polo lo ha chiamato a correre nel collegio che comprende Reggio, Scilla, Locri e Monasterace per l’uninominale alla Camera.

Le infrastrutture sono la priorità della Calabria. Sul Ponte c’è consenso da tutti gli schieramenti e le uniche divisioni sono ormai sulla copertura dei costi e il rapporto con le altre opere urgenti. Di ambiente e rischio sismico nessuno parla più, eppure sono stati temi oggetto di scontro sia per il ponte che per il rigassificatore. Qual è la vostra posizione?

“Siamo da sempre dell’idea che le opere pubbliche vadano fatte, certamente bisogna rispettare il contesto ambientale trovando le soluzioni opportune. E’ una premessa che noi non dimentichiamo, però le infrastrutture sono essenziali per lo sviluppo e la modernizzazione del territorio e i progetti importanti devono essere realizzati. I rigassificatori sono necessari in tutta Italia, noi abbiamo un’attenzione su Gioia Tauro con un intervento che incide su tutta la nazione perché oggi bisogna rendere il paese autonomo nell’approvvigionamento energetico e ogni opportunità va colta. Bisogna investire su tap e trivelle, sulle fonti alternative, il fotovoltaico e l’eolico, ma anche valutare il nucleare di nuova generazione. La cautela e la prevenzione ambientale non sono in contrasto con questo tipo di strategia”.

Nessuno come un calabrese conosce realmente lo stato dei collegamenti sul territorio e le condizioni di isolamento di molte aree. Non pensa che, se davvero partirà il cantiere del Ponte, nonostante le varie rassicurazioni, quelli di viabilità e ferrovie potrebbero restare in sordina?  Va bene essere la porta d’Europa, ma solo da qui noi sappiamo che l’hinterland calabrese è segregato e spostarsi è un’odissea.

“Ho sempre sostenuto che bisogna concentrarsi prioritariamente sul miglioramento e rafforzamento delle reti viaria e ferroviaria. Si deve puntare sull’alta velocità e completare la A2, in un panorama strategico che a Villa San Giovanni, con il Ponte, favorirà anche lo spostamento delle merci e il ruolo cruciale dell’area di Gioia Tauro nel contesto commerciale europeo. Personalmente ho a cuore la statale 106, che deve diventare interamente a quattro corsie, come già in alcuni tratti. E’ l’infrastruttura fondamentale per far uscire dall’isolamento il nostro territorio e quei centri che oggi subiscono uno spopolamento perché gli abitanti li abbandonano. Luoghi meravigliosi della nostra città metropolitana come Stilo, Bivongi, Bova, Gerace, per citarne solo alcuni, che sono poco conosciuti proprio a causa della difficoltà di raggiungerli. Potenziando i collegamenti potranno diventare veicolo di promozione e ricchezza per il territorio. Il ponte si inserisce in questo contesto imprescindibile ed è un’opera che si farà solo che ci sarà una reale volontà politica. Dopo anni di discussioni, durante i quali infrastrutture meno impegnative sono state realizzate, sinceramente questa volontà non la vedo e non mi stupirei se anche questa volta non si partisse come tutti dicono accadrà”.

Disastro sanità, Occhiuto se l’è presa soprattutto con l’Asp di Reggio, da dove si deve iniziare per salvare ospedali e garantire il diritto alla salute?

“L’investimento sulla sanità è essenziale in tutta la Calabria, devono finire gli eterni viaggi della speranza dove ai calabresi curarsi costa il doppio. Nella provincia reggina abbiamo valide professionalità, abbiamo potenziato il Gom di Reggio ma si deve fare lo stesso su Locri e Polistena e puntare su Palmi e il nuovo ospedale della tirrenica, opera ferma nonostante ci siano i finanziamenti. La formazione va potenziata in un’ottica di continuità territoriale e inserimento lavorativo perché i nostri medici si formano qui ma poi vanno a lavorare fuori”.

La candidatura di Maria Elena Boschi come capolista alla Camera è stata criticata perché molti avrebbero preferito un calabrese.

“Boschi è un’esponente politica di primo piano con grande esperienza da mettere a servizio della Calabria, ma chiunque scorra le nostre liste vedrà che abbiamo schierato uomini e donne del territorio e noti per il loro impegno e le indubbie qualità. La scelta di Maria Elena Boschi è motivata dall’obiettivo di garantire alla regione un’attenzione importante attraverso una figura della sua caratura“

Il terzo polo è la coalizione alternativa agli altri due schieramenti, ma di fatto, se il voto rispetterà le previsioni, potreste ritrovarvi a governare insieme al centrodestra, prospettiva che, vista la storia e i valori di un gruppo riformista, fa un certo effetto

“Renzi e Calenda sono stati tassativi sul no a un governo con Giorgia Meloni, ma io penso che si debba lasciare la parola agli elettori e non dare per scontato l’esito delle urne.  Contiamo su una grande affermazione della forza progressista del terzo polo e i sondaggi ci incoraggiano. Al governo vorremo contribuire al ritorno di Draghi e dare l’opportunità al paese di proseguire nel lavoro interrotto”

Quindi con Meloni sareste all’opposizione?

“Noi siamo alternativi a centrodestra e centrosinistra, l’attuale legge favorisce coalizioni elettorali che non sono anche politiche, in un certo senso costringendo i partiti a riunirsi solo per il momento elettorale. Un esempio è il caso Forza Italia e Lega, che per cinque anni hanno votato in modo diverso da Fratelli d’Italia e ora sono insieme, questo, peraltro, la dice lunga sulla compattezza di quello schieramento”.

Il collegio in cui lei è candidato è difficile, perché insiste su un territorio particolarmente deluso e sfiduciato dalla politica, lei teme l’astensionismo dei reggini?

“Questo è un problema nazionale e generalizzato, da noi potrà forse esserci una maggiore percentuale di astensione ma nulla che sia legato al territorio. Credo che i cittadini siano delusi da quella politica che ha deciso con incoscienza e per convenienze partitiche di mandare a casa Draghi in un momento critico, in cui si doveva continuare a lavorare per il paese invece di disperdere energie e sprecare tempo con campagna elettorale e voto. E’ questa situazione ad aver ulteriormente allontanato la gente dalle istituzioni”

Il sindaco sospeso ha scelto come suoi facenti funzioni due esponenti del terzo polo ma in questi giorni è uscito allo scoperto con un endorsement elettorale per il suo partito e Nicola Irto, un’uscita che appare anticipazione di un suo ritorno a palazzo San Giorgio negli scenari giudiziari legati alla prescrizione. Quali prospettive ha della ripresa dell’amministrazione Falcomatà?

“Auspico il ritorno di Falcomatà, abbiamo dato un contributo importante alla sua elezione e per noi la continuità amministrativa della città non è in discussione, al di là della scelta fatta poi da Letta. La situazione reggina è simile a quella di altre amministrazioni in Campania, Toscana ed Emilia. Come terzo polo siamo un punto integrante dell’azione istituzionale e lo ha dimostrato la decisione su Brunetti e Versace presa da Falcomatà”.

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