Cronaca

La filosofia del pizzo: "Non ti preoccupare ogni malato ha la sua medicina”

Così Antonino Morabito si confidava con Riccardo D'Anna mentre pianificavano l'attentato incendiario al tabacchino di Ravagnese

Le fiamme davanti alla saracinesca del tabacchino

“Non ti preoccupare ogni malato ha la sua medicina”. A parlare non è un saggio o un medico, ma Antonino Morabito: colui che è ritenuto “l’anello di congiunzione” fra le cosche Ficara-Latella e De Stefano sul territorio di Ravagnese e dintorni. Su questa e tante altre intercettazioni, così come sul narrato dei collaboratori di giustizia, si fonda la tesi accusatoria della Direzione distrettuale antimafia che, nei giorni scorsi, ha dato mandato ai Carabinieri di chiudere il cerchio dell’inchiesta “La fabbrica dei cornetti”.

E’ Antonio Morabito che, non sapendo di essere intercettato, si sfoga con quello che è considerato il suo braccio destro Riccardo D’Anna e prepara l’azione intimidatoria contro il tabacchino di Ravagnese il cui proprietario, nonostante i precedenti e reiterati “inviti”, non voleva vendere all’emissario delle cosche.

Tentativi che, non avendo dato il risultato sperato, avrebbero convito Antonino Morabito a seguire le vie brevi e usare la benzina per portare a più miti consigli il proprietario di una rivendita che per lo stesso Morabito aveva grandi potenzialità. Per portare a termine senza intoppi la spedizione punitiva e indurre il titolare del tabacchino “a più miti consigli”, a Riccardo D’Anna sarebbe stato dato il compito di procedere ad un accurato sopralluogo.

Un compito svolto con cautela e determinazione, il cui esito sarebbe stato illustrato da D’Anna a Morabito e registrato dalle microspie piazzate dal Nucleo investigativo dell’Arma, coordinato dal colonnello Marco Guerrini.

“Ho guardato stamattina - ha raccontato D’Anna a Morabito, per come riportato nelle carte dell’inchiesta - là al tabacchino. Praticamente ha una porta sotto ha il battiscopa. Quindi, pure che la apro, noi possiamo … un pochettino la porta e basa, non passa dentro la benzina”.

Per evitare di finire nei guai, anche per la presenza di diverse telecamere attive sulla zona, poi, Antonino Morabito “a palesare la propria scaltrezza” - come scrivono i magistrati della Dda nell’ordinanza di arresto - avrebbe suggerito a D’Anna di utilizzare un motociclo senza segni identificativi, senza targa e con alcuni adesivi per allontanare ogni sospetto.

Ecco le dritte di Morabito a D’Anna registrate e trascritte dagli investigatori: “Sennò cambiagli la targa al motorino, togli il portapacchi, compra due adesivi, tanto pi di là devi andare subito a casa”.

Il danneggiamento del tabacchino, nonostante il dispositivo di sicurezza organizzato dai Carabinieri, veniva perpetrato nella notte fra l’otto e il nove maggio ultimo scorso. E per gli inquirenti il fatto che a dar fuoco alla saracinesca dell’esercizio commerciale possa essere stato Riccardo D’Anna arriverebbe da un’altra intercettazione registrata a poche ore di distanza dall’incendio. Una conversazione in cui D’Anna, parlando con Antonino Morabito, come si legge nelle carte dell’inchiesta, “riferiva le sensazioni provate nel momento in cui aveva materialmente appiccato il fuoco e chiedeva all’altro contezza dell’entità del danno procurato e della relativa visibilità”.

“Aveno un’adrenalina - dice Riccardo D’Anna ridendo - ma avete visto? Qualcosa? Si vede qualcosa? Poco!”.

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