Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Festa del 2 giugno, generazioni a confronto in nome della Repubblica

Cosa è la Festa della Repubblica dopo 75 anni da quel 2 giugno 1946. Il ricordo dell'allora adolescente Silvana Croce, sindacalista, oggi novantenne, e la giovane studentessa dell'Istituto Piria, Chiara Zito

da sinistra Silvana Croce e Chiara Zito

La voce è fresca ed il pensiero corre veloce a quel 2 giugno 1946 quando appena quindicenne Silvana Croce vide nascere la Repubblica italiana a seguito del Referendum istituzionale indetto quel giorno per determinare la forma di governo dopo la fine della seconda guerra mondiale.

“A Reggio Calabria il referendum fu vinto dai sostenitori della Monarchia, ma a livello nazionale fu Repubblica. Ricordo benissimo – dice Silvana Croce – quei giorni. Io avevo fatto campagna elettorale con mia madre (Rita Maglio, nel 1956 fu la prima donna eletta in Consiglio comunale per il Partito Comunista ndr). Giravamo i paesi della provincia, parlavamo con le donne per far capire loro l'importanza di andare a votare e votare per la repubblica".

Si accende d'entusiamo Silvana Croce, femmista, attivista politica e da sempre in prima linea in difesa delle donne e dei diritti degli ultimi. Fu presidente della sezione reggina dell'Unione donne in Italia e accanto, da sindacalista, alle donne contadine, raccoglitrici di olive e di gelsomino nelle lotte sindacali.

"Era una novità assoluta: il voto alle donne. C'era, però, - racconta - molta resistenza. Ho bene impressa nella memoria l'immagine di una donna, una contadina, vestita tutta di nero, seduta sul “bizzolo”, come si dice in dialetto reggino, seduta sull'uscio di casa (proprio là dove le donne si sedevano ed intrecciavano amicizie), ed ascoltava mia madre parlare di democrazia, di repubblica ma rispose: “Voluti cacciari u reucciu e nui comu campamu senza (Volete togliere il re e noi come viviamo senza)”.

“Capivo che era un momento importante per il nostro Paese, - prosegue Silvana Croce. Sapevo bene cose era stata la lotta dei partigiani. Ho respirato a casa mia, sin dalla tenera età la politica, l'impegno per cambiare lo stato delle cose. La sera ci mandavano a letto presto a me e a mia sorella Anita, ma noi capivamo che succedeva qualcosa di là e così ci alzavamo di nascosto ed origliavamo: c'erano i compagni comunisti, si facevano le riunioni clandestine”.

“Quando fu proclamata la vittoria della Repubblica al referendum ci fu una manifestazione sul Corso, un corteo. Eravamo felici! Però accadde che all'altezza di piazza Camagna arrivò un altro corteo dei monarchici e fu subito scontro. Ci furono botte e ricordo il giovane compagno Asprea con il volto sanguinante. Così come a Reggio, anche a Napoli ci furono scontri. Fu chiaro a tutti però che eravamo dentro la storia, che era un momento importante anche per le donne, che malgrado tutto, andarono numerosissime a votare”.

“A settantacinque anni da quella data la Repubblica è una istituzione che nessuno osa mettere in discussione, però ancora la politica ha da compiere dei passi avanti per le donne e per i giovani. Guardo con fiducia al futuro, dall'alto dei miei novanta anni, e penso ai giovani, penso che con il loro voto possono cambiare in meglio il Paese. Io ricordo con grande emozione il mio primo voto. Adesso c'è grande discussione sul voto ai sedicenni, penso che prima di tutto sia opportuno che votino avendo consapevolezza del valore del loro gesto”.

La Festa della Repubblica

La prima celebrazione della Festa della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugno 1947, mentre nel 1948 si ebbe la prima parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale nel 1949. Adesso, per il secondo anno di fila, a causa della pandemia di Covid-19, non si terrà la tradizionale Parata delle Forze Armate, a Roma. Un appuntamento che era stato a lungo dimenticato, per poi venire reintrodotto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. 

Settantacinque anni dopo cosa vuol dire per una ragazza celebrare il 2 giugno?  “E' una Festa importante per la storia del nostro Paese", dice Chiara Zito, sedicenne, studentessa dell'istituto tecnico Piria, volontaria dell'Unicef e con il sogno di lavorare nel campo dei diritti umani.

“E' stato un momento importante anche per le donne che andarono per la prima volta al voto, fu suffragio universale e da quel momento in poi ci fu un cambio di passo. Non ho mai partecipato alle celebrazioni per il 2 giugno - spiega Chiara-, ma sicuramente è un momento emozionante e sono certa che prima o poi andrò”. 

“Seguo con interesse la politica, sono femminista e attivista e proprio per questo penso che l'Italia sia ancora indietro per quanto riguarda la parità di genere ed il potere. Penso a paesi come la Svezia, la Danimarca,  sono molto più evoluti anche per il welfare e i servizi offerti e ciò permette alle donne di lavorare. Sono ottimista per il futuro dell'Italia: i giovani sono il motore del cambiamento, occorre però impegnarsi per cambiare le cose, ognuno nel proprio ruolo e nel proprio piccolo. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe”.

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