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La Garante dei detenuti Russo: "Scade l'avviso pubblico per tre componenti l'Ufficio"

La Garante delle persone private della libertà personale, avv. Russo, a pochi giorni dalla scadenza dell'avviso pubblico per tre componenti dell'Ufficio, parla dei luoghi di pena e del confronto con i detenuti

Giovanna Russo

C’è tempo fino al 10 giugno per presentare la propria candidatura per la composizione dell’Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale. Dopo l’avviso di febbraio quando sono state presentate poche domande ecco che c’è una riapertura dei termini dell’avviso pubblico del Comune di Reggio Calabria per cercare tre componenti che andranno a collaborare con la Garante, avvocato Giovanna Francesca Russo.

“La prima volta, che sono entrata nel carcere di Arghillà nella funzione di Garante cittadino per la città di Reggio Calabria, mi colpì subito un largo androne ed una scalinata di accesso - racconta Russo-  che necessariamente si attraversa per passare alla zona delle sezioni detentive. In quell’ androne si intravedono i colori accesi di alcune pareti tinteggiate dai detenuti atti a creare un ambiente “confortevole” per i colloqui dei più piccoli con il proprio genitore.  Ogni gradino che percorrevo avvicinandomi verso la prima sezione faceva tuonare nella mia mente una frase che ripeto spesso a me stessa «Chi salva un uomo salva l’umanità ed anche se stesso».  Un pensiero forte che non lascia indenne nessuno:  persone detenute, operatori che lavorano nel carcere, avvocati,  giudici e in ultimo ma non per minore importanza la polizia penitenziaria che con immani sforzi e spesso sottodimensionata cerca di colmare le profonde difficoltà che ogni istituto incontra. Qui inevitabilmente sento di voler ringraziare il Direttore del carcere reggino Calogero Tessitore ed i comandanti di Reggio ed Arghillà: il comandante Stefano la Cava e la Comandante Marialuisa Alessi  e la polizia penitenziaria a cui va tutta la mia stima”.

Continua nella sua riflessione la Garante e si sofferma sull’accesso dei luoghi di detenzione come luoghi in cui l’umanità si mostra più scoperta e dolente, con una più acuta consapevolezza del proprio quotidiano, dei sentimenti, delle ansie e delle speranze, e li ci si espone inevitabilmente all’onda d’urto del confronto con le persone detenute e con il loro bisogno estremo di essere ascoltate, prima ancora che comprese ed esaudite.

L’avv. Russo rappresenta come la realtà penitenziaria mostri uno scenario non esente da criticità e mancanze che, incidendo su un panorama di forte disagio sociale, corre il rischio di tradursi in lesione di diritti fondamentali e di limitare dunque la funzione risocializzante della pena. L’ordinamento penitenziario, ha apprestato strumenti giuridici sempre più efficaci per la tutela dei diritti delle persone detenute, ma la strada da compiere è ancora lunga non priva di insidie, c’è da mettersi in cammino per conoscere direttamente chi e come si vive dentro le mura.

L’auspicio dell’avvocato Russo, del Sindaco Giuseppe Falcomatà e dell’Assessore competente Demetrio Delfino è di poter individuare professioniste/i del settore che sì abbiano le dovute competenze, ma soprattutto che nel loro bagaglio umano non dimentichino mai di indossare la veste della carità cristiana.

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