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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Giornata mondiale del libro

L’Italia della lettura è sempre più divisa: la Calabria ultima fra le regioni

Il 23 aprile si celebra la Giornata mondiale del libro. L'analisi e l'opinione del prof Guido Leone, già dirigente tecnico dell'Ufficio scolastico regionale Calabria

In tempi di pandemia per molte persone, adulti e ragazzi, le settimane trascorse a casa sono state impegnate anche con la lettura. Restando a casa e adattandosi a uno stile di vita meno frenetico, anche i calabresi, non tutti però come vedremo, hanno riscoperto il valore di un buon libro, magari riordinando le proprie librerie o concentrandosi su letture da sempre rimandate e destinate alle pause serali.

Leone Guido-2La Giornata mondiale del Libro, che si celebra sabato 23 aprile, per il professor Guido Leone, già dirigente tecnico Usr Calabria, "è senz'altro il momento più adatto per enfatizzare l’importanza della lettura, in funzione della crescita e lo sviluppo delle capacità intellettive umane. Purtroppo, per tradizione, l’Italia è un paese dove si legge poco e finiamo in fondo alla classifica.

Secondo l’Associazione Editori Italiani, la Svezia è lo Stato europeo con più lettori, il 90% della popolazione ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, in Danimarca la percentuale è l’82%; l’Italia è agli ultimi posti nella classifica dei lettori, soltanto Cipro, Romania, Grecia e Portogallo occupano posizioni più basse.

Come mai questo abbandono? Le cause possono essere diverse, in parte la crisi economica: in effetti  tra i primi tagli alle spese degli anni 2012-2013 troviamo i consumi culturali. Il principale ostacolo all’allargamento della platea dei lettori deriva dalle scadenti competenze alfabetiche degli italiani,ovvero di quell’ insieme di strumenti che consentono capacità autonome di lettura, comprensione e interpretazione di un testo.

Poi - continua Leone - possiamo ipotizzare la concorrenza del web per i giovani, abituati a un tipo di fruizione diversa e ad essere sempre connessi, il che non aiuta la concentrazione che richiede la lettura di un libro. In generale conta molto anche il livello di istruzione e i bassi livelli di lettura sono dovuti anche ad un analfabetismo di ritorno. Insomma, il libro, oggetto silenzioso, insostituibile strumento di cultura, in Italia muore di freddo".

Ma quanti sono gli italiani che leggono?

Nel 2020 aumenta leggermente la quota dei lettori rispetto all’anno precedente: sono il 41,4% delle persone di 6 anni e più (+1,4 punti percentuali).Secondo l’ultimo rapporto Istat a partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo e tornare, nel 2016 (40,5%), intorno al livello del 2001. Si registra stabilità fino al 2019 e poi una crescita nel 2020.

La quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani: ha letto almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali il 58,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Tuttavia, in questa fascia di età i lettori sono diminuiti negli ultimi 10 anni di 6,8 punti percentuali.

Il divario tra uomini e donne

Tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. "Nel 2020 - rileva il prof Leone - la percentuale delle lettrici è del 46,4%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2019, e quella dei lettori è al 36,1%. In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 24 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno). La quota di lettrici scende sotto la media nazionale dopo i 60 anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% tranne che per i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. L’abitudine alla lettura continua ad essere più diffusa nelle regioni del Nord: ha letto almeno un libro il 48,2% delle persone residenti nel Nord-ovest, il 48,5% di quelle del Nord-est, il 44,3% delle regioni del Centro e il 29,2% dei residenti al Sud, però qui con un incremento dell’1,3% rispetto al 2019".

Quale la situazione nella nostra Regione?

La pandemia lascia in eredità un’Italia della lettura sempre più disuguale e divisa. "L’area della non lettura è collegata alla debolezza sociale, economica, culturale. Insomma: le fasce deboli della popolazione non leggono,la lettura resta un’emergenza nazionale,con le disparità all’interno della società italiana. E’ all’ultimo posto nella classifica delle regioni la Calabria col 23,9% (- 1,7% rispetto al 23,9% del 2019) di lettori che ha letto in un anno almeno un libro, con una media italiana del 41,4%.

Scende al 54,7% (55,3% nell’anno precedente) la percentuale di chi ne ha letti almeno tre in un anno, mentre sale al 10,0% ( 9,8% anno precedente ) la percentuale di chi ne ha letti più di dodici. I libri cartacei, poi, nella nostra regione sono letti dal 37,2% di persone dai 6 anni in su, gli e-book dal 10,1%. Gli audiolibri sono usati appena dall’ 1,8% delle persone".

La lettura - osserva l’Istat - è poi fortemente influenzata dall’ambiente familiare: i bambini e i ragazzi sono certamente favoriti se i genitori hanno questa abitudine. Ad esempio, tra i ragazzi sotto i 18 anni legge il 78,1% tra chi ha madre e padre lettori e solo il 36,3% tra coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. Rispetto a questo, è preoccupante il fatto che nel 2020 una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa, valore costante da quasi un ventennio. Il 31% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 64% ha una libreria con al massimo 100 titoli.

La Calabria è prima regione italiana ad avere la percentuale più bassa di famiglie che non ha libri in casa, il 17% ne possiede da uno a dieci, il 15% da undici a venticinque, il 4,5% più di quattrocento. La non lettura è sempre più connotata come una condizione correlata al livello socio-economico, culturale e geografico: le fasce più deboli (basso titolo di studio, basso livello tecnologico, area geografica di residenza, ecc.) e chi vive nel Sud legge sempre meno libri, evidenzia la ricerca.

Dunque la lettura (e quindi l’accesso alla cultura) si eredita come la miseria o la ricchezza? In Italia sembra di sì. Ed è solo una delle facce di quell’ascensore sociale che nel Paese ha cominciato, addirittura, a scendere: "Per l’ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose (dei genitori, ndr) invece che salire è scesa. Il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading’ rispetto ai genitori. Una percentuale, praticamente più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti” (Istat, 2020).

Reggio Calabria compie un balzo dal 50° al 36° posto

Tuttavia tra tante ricerche e statistiche ne occhieggia una che per un ottimista come me ben sperare: nella speciale classifica 2020 stilata da Amazon sulla base degli acquisti dei libri, in digitale e in formato cartaceo emerge un altro interessante dato, cioè la crescita generale nelle città del Sud della penisola. In particolare, - conclude Leone - Reggio Calabria migliora la propria posizione compiendo un balzo dal 50° al 36° posto. Chissà che forse…".

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