Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Fare impresa in città fra condizionamento mafioso e carenza di servizi

Libera presenta la sua indagine esplorativa che sarà presentata domani al parco Ecolandia

Il parco Ecolandia

Che caratteristiche hanno, che modello di business seguono, quali sono i punti di forza e di debolezza delle imprese aderenti alla rete reggioliberareggio? E come queste imprese valutano il territorio reggino, ovvero le istituzioni, i servizi, le infrastrutture, e il più ampio tessuto produttivo e socioeconomico? E in particolare, quale è la loro percezione della presenza e dell’influenza del fenomeno mafioso?

Sono queste le domande a cui ha cercato di rispondere l’indagine esplorativa condotta presso una trentina di piccole e medie imprese appartenenti a reggioliberareggio, curata da Dario Musolino in collaborazione con i volontari di Libera.

L’indagine sarà presentata venerdì 30 aprile presso il Parco Ecolandia, alle ore 17:30, e vedrà la partecipazione di Antonino Tramontana (Camera di Commercio), di Silvano Barbalace (Confartigianato), Claudio Aloisio (Confesercenti), Domenico Vecchio (Confindustria), Lorenzo Sibio (Legacoop), Rosi Perrone (Cisl), Francesco Alì (Cgil), Dario Musolino (Università Bocconi e Università della Valle d’Aosta), Lele Bellomi (ReggioLiberReggio), Ennio Stamile e Lucia Lipari (Libera Calabria), gli imprenditori della rete di Libera.

I risultati hanno messo in luce che larga parte delle realtà imprenditoriali esaminate sono in buono «stato di salute» (tre imprese su quattro con performance stabile o in crescita), e puntano su fattori di competitività quali qualità, artigianalità, specializzazione, e reputazione. Spiccano tuttavia anche alcune punti di debolezza, quali le difficoltà in fase di commercializzazione e la scarsa internazionalizzazione dei mercati di sbocco (circa tre imprese su quattro).

La valutazione del territorio e delle sue componenti, in particolare delle istituzioni di governo, dei servizi pubblici (sanità, servizi idrici, raccolta e gestione rifiuti, giustizia, sicurezza, ecc.), del quadro infrastrutturale (trasporti e ICTs), è abbastanza netta: in pochi casi risulta positiva. Anche la valutazione del sistema produttivo in cui operano è alquanto negativa: tessuto produttivo rarefatto, poca qualità, poca cooperazione tra imprese, concorrenza sleale.

Per quanto riguarda la minaccia della mafia, nella valutazione delle imprese rimane molto grave, ma l’influenza del fenomeno mafioso apparentemente appare meno totalizzante e pervasiva rispetto al passato, anche se più “selettiva”. Oggi è particolarmente caratteristica di determinati settori (ad es. il settore edile), di specifiche funzioni aziendali (ad es. forniture, reclutamento personale), e può inficiare meccanismi chiave di funzionamento dell’economia locale (concorrenza).

L’impressione finale che emerge da questa prima indagine sulle imprese iscritte a reggioliberoreggio è di trovarsi di fronte a realtà performanti e dinamiche, tanto che in taluni casi potrebbero essere definite eccellenti. Tuttavia, risalta anche un forte isolamento di queste imprese, non solo in senso geografico e infrastrutturale (lontananza dai mercati), ma anche in senso economico (rarefazione del tessuto produttivo e poca attitudine alla collaborazione) e istituzionale (carenza di servizi pubblici e di supporto istituzionale). In questo senso, la rete costituisce una buona esperienza di partecipazione e collaborazione, da espandere e rafforzare, per quanto comunque ovviamente non può sopperire ai vincoli e alle carenze del contesto.

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