Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca

Il collegio difensivo di Castorina: "Poche informazioni su inchiesta per rispondere"

Gli avvocati Natale Polimeni e Francesco Calabrese spiegano la scelta dell'ex consigliere comunale del Pd di fare scena muta davanti al gip: "Se sarà possibile contribuirà all’accertamento della verità storica e processuale solo nel momento in cui sarà cristallizzata la discovery processuale”

Il palazzo di giustizia

“La decisione di non rispondere alle domande di cui all’interrogatorio, tuttavia, non può e non deve leggersi negativamente, quale sottrazione del Castorina all’accertamento della verità, anzi al contrario”. Questo il commento degli avvocati Natale Polimeni e Francesco Calabrese, legali difensori dell’ex consigliere comunale del Pd, Nino Castorina. Il riferimento è all’udienza di oggi davanti al gip Rachele, durante la quale Castorina ha scelto di non rispondere alle domande del giudice.

Per il collegio difensivo: “Castorina si troverebbe nella assurda posizione di dover rispondere a domande inerenti fatti di indagine dallo stesso non conosciuti e conoscibili. Invero, condizione primaria ed irrinunciabile ai fini di un sereno esame dell’indagato è che lo stesso sia a conoscenza dei fatti oggetto di incolpazione, così come delineati mediante il materiale d’indagine. Con riferimento al Castorina, al contrario, il materiale di indagine è comunicato (finora) in maniera come minimo parcellizzata, frazionata, a singhiozzi”.

Una carenza di informazioni che, per Natale Polimeni e Francesco Calabrese, non metterebbe Nino Castorina “nelle condizioni di poter conoscere tutti i fatti di cui al giudizio: in altre parole, l’indagato dovrebbe sottoporsi a domande inerenti a circostanze da lui non ancora conosciute, di cui lo stesso non sarebbe edotto”.

“Vien da sé che il Castorina - concludono i due avvocati - pur nel più che fervido interesse ad apportare il suo personale contributo all’accertamento della verità processuale, innegabilmente, non avrebbe potuto sottoporsi ad un sì pressante, stringente, stressante scrutinio senza neanche avere contezza della sua posizione processuale. Sicché, ancora una volta, l’indagato ha tenuto a precisare dinnanzi all’autorità giudiziaria che gli sarà possibile - e sarà suo primario interesse - contribuire all’accertamento della verità storica e processuale solo nel momento in cui sarà cristallizzata la discovery processuale”.

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