Cronaca Centro

Dopo il sequestro della palestra, si può entrare ancora al Lido comunale?

La storica struttura balneare pericolante è ancora con il cancello aperto. Parla l'architetto Pina Vitetta che ha seguito la vicenda della ristrutturazione per la Sovrintendenza per i Beni architettonici fino ad aprile

Il grande cancello nero è spalancato, basta varcarlo per entrare al Lido comunale e trovarsi davanti lo splendido scenario del mare e dello Stretto di Messina. Qui ci sono persone sedute ad ammirare il panorama ed altre intente a giocare, alcune fanno surf. Sembrerebbe tutto normale se non si girasse lo sguardo per vedere la grande struttura ormai ferita, devastata dall'incuria e dal tempo. 

Il complesso balneare con le sue 789 cabine su due piani ha una storia antica iniziata negli anni Venti del secolo scorso per volontà dell'allora sindaco Giuseppe Genovese Zerbi a cui poi fu intitolato. Dello splendore degli anni Settanta e della vita mondana di allora, quando addirittura nel 1974 si svolse l'edizione di Miss Italia, non c'è più nulla. 

Eppure c'è un rapporto d'amore tra la città e il suo lido per cui ancora c'è gente che viene ogni pomeriggio a sedersi qui. “Vengo da quando avevo dieci anni, - dice Giuseppe Stillittano - e anche adesso che sono anziano, e qui è tutto sporco, continuo a venire già da aprile e godo della bellezza del mare. E' triste vedere come è combinata questa struttura, potrebbe essere una vera attrazione turistica”.

Il sequestro della palestra 

Il degrado è visibile agli occhi, cornicioni caduti, cabine divelte eppure sino a qualche giorno fa sulla passerella del lido, quello che è di fatto il solaio delle cabine, vi era una vera e propria palestra a cielo aperto. Qui si allenavano facendo pesi, walking e spinnig con bici e attrezzi. Fino a quando la polizia municipale non ha fatto un blitz sulla piattaforma della “Luna ribelle” e sequestrato attrezzi e multato il gestore della palestra, che ha una struttura nella zona sud della città, perché sprovvisto di Scia. La prefettura, dietro anche alle segnalazioni di alcune associazioni, ha tenuto una riunione di comitato per attenzionare il lido e successivamente la polizia municipale è intervenuta per evitare che accadesse il peggio. Nei prossimi giorni ci sarà in Prefettura un tavolo tecnico.

Chi ha autorizzato la palestra vista mare al Lido comunale? Il Comune, - a cui abbiamo chiesto spiegazioni – dice che non erano autorizzati e i responsabili della palestra non vogliono parlare e rilasciare alcuna dichiarazione. Certo è che una struttura già pericolante sottoposta a continue sollecitazioni per il movimento contemporaneo di tante persone potrebbe crollare.

Mohamed vive dentro una cabina 

Adesso c'è da capire, dunque, se il Lido è una struttura agibile o meno? Se l'area può restare aperta o va chiusa per tutti. Non si può più fare finta di non vedere e di non sapere! Nella zona nord del lido, nelle cabine divelte e pericolanti ci vivono giovani migranti in attesa dei documenti.

“Vivo qui da un anno e mezzo – racconta Mohamed – ho diciotto anni e sono arrivato dal Marocco passando da Ventimiglia. Ho pagato molti soldi per arrivare in Europa e adesso mi ritrovo così, a vivere in questa cabina. Mi hanno rubato anche le scarpe, hanno rotto la porta, a cui avevo messo un lucchetto, e mi hanno preso le poche cose che avevo. Qui la sera succede di tutto: c'è gente che si droga, che si ubriaca. Ho paura ma non ho dove andare”.

“Hanno devastato tutto”, - dice con rabbia Carmelo Torrente, storico affittuario della cabina 67. “Vengo dal 1972 e allora era un paradiso. Amo il lido e vengo proprio per impedire che venga tutto distrutto. Pulisco davanti alla mia cabina, ma c'è poco da fare, hanno pure bruciato alcune cabine. Mi duole il cuore vedere come è combinato lo stabilimento, ricordo i tempi felici con Mimì Fortugno e penso che il Lido deve tornare a vivere”.

I finanziamenti perduti e il futuro 

28.500 metri quadri è l'area del Lido che va ristrutturato e restituito alla città. Uno stabilimento balneare di grande interesse culturale proprio per il valore architettonico e storico: fu il primo stabilimento balneare in Italia su due livelli nato dall'idea di Pierluigi Nervi (a cui è dedicata la torre) e dai progettisti La Face-Ziparo.

C'è il vincolo munumentale per tutelarlo e proprio grazie alla tenacia della Sovrintendenza adesso c'è la possibilità di una ristrutturazione, dopo l'occasione persa con i fondi del Decreto Reggio. Accadde infatti che l'appalto concorso fu vinto da un'associazione di professionisti che prevedeva di abbattere tutte le cabine e mantenere solo la Torre Nervi. Il commissario prefettizio Panico allora convocò un tavolo tecnico dove la Sovrintendenza e la Città metropolitana si opposero a quel progetto. Ci fu un contenzioso lungo e a perdere fu il Lido e la città.

“Adesso c'è una ulteriore possibilità”– racconta Pina Vitetta, architetto della Soprintendenza per i Beni architettonici, dal 30 aprile in pensione. “Due anni fa grazie ai fondi del Pon Cultura e Turismo siamo riusciti ad ottenere 2 milioni di euro per la riqualificazione del Lido, certo questi non bastano per riqualificare tutto, ma in sinergia con l'amministrazione comunale stiamo lavorando. Il Comune infatti ha stanziato altri fondi con i Patti per il Sud che sono utilizzati per fare le verifiche per la vulnerabilità sismica e statica e si stanno già facendo i carotaggi. Dobbiamo aspettare i risultati così da capire gli interventi che si dovranno fare”. 

“La struttura è molto compromessa – spiega l'architetto Vitetta – sia per gli effetti del tempo sia per la vicinanza con il mare e la salsedine. Tutti questi anni senza manutenzione hanno ulteriormente aggravato la situazione. Penso, a mio modesto avviso, che la struttura ad oggi non è agibile. La ristrutturazione del Lido sarà di riqualificazione e si manterrà l'idea originale, si potranno anche creare dei mini appartamenti. Il Lido potrà essere davvero un forte attrattore turistico”.

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