Lunedì, 22 Luglio 2024
Verso il 25 novembre

Violenza di genere, il messaggio di Luciano Gerardis: "Problema di tutti gli uomini, dobbiamo cambiare la nostra mentalità"

Il magistrato che oggi ha coinvolto oltre 500 studenti nel progetto Civitas, parla del contrasto e la prevenzione del fenomeno dei femminicidi

"Da uomo vivo questa situazione di emergenza sulla violenza di genere con grave disagio e mi capita anche di provare vergogna perché sono gli uomini la causa di questi tragici eventi e di un fenomeno che coinvolge tutti noi che abbiamo assorbito una mentalità in cui ci è attribuito il ruolo di predatori che esercitano possesso sulle donne". 

Luciano Gerardis, magistrato ed ex presidente della corte d'appello di Reggio, stamattina è in piazza Italia con gli oltre 500 studenti delle scuole cittadine che insieme ai loro docenti partecipano all'iniziativa del Progetto Civitas promossa alla vigilia del 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne. 

"Certo che non siamo tutti uguali ma dirlo è lavarsi la coscienza su un problema collettivo"

Nel dibattito attorno a quello che nel nostro paese è diventato un bollettino strutturale di morti femminili per mano maschile, il suo messaggio è prezioso e necessario perché in questi giorni di corale reazione all'uccisione di Giulia Cecchettin, nelle iniziative pubbliche di uomini se ne sono visti pochi. Invece c'è bisogno della loro voce, di un loro esame di coscienza che il dottor Gerardis formula sottraendosi all'autodifesa di genere del 'not all men'. "Certo che non siamo tutti uguali - dichiara - ma in questa situazione affermarlo è un voler lavarsi la coscienza. Non parliamo di un problema dei singoli autori di violenze ed è fuori luogo dividere gli uomini tra buoni e cattivi o rivendicare di essere migliori di altri. Dobbiamo iniziare a vedere questa tematica come problema della società, un problema di cui tutti conosciamo le cause profonde, che risiedono in secoli e secoli di 'cultura', parola che uso tra virgolette, basata da un approccio sbagliato e non paritario nelle relezioni interpersonali tra uomo e donna".

Sentirlo dire da un magistrato è ancora più forte, perché Gerardis sottolinea che "la violenza di genere non dipende dai provvedimenti normativi e dalla minore o maggiore repressione dei reati. E' chiaro che tutto serve ma sono interventi non risolutivi se non ci agisce sul terreno culturale e anche economico, nel quale le donne continuano ad essere svantaggiate".

"I ragazzi sono carichi emotivamente ma a loro dico che dobbiamo anche avviare una riflessione approfondita"

In questi giorni Luciano Gerardis, ideatore e presidente di Civitas, ha dialogato con gli studenti spostandosi tra città e provincia e parlando anche davanti a platee di giovanissimi. "Sto trascorrendo giornate molto belle e proficue nelle scuole - dice - e trovo i ragazzi molto carichi a livello emotivo. Il femminicidio di Giulia ha causato in loro una reazione sentimentale forte ma anche innescato una riflessione che mi auguro sia approfondita. A questi giovani ho detto che una cosa è l'emozione del momento e il ritrovarsi uniti in tutto il paese in questo sentimento comune di dolore e indignazione, ma occorre agire per il superamento reale della problematica, che ha radici antiche". L'educazione sentimentale proprio a scuola è per il dottor Gerardis uno strumento di cui non si può più ignorare il bisogno. "Ma è un percorso . sottolinea - che deve iniziare sin da piccoli e deve procedere in parallelo con l'educazione degli adulti, perché se poi i ragazzi continuano a vivere in nuclei familiari con esempi e mentalità dannosi e ancora legati ai modelli del passato, ogni azione diventa sterile. L'educazione deve essere complessiva e riguardare l'intera società". 

I tempi però non saranno brevi e tutti siamo chiamati a uno sforzo che richiederà massimo impegno. "Dobbiamo sradicare - continua Gerardis - una mentalità molto antica e serve un'impostazione di lungo respiro, non può essere un processo immediato. Lo stato deve rimuovere le diseguaglianze economiche che ancora impediscono alle donne di mantenere autonomia economica e rendono più difficile entrare nel mondo del lavoro, ma noi come società - aggiunge - dobbiamo lavorare sul sostegno emotivo alle donne che vivono in contesti di violenza e ai giovani che apprendono questi schemi relazionali tossici".

"Occorre cambiare un modello antico e sbagliato e i tempi non saranno brevi"

Le donne hanno paura e sono arrabbiate, gli uomini si sentono sotto accusa. Fuori dalla sua dimensione pubblica, a un uomo che è stato compagno di vita di una donna sensibile e preparatissima nella sua professione di giudice (l'indimenticata Lilia Gaeta) e che è padre di due figlie, chiediamo: stiamo preparando una distopica guerra tra i sessi? "Non credo sia questo lo scenario che ci attende - risponde - Ho ascoltato i messaggi vocali che Giulia aveva inviato alle amiche, dove c'è un chiaro spaccato dei ricatti emotivi subìti da molte donne, e le parole del papà che parlava del suo atteggiamento da crocerossina verso il ragazzo. Credo che occorra ripensare con consapevolezza alle modalità di chiusura delle relazioni quando l'uomo non riesce ad accettare la situazione. Il pannicello caldo e l'accondiscendenza da parte delle donne verso chi si trova in questo stato non giovano nè a salvarsi la vita né aiutano la persona in difficoltà. Le donne sono emotivamente più autonome e forti degli uomini e spesso i ricatti morali mirano a smuovere un vissuto interiore empatico che però è importante gestire senza cedere, mantenendo fermezza". 

Cosa possono fare, oggi, gli uomini? "Possiamo e dobbiamo fare tantissimo perché non è possibile essere protagonisti di una vera e propria tragedia, che in Italia vede un femminicidio ogni 72 ore. L'uscita delle donne dalle case per lavorare ha alterato il vecchio modello sociale e gli uomini devono comprendere che tutto è cambiato. L'uomo oggi ha una persona che gli cammina a fianco e poiché manca ancora di tanti diritti va tutelata e protetta, non certo vessata". 

Un grido per Giulia contro la violenza ha aperto i lavori del progetto Civitas

Dopo i saluti del dottor Gerardis, il sindaco Giuseppe Falcomatà e la consigliera di parità della città metropolitana, Paola Carbone, gli studenti del progetto Civitas, giunto alla sua XI edizione, si sono suddivisi nei gruppi in cui si sono svolte le attività di dibattito e sensibilizzazione sul tema della violenza di genere, ospiti nei palazzi istituzionali. In piazza e nelle sale c'erano tante file di scarpe rosse, come rossi sono stati i cappelli e i fiocchetti indossati da ragazzi e adulti. Con loro gli studenti hanno portato disegni e canzoni, ma soprattutto hanno gridato in memoria di Giulia e delle altre vittime di femminicidio. L'appello della giovane Elena Cecchettin, una ragazza come loro, è arrivato chiaro e potente e l'evento si è aperto non con un minuto di silenzio ma con tante voci che hanno urlato perché nessuno più vuole restare zitto. 

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