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Cittadinanza attiva / Mosorrofa

Mosorrofa, dopo l'incendio i cittadini chiedono impegno per il quartiere con un'assemblea pubblica

Organizzata dal comitato locale, l'incontro approfondirà quello che è accaduto lo scorso 25 luglio, quando i tanti disservizi del territorio hanno causato la devastazione del fuoco

Il terribile incendio dello scorso 25 luglio ha scosso tutti in modo scioccante e adesso i residenti nel quartiere di Mosorrofa vogliono risposte sui tanti problemi e le esigenze della popolosa frazione reggina, molti dei quali sono stati causa del modo in cui il rogo è divampato facendo scempio del territorio.

Per questo mercoledì 2 agosto, alle ore 18.30, è stata indetta una manifestazione popolare in piazza San Demetrio, aperta alla partecipazione dei media e organizzata dal comitato di quartiere presieduto da Pasquale Andidero. In una nota del comitato si scrive: "Tutti sono invitati a partecipare, ci saranno testimonianze di chi ha vissuto il dramma, riflessioni per lo sviluppo futuro ma soprattutto sarà un modo per testimoniare il grande desiderio che ha il mosorrofano di rimboccarsi le maniche e lavorare per la rinascita. Chiediamo a tutte le autorità, a tutti i livelli, di mettersi una mano sulla coscienza e di contribuire fattivamente con atti amministrativi seri e puntuali a questa rinascita".

A testimoniare la voglia di rinascita e lo spirito indomito dei mosorrofani ci ha pensato intanto stamattina la banda musicale del paese che ha fatto il giro dei luoghi interessati dal recente rogo con piccoli concerti. Ricordando l'incendio, si legge ancora nella nota: "Il 25 luglio 2023 è una data che gli abitanti di Mosorrofa non dimenticheranno facilmente.

I cittadini di Mosorrofa si chiedono come è possibile che un centro abitato sia stato lasciato bruciare. Due giorni dopo si è svolto un incontro tra gli abitanti per una riflessione sul pericolo incendio e innanzitutto vogliamo far sentire la nostra vicinanza alle famiglie che hanno perso la casa, frutto di sacrifici e anni di lavoro, e far arrivare la nostra solidarietà ai vicini di Cardeto che hanno pagato, in modo assurdo i danni dell’incendio, anche con una vita umana e due ustionati gravi". La nota prosegue con un ringraziamento ai vigili del fuoco, arrivati anche da fuori provincia e regione, ai carabinieri della caserma di Cataforio e gli uomini di Calabria verde, oltre ai tanti volontari, ai giovani, del paese che si sono spesi per salvare non solo le loro proprietà ma anche quella degli altri.

"In questo frangente - affermano i rappresentanti del comitato - è venuta fuori ancora una volta la generosità e il senso di comunità e solidarietà che si vive a Mosorrofa. Ringraziamo il nostro arcivescovo Fortunato Morrone che, con una telefonata al parroco don Mimmo Labella, ha manifestato la sua vicinanza a tutto il popolo di Mosorrofa".

Ma le testimonianze raccolte, secondo il comitato indicano alcune mancanze ed inadempienze gravissime che, se fossero state ottemperate dagli amministratori a tutti i livelli, avrebbero potuto indirizzare il pericoloso evento in una direzione diversa, e la prima è la mancanza d’acqua.

"Già da quasi un mese - si legge nella nota - Mosorrofa ha l’acqua razionata, un paio d’ore al giorno. Durante l’incendio, i pompieri hanno attaccato le pompe alle colonnine di emergenza non trovando acqua. Sono andati all’acquedotto, sito a Sella San Giovanni, e non c’era acqua! Questa incredibile situazione, come si può ben capire, ha causato evidenti e pericolosi ritardi nell’opera di spegnimento dei vigili del fuoco poiché dovevano fare la spola da e verso la città di Reggio Calabria per rifornirsi d’acqua.

Sono state richieste autobotti - proseguono dal comitato - ma, a quanto racconta un cittadino, ne è arrivata una alle 14.30 circa, l’altra è arrivata dopo più di 4-5 ore! Un altro cittadino racconta che è stato chiesto l’intervento della Croce Rossa per far mettere un posto di soccorso; la responsabile della Croce Rossa si è detta disponibile ma necessitava l’attivazione da parte della prefettura che non è arrivata o ha tardato ad arrivare".

E c'è stato un altro problema che ha favorito l'ampliamento delle fiamme: "Nei palazzi che si sono bruciati il fuoco è arrivato dalla località Bufano, già nota a tutti perché lì doveva nascere un campo sportivo prima e un centro ludico e polifunzionale dopo, ma, oltre il danno la beffa: non solo non abbiamo mai avuto un’area da fruire e da volano per far crescere il paese ma, dove prima c’era un rigoglioso uliveto secolare, adesso, dopo l’esproprio del Comune, vi era una selva di arbusti, erbacce, canneti che ha alimentato, ravvivato e ingigantito il fuoco e lo ha portato a lambire la strada principale del paese fin dentro le case.

Stesso discorso si può fare per l’ex campo sportivo: da quando è tornato nella disponibilità dell’amministrazione comunale è diventato una foresta con enormi alberi e arbusti, anche questo fonte di pericolosità che ha veicolato il fuoco che per fortuna, grazie ai volontari è stato fermato alle porte delle abitazioni".

E ancora: "I cittadini del rione Strapunti che si affaccia sulla enorme discarica a cielo aperto in località Puzzu si sono recati dai carabinieri chiedendo consiglio sul da farsi perché il rogo che ha interessato questa discarica ha prodotto e continua a produrre rilascio di fumi (diossina?) che sta intossicando tutti. Per questa discarica è da anni che chiediamo la bonifica".

Dal comitato assicurano che "il sindaco Falcomatà, il f.f. Brunetti, che ha fatto pure un sopralluogo, e il prefetto sono a conoscenza dell’enorme rischio ecologico che portava con sé ma non si è fatto niente". E anni fa il gruppo Attivamente con Libera aveva presentato una denuncia alla procura della Repubblica, di cui si sono perse le tracce. "Ora - dicono dal comitato - ci ha pensato il fuoco a bonificarla della parte combustibile, ma rimane tutto il resto, mettendo a serio pericolo sanitario tutta la popolazione".

I mosorrofani, attraverso i loro rappresentanti popolari, chiedono chiediamo che l'area venga immediatamente ripulita e che vengano messe in campo le forze necessarie per impedire ai delinquenti che sversavano là i loro rifiuti di reiterare il reato".

Il comandante della caserma dei carabinieri di Cataforio, spiegano dal comitato. si è attivato inviando subito un sopralluogo dei carabinieri forestali che hanno valutato la situazione e il da farsi. Sono stati accompagnati sul posto da quasi tutti i giovani che vivono in quel rione.

"Chiediamo - si dice nella nota - a chi di dovere (Arpacal o Asl) di attivarsi per la valutazione del rischio di inquinamento post incendio, stimare il livello di potenziale intossicazione e qualità dell’aria. Chiediamo altresì, un monitoraggio per eventuali, prossimi smottamenti e frane che sicuramente ci saranno alle prime piogge".

Ma la riflessione sull’incendio da parte dei cittadini è andata oltre rilevando la mancanza di ordine pubblico: "Il Comune ha mandato la polizia municipale con notevole ritardo. Siamo ben consci, ovviamente, che le colpe non stanno solo in loco, la Regione Calabria è responsabile della protezione antincendi, della gestione degli ex forestali, dell’assetto sanitario e dalla salubrità dell’area. Si farà qualcosa di concreto? La pulizia dei bordi delle strade campestre e mulattiere, oltre che di quelle principali; La sistemazione e la gestione dei terreni demaniali boschivi si può fare oppure no?"

Ricordando che il sindaco f.f. Brunetti ha espresso solidarietà a tutta la popolazione e ha chiesto, con voto unanime di maggioranza e minoranza, lo stato di calamità naturale, il comitato replica che "Mosorrofa non si accontenta della solidarietà, sono anni che subisce soprusi e torti da tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, vuole rinascere, ridiventare la terra rigogliosa e bella di un tempo quando dai paesi vicini e a volte anche dalla città venivano a vedere il cinema, a gustare un ottimo gelato e a fare le gite fuori porta".

Di tutto questo si parlerà nell'assemblea pubblica di mercoledì, condividendo con chi ci sarà e anche con i professionisti dell'informazione il dolore e la speranza di tante persone che si sentono oggi abbandonate dalle istituzioni.

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