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Lo scontro sulla grande opera / Villa San Giovanni

Ponte, le osservazioni degli enti: tante criticità ma nessuno dice chiaramente no

Ieri è scaduto il termine per la Via, ma eccetto per gli ambientalisti le varie segnalazioni non contengono una vera e propria opposizione

Non c'è soltanto il corposo documento depositato dalle rete delle associazioni ambientaliste tra le osservazioni presentate nella procedura di Via per il ponte sullo Stretto. 

A segnalare le criticità del progetto definitivo sono stati anche il Pd di Villa San Giovanni e la città metropolitana di Reggio Calabria, con argomentazioni che barrano tutte le caselle di interesse (valutazione di impatto ambientale; valutazione ambientale strategica; verifica di assoggettabilità alla Via) e affrontano aspetti di carattere generale, programmatici, progettuali e ambientali. Ogni soggetto ha esaminato il progetto sotto i profili dell'impatto sulla biodiversità, l'atmosfera, l'acqua, il suolo e sottosuolo, l'inquinamento anche acustico, la salute pubblica, la tutela dei beni culturali e naturali, il monitoraggio. 

Le osservazioni del comune di Villa: la città cantiere e la faglia del sisma del 1783

Le osservazioni più attese erano quelle del comune di Villa San Giovanni, fulcro calabrese del progetto del ponte sullo Stretto, demandate alla sindaca Giusy Caminiti come sintesi del lungo dibattito con associazioni, movimenti politici e cittadinanza durante il consiglio comunale aperto. Caminiti ha firmato e inviato ieri al Mase il modulo redatto, che ha recepito anche i contributi giunti nei giorni scorsi da cittadini e professionisti, e la relazione del responsabile dell’ufficio tecnico comunale, architetto Salvatore Foti.

Le osservazioni affrontano le problematiche legate a una cantierizzazione che "avrà conseguenze fortemente negative sulla qualità della vita degli abitanti, delle attività economiche adiacenti e potrebbe portare ad un decadimento complessivo della qualità di vita della comunità interessata". Interesse primario della città è anche la certezza dei tempi di realizzazione dell’opera, scongiurando il rischio che resti "un’incompiuta eterna". 

In particolare sono segnalati diversi deficit rispetto alla verifica di ottemperanza del 2013, dalla valenza ambientale e paesaggistica dello Stretto alla recente scoperta sui fondali di Cannitello di una foresta della rarissima alga gigante laminaria ochroleuca, specie protetta. Secondo il Comune di Villa con il cantiere del ponte è presumibile un danno al capitale naturale dello Stretto e ai servizi ecosistemici derivati.

Troppe sono le carenze progettuali e di studio del progetto definitivo su: gestione delle acque piovane; gestione delle terre e rocce da scavo; afflussi a mare di acque di dilavamento del cantiere cariche di sostanze inquinanti; conseguenze per le opere sulla costa e ripascimento della sponda calabrese (a differenza di quanto previsto sulla costa siciliana). 

Una segnalazione speciale è per la faglia tra Punta Pezzo e Cannitello, causa del catastrofico terremoto del 1783, "non considerata con approfondimenti in progetto".  Un altro allarme riguarda la tutela di Forte Beleno: "Il blocco di ancoraggio - si legge nella relazione - ricade nell’area occupata dal forte murattiano del 1888 e sorprende che rispetto ad esso non sia stata sollevata alcuna osservazione e/o prescrizione da parte della soprintendenza, neppure nel 2011-2013. Il forte è senza alcuna protezione, soprattutto con riferimento al fossato lungo il perimetro della struttura fortificata così come originariamente progettato dagli ingeneri militari nel 1888".  Mentre è considerato sospeso in un limbo il progetto di parco a verde, opera compensativa già finanziata da Pnrr.

Nelle osservazioni del Comune di Villa si argomenta che la realizzazione del ponte "snaturerà il contesto urbano della città unitaria" e le imponenti aree di cantiere “consumeranno il suolo fino ad oggi preservato dall’antropizzazione" oltre a superare la soglia tollerabile di emissioni acustiche per una durata tale da configurare l'attività fissa piuttosto che occasionale.

Le osservazioni si soffermano poi sugli effetti dei cantieri sulla circolazione viaria e le esigenze di ampliamento dell'impianto di depurazione, e alla posizione critica del cimitero di Cannitello con a ridosso un impianto di betonaggio. Sulle interferenze con le reti idrica e fognaria e la pubblica illuminazione, viabilità, Foti dichiara: “Villa San Giovanni subirà trasformazioni quasi quotidiane con lo sviluppo del cantiere", suggerendo che le problematiche siano trattate e risolte nelle varie fasi relative alle modifiche delle aree. "Il settore comunale preposto - aggiunge - deve poter garantire i servizi essenziali e necessari alla comunità che vive non solo a ridosso di queste aree, ma all’interno di tutto il territorio comunale”.

Nessun accenno agli espropri né l'atteso parere nettamente negativo

Colpisce che nella relazione non siano mai citati gli espropri, che pure erano stati tema centrale nel consiglio comunale aperto. Ma ancora più sorprendente è la conclusione a cui arriva la sindaca Caminiti nel testo di sintesi dei lavori della commissione territorio. Dopo una premessa sull'incompletezza del progetto per tanti aspetti di valutazione, analisi e indicazioni su materiali e tutela del paesaggio, si propone "un confronto con il territorio attraverso un atelier dedicato da sviluppare intensamente e in maniera operativa entro un tempo massimo di due mesi che permetterebbero di raggiungere l’obiettivo, sia per la società Stretto di Messina, sia per il progetto nel suo valore d’impatto complessivo". Non esattamente un parere negativo, e Caminiti conferma questa impressione nel comunicato stampa diffuso ieri: "La relazione del progettista è un semplice elenco di attività da svolgere nell’ambito della redazione del progetto esecutivo e questo pregiudica il diritto di  esprimere un giudizio di merito sul progetto, in quanto carente di elementi essenziali di valutazione su aspetti primari dell’impatto ambientale dell’opera sulla città di Villa San Giovanni". Resterà questa - neutrale e non netta come si era chiesto da più parti durante il consiglio aperto - la posizione di Villa in conferenza dei servizi?

Tra i punti analizzati da Metrocity le lacune del progetto sul raccordo ferroviario 

La città metropolitana per la sola Via ha prodotto dieci osservazioni specifiche e circostanziate, esposte nella relazione dell'ingegner Pietro Foti, che parte da una premessa: "L’importanza del progetto da esaminare e l’elevato numero di elaborati a corredo avrebbe richiesto maggiore chiarezza tra progetto originario, integrazioni e/o sostituzioni al medesimo". Metrocity rileva la scarsa la trasparenza degli atti approvati e i disguidi tecnici nella consultazione del portale, oltre all'irreperibilità dell’atto di approvazione del progetto. Si entra poi nel merito con perplessità sul raccordo ferroviario, definendo il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia un lotto/stralcio parzialmente funzionale. "L’assenza di qualsiasi livello di progettazione - si afferma nella relazione - di previsione, tempi e costi del raccordo ferroviario rende l’intervento eventualmente funzionale al solo transito veicolare. Che il lotto relativo al raccordo ferroviario risulti di competenza di altro soggetto non può che aumentare i margini d’incertezza relativi alla completa realizzabilità e funzionalità dell’opera". Una carenza che secondo la città metropolitana pesa sull’attendibilità dell’analisi costi-benefici approvata dalla società Stretto di Messina, monca del capitolo sui raccordi ferroviari, e si estende alla sostenibilità ambientale. 

Lacune ereditate dalla situazione del 2013 che portò al giudizio di non ottemperanza sulla Via non risolto dalla relazione del progettista, mero rinvio al progetto esecutivo: "Si tratta di indicazioni di possibili modalità di esecuzione di analisi ed indagini, in assenza delle quali, come già riportato nel parere del 2013 della commissione Ct-Va, non risulta possibile una adeguata valutazione di impatto dell’opera". Una criticità, questa, che è anche oggetto dell'osservazione presentata da Stefano Deliperi, rappresentante dell'associazione ecologista sarda Gruppo di Intervento Giuridico, nella quale si chiede una declaratoria per la perdita di efficacia della procedura di Via a causa del lungo tempo intercorso tra il parere del 2013 e l'attuale procedimento, senza che i lavori della grande opera siano mai partiti.

I rischi delle opere a mare, l'erosione e la perdita di parti di litorale e fondali

Tornando alla relazione della città metropolitana, si rileva la mancanza di analisi obbligatorie per la realizzazione delle opere a mare. Il riferimento, sul versante calabrese, è alla palificata continua in mare in corrispondenza delle torri a contenimento dell’intervento di consolidamento del terreno di fondazione mediante jet-grouting e dell’allargamento, sempre lato mare, dell’attuale lungomare. Nella stessa area è previsto un pontile, opera provvisoria per l’attracco dei mezzi navali per il trasporto dei materiali. Foti sottolinea l'assenza di indagini batimetriche, sedimentologiche, geognostiche e sismiche nell’area d’intervento, e degli studi meteomarini e sull’evoluzione della linea di costa in assenza e presenza dell’opera. Adempimenti che per legge avrebbero dovuto essere allegati al progetto definitivo, nel quale, soprattutto, si ignora che questi lavori ricadono in aree a rischio erosione molto elevato (R4) ed elevata pericolosità del piano stralcio erosione costiera (P3) attualmente vigente. Pertanto, "il progetto non risultaconforme al Pai Calabria vigente". 

Altro punto analizzato dalla città metropolitana è l'assenza di interventi di difesa costiera e di ripascimento, a fronte di un'opera che "avrà un immediato impatto sulla linea di costa, determinando la perdita del litorale anche adiacente, e sui fondali del limitrofo Sic da Punta Pezzo a Capo d’Armi". Proseguendo, per l'aspetto urbanistico si legge nella relazione della Metrocity: "Pur consapevoli che il progetto ponte sia opera sovraordinata agli strumenti urbanistici vigenti, quanto osservato risulta in contrasto con la puntale prescrizione n.1 della delibera Cipe del 2003 di approvazione del progetto preliminare in base alla quale il progetto definitivo dovrà essere sviluppato in modo che, ferma la predetta localizzazione, si pervenga alla massima possibile compatibilità con le strategie ed i piani di sviluppo con i quali è destinato ad interagire".

Un'osservazione riguarda le analisi idrologico-idrauliche, "carenti per gli aspetti legati al trasporto solido dei corsi d’acqua, anche a seguito degli interventi di canalizzazione proposti, e le connesse problematiche legate all’evoluzione del fondo mobile degli alvei". Molti interventi di sistemazione idraulica "potrebbero essere realizzati con più moderne tecniche di ingegneria naturalistica".

Sotto il profilo ambientale, poi, il rinvio delle indagini sulla fauna di Sic e Zps "impedisce di fatto le valutazioni di impatto dell’opera sui medesimi". Inadeguate, infine, le previsioni relative alle terre e rocce da scavo e i quantitativi che saranno utilizzati nei depositi.

Il corposo dossier degli ambientalisti e l'assurda previsione sui traghetti

Le associazioni ambientaliste hanno fatto la parte del leone con un documento di 534 pagine. Ovviamente contrari al Ponte (come espresso anche dal Pd di Villa), nella dettagliatissima relazione del loro gruppo di lavoro un tema di recente attualità riguarda i servizi di traghettamento. La sintesi non tecnica del progetto definitivo ipotizza infatti, con l'attività del ponte, la cessazione di tutto il traffico traghetti (passeggeri e merci) e delle motonavi passeggeri nell’area dello Stretto. Unica eccezione sarà per i traghetti Rfi per il trasporto di carri ferroviari, utilizzati in situazioni d emergenza e in caso di chiusura al traffico ferroviario del ponte.

"Questo scenario - affermano gli ambientalisti - è inverosimile perché implica che il ponte sia in esercizio 365 giorni l’anno per il trasporto stradale, senza che condizioni meteo avverse e principi di precauzione, siano stati considerati". Eppure, ricordano le associazioni, nell'analisi trasportistica realizzata per il progetto del ponte nel 2011 era previsto il mantenimento di 4 rotte tra i porti di Messina, Reggio Calabria e Villa. Inoltre, gli armatori che gestiscono il servizio di traghettamento privato affermano che “con qualunque modello di funzionamento di questo ponte una parte del traffico rimarrà inevitabilmente sui traghetti”, e l'Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, in audizione alla Camera dei Deputati, ha evidenziato che "i mezzi marittimi devono comunque garantire il servizio di trasporto per i pendolari (oltre 2 milioni di passaggi/anno) sulla rotta Reggio Calabria-Messina e la continuità territoriale anche per gli automezzi leggeri, particolarmente nelle condizioni di avversità meteorologica determinate dai venti forti che inibirebbero il passaggio dei mezzi telonati". 

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