Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca Gioia Tauro

La Calabria unita a difesa del porto di Gioia Tauro per fermare la direttiva Ue

Il presidente Agostinelli ha voluto fortemente il flash mob ed è convinto che si può recuperare. I portuali stanno vivendo ore di angoscia

Per i portuali di Gioia Tauro non è mai stata vita facile. Hanno sempre dovuto lottare, sin dall'inizio dell'attività a metà anni Novanta, quando non si contavano le ore di lavoro sulle altissime gru e i turni erano estenuanti. Anni di battaglie e di lotte e dopo aver passato la tempesta della crisi, con 360 licenziamenti, ecco che stavano cominciando a pensare ad un futuro sereno con la riorganizzazione della Msc e le nuove assunzioni pensando anche ad una carriera per i figli dei portuali, sulle banchine di Gioia Tauro. Con l'acquisizione da parte di Msc il grande hub sembrava uscire dalla crisi e gli sforzi, della politica, fino ad oggi erano concentrati per vincere un'altra scommessa: far diventare il porto calabrese non solo uno scalo di solo di transhipment, dove le merci arrivano e ripartono, ma un volano per l'intera area industriale. 

Adesso però a frenare i sogni e le speranze è arrivata una nuova stangata: la direttiva europea 2023/959 ETS. Una direttiva europea nata per penalizzare chi inquina, ma che distruggerà il Porto di Gioia e il transhipment. Non è una voce sola, ma è un'idea corale che vede insieme - e non capita spesso- politici e sindacati, lavoratori e sindaci, imprenditori e aziende che adesso a gran voce vogliono fermare la sua applicazione.  Gli armatori che faranno scalare le loro navi al porto calabrese infatti potranno incorrere, secondo questa direttiva, nel pagamento di quote di emissioni. 

"Per noi è stata una doccia fredda", - dice senza mezzi termini Angelo Scopelliti, “piazzalista” dal 1998 e segretario organizzativo dell'area metropolitana della Filt Cgil. "Questa normativa, se applicata, ci può davvero togliere il lavoro. Adesso al porto non si respira un bel clima, siamo tutti angosciati. Penalizzerà noi e la società e questo vorrà dire che il porto di Gioia Tauro non avrebbe più futuro. C'è disperazione, siamo 1600 lavoratori portuali e poi ci sono altri 4000 lavoratori nell'indotto. Il porto di Gioia Tauro è il cuore pulsante della Calabria se si dovesse fermare sarà una grave perdita per tutta la regione, e non solo". 

"Martedì 17 ottobre saremo tutti insieme, - continua Scopelliti - a far sentire il nostro no con il Flash Mob, di fronte l’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro, organizzato per attirare l’attenzione a livello nazionale ed europeo sul rischio chiusura del porto. Il più grande porto di trasbordo italiano rischia di chiudere a causa dell'ETS (Emissione Trading System), un meccanismo volto a regolare le emissioni inquinanti ma per ironia della sorte porterebbe le navi ad andare nei porti del vicino Nord Africa, mille chilometri da costa a costa, e l'inquinamento arriverebbe da noi lo stesso".

La passione e l'idea del presidente Agostinelli 

Gioia Tauro movimenta 3,5 milioni di container l'anno. Sta crescendo la sua importanza nel Mediterraneo, in termini di logistica, soprattutto per l'Europa. Ora rischia di perdere competitività e non si può stare di certo a guardare. Non si arrende assolutamente Andrea Agostinelli, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, un toscano che ha sposato con passione una mission che qualche anno fa sembrava davvero molto ardua, credendo davvero nel futuro del porto di Gioia Tauro. Per questo adesso ha chiamato a raccolta tutti perchè la questione del porto, sa bene, si sposta sul piano politico.  

"La Calabria ha capito l'importanza di questa lotta - dice a ReggioToday il presidente Agostinelli - non era scontato, ma adesso la politica, in senso trasversale, insieme ai lavoratori, ai sindacati, agli imprenditori, si sta muovendo per cercare di fermare l'applicazione di questa direttiva. Certo si sarebbe dovuto intervenire prima, non è facile recuperare, ma si può. La direttiva europea infatti prevede un riesame ed una modifica, ma occorre far presto".

"Noi già da un anno e mezzo avevamo cominciato a far circolare i documenti di quello che è il pacchetto normativo, - spiega Agostinelli - in cui rientra questa norma, contro le emissioni di Co2 e che punta a dimezzarle del 55% entro il 2030.  Ci eravamo allarmati, ma non siamo stati ascoltati. È importante adesso essere uniti e muoverci, altrimenti si corre il rischio che le gru del porto di Gioia Tauro scompaiano. Gli armatori non avrebbero più convenienza a fermare qui le loro navi, e sicuramente andrebbero in porti più convenienti dove non si pagherebbe la tassa. Questa normativa danneggia non solo il porto calabrese ma anche altri porti europei, a cominciare da quello di Valletta a Malta, passando da Valencia in Spagna e ancora in Portogallo e in Grecia. L'Europa quindi deve intervenire".

"Il governatore Occhiuto - aggiunge Agostinelli - non solo sarà presente al flash mob ma sta dialogando con il ministro Pichetto Fratin affinché porti le istanze al Governo e poi in Europa. Bloccare questa normativa, così come è stata redatta, non vuol dire non essere d'accordo sulla necessità di agire contro l'inquinamento. Non possiamo accettare che entri in vigore dal primo gennaio senza dare il tempo di mettersi in regola agli armatori. Già stanno lavorando in questa direzione e c'era appunto il tempo fino al 2030. Tra l'altro si corre il rischio che si ritorni al percorso sul gommato, evitando così il mare, e questo porterebbe ovviamente un ulteriore aumento dell'inquimento". 

Dunque il 17 ottobre saranno tutti a Gioia Tauro e anche i sindacati Cgil, Csil e Uil sono uniti in questa lotta. Angelo Sposato, segretario generale Cgil Calabria, parla di  “un colpo al cuore", dalla politica servirebbero invece più investimenti pubblici per il retroporto. Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria,  è convinto che “la Calabria deve reagire. Gioia Tauro rappresenta quasi la metà del Pil privato della nostra regione”.

I sindaci in prima linea

Ed anche i sindaci saranno in prima linea, adesso arriva anche l'adesione di Roy Biasi, sindaco di Taurianova, che afferma: "La giunta comunale al completo parteciperà alla manifestazione che si terrà davanti al porto di Gioia Tauro.  Viste le ricadute negative che la normativa europea avrà sullo scalo gioiese a partire dal prossimo gennaio, con il paventato taglio drastico della forza lavoro impiegata e la fine dei primati internazionali di questa infrastruttura, gli amministratori stanno pensando a forme ancora più ampie di condivisione popolare, in ragione del messaggio – anche simbolico – che si vuole mandare agli organismi comunitari grazie allo striscione lungo 40 metri che campeggerà davanti al varco doganale e alla autorevole partecipazione al concentramento del presidente della Regione Roberto Occhiuto.

"Il porto è fonte di reddito per le famiglie di tanti taurianovesi e traino dello sviluppo delle attività economiche cittadine – dichiara il sindaco – ed è per questo che lavoriamo per fare in modo che la popolazione sia a conoscenza della partita cruciale che si sta giocando con l’Unione Europea e che l’adesione di Taurianova sia quanto più massiccia, consapevole e articolata in modo da comprendere anche fasce di età e componenti sociali diversificate".

Il sindaco, che personalmente sta invitando i consiglieri comunali a partecipare al di là dei colori politici, in questi giorni è in stretto contatto con l’europarlamentare Valentino Grant – che sin dal 2021 sta dando impulso alle attività che possono portare ad una riforma di questa legge che allarga in maniera drastica e ingiusta al settore marittimo le misure compensative dell’inquinamento prodotto dai vettori – ma anche con il vicepremier Matteo Salvini, che sta spingendo affinché governo e parlamento, nelle imminenti osservazioni di competenza, impongano all’Ue la difesa della strategicità per il commercio europeo dei porti di transhipment come Gioia Tauro.

"Occorre partecipare senza se e senza ma alla mobilitazione – prosegue Biasi – perché abbiamo avuto garanzia da Roma che non è assolutamente vero che i giochi sono fatti, anche vista la tardiva resipiscenza di quelle forze politiche che colpevolmente hanno votato a favore di una tassa che costringerà le compagnie di navigazione a spostare verso altri paesi extraeuropei del Mediterraneo i loro scali.

Ora c’è bisogno di rimanere compatti, grazie al fronte unitario che i sindaci, sindacati, le associazioni del territorio stanno creando, con il sostegno di preminenti istituzioni come la Regione e l’Autorità di sistema portuale, e andare oltre la semplice protesta dimostrando di avere la forza, come territorio, di chiedere una deroga alla futura legislazione per tutelare il ruolo nevralgico per l’intera portualità italiana che Gioia Tauro ha saputo riconquistare, essendo ampiamente nota come porta europea dei traffici marittimi nel nome di quella baricentricità del Mediterraneo trasversalmente riconosciuta".
 

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