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Settimana Santa

Triduo pasquale, il vescovo celebra in Cattedrale il rito della lavanda dei piedi

Con la messa in Coena Domini, celebrazione che rievoca l'istituzione dell'eucaristia, si apre il triduo pasquale. Dopo la messa crismale del mattino, la cerimonia vespertina officiata dall'arcivescovo di Reggio

Con le celebrazioni del triduo pasquale del giovedì entra nel vivo la Settimana Santa. Dopo la messa del Crisma del mattino, con il rinnovo delle promesse da parte di tutti i sacerdoti e con la benedizione degli olii, per amministrare i sacramenti durante l’anno liturgico, provenienti anche dal luogo dove avvenne la strage di Capaci, questo pomeriggio monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita della diocesi Reggio Calabria-Bova, ha presieduto in Cattedrale la messa vespertina "in Coena Domini", ovvero la "Cena del Signore", durante la quale è stata fatta memoria dell’istituzione dell’eucarestia.

Alla liturgia, allietata dal coro polifonico San Paolo, hanno preso parte mons Pasqualino Catanese, vicario generale della diocesi reggina, mons Demetrio Sarica, prevosto della Cattedrale, don Nino Pangallo, rettore del Seminario, don Nicola Casuscelli, direttore dell'Ufficio liturgico della diocesi, insieme ad altri presbiteri.

Le parole del vescovo Morrone: "Il mistero pasquale è il cuore della nostra fede"

"E' Gesù questa sera che ci dice in un gesto fortissimo, un gesto eucaristico, chi è veramente Dio. E noi sappiamo che Dio è amore, ma non è una parolina magica, ma è colui che ci ama fino a morirne, fino a consumarsi per noi, fino alla fine. Compie il suo essere, fino a diventare Dio per noi. Si entra nell'amore strepitoso di Dio, però lasciamoci amare da Dio. Lui, vuole essere il Dio con noi, per noi, e Gesù questa sera nel gesto che il vescovo farà, un gesto molto semplice, ci dice chi lui vuole essere.

Impariamo da Gesù, perchè questo insegnamento serve anche a noi a essere divinamente umani. Ci introduciamo in questi santi misteri, che sorpassa ogni conoscenza, stiamo entrando nel cuore stesso di Dio, nel cuore trafitto di Gesù, un cuore che si spezza continuamente per noi su questo altare: il sacrificio di lode. Questo sacrificio vuole Dio: cioè amatevi. Come io vi ho amati". 

La lavanda dei piedi

Dopo l'omelia, la celebrazione del simbolo dell'amore di Dio: la lavanda dei piedi. Il presule ha celebrato il rito cristiano che ha origine dal vangelo di Giovanni, dove si narra che Gesù, durante l'ultima cena, si alzò da tavola, prese una bacinella d'acqua e cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli.  

Il gesto riassume tutta la vita di Gesù, il quale "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,45). Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa per i cristiani fare memoria dell'amore che Gesù ha avuto per i suoi discepoli.

Monsignor Morrone ha lavato i piedi ai componenti di famiglie dell'Equipe Notre Dame, a un catechista dell'Azione cattolica, accoliti, diacono, e infine a monsignor Antonino Denisi, decano del capitolo metropolitano.

Verso il venerdì santo

Con la reposizione dell'Eucarestia è tempo di preghiera e silenzio. Iniziano i riti del venerdì santo. Tutto si oscura, le campane sono silenti, il tabernacolo è vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti, in segno di dolore. E' iniziata la Passione di Gesù.
 

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