Coronavirus, esercenti in piazza: "Noi non siamo il problema, siamo la soluzione"

Grande e ordinata partecipazione alla mobilitazione di Confesercenti, Imprendi Sud, Apar, il Comitato spontaneo dello sport e di Assodanza Italia, chiesta l'istituzione di un tavolo permanente, Falcomatà: "Prova di responsabilità della città"

Piazza Duomo piena per la mobilitazione degli esercenti reggini

Con la toque blanche in testa sono scesi in piazza, ordinatamente e nel pieno rispetto delle normative anti Covid, per chiedere attenzione al Governo Conte. Sono appena scoccate le diciotto e i loro locali sono chiusi da qualche minuto come disposto dall’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri emanato per porre un freno all’emergenza Coronavirus.

I commercianti, i ristoratori, i professionisti reggini hanno raccolto l’invito lanciato da Confesercenti e hanno riempito Piazza Duomo per dire al premier Giuseppe Conte: “Vogliamo lavorare, non vogliamo essere aiutati, ma se non ci fa lavorare lo Stato non ci può abbandonare, lo Stato deve sostenerci concretamente per farci operare, come anche noi vogliamo, nel pieno rispetto delle normative”.

Nelle facce, nelle parole e nei gesti di tutti coloro che hanno risposto presente alla chiamata di Claudio Aloisio si legge la delusione, l’insoddisfazione per le decisioni assunte dal Consiglio dei ministri e riassunte nel cosiddetto “Decreto ristori”.

D’altronde lo slogan che ha accompagnato l’iniziativa, alla quale hanno aderito insieme a Confesercenti, anche Imprendi Sud, Apar, il Comitato spontaneo dello sport e la delegazione calabrese di Assodanza Italia (che ha inscenato un flashmob sulle note dell’inno di Mameli), era chiaro: “Fermiamo il virus ma non l’economia”.

“Quella di oggi - ha detto il presidente di Confesercenti Reggio Calabria, Claudio Aloisio - è una manifestazione che nasce per dar voce ai pubblici esercizi, a tutti gli imprenditori che stanno vivendo una crisi drammatica che, probabilmente, sarà ancora più pesante perché questo maledetto virus non accenna a fermarsi. Non è una manifestazione politica, nasce solo per tutelare i diritti delle nostre categorie. Questo è un problema che ci riguarda tutti, la chiusura ha rilevanti ricadute sociali”.

Alla manifestazione ha portato il suo saluto il primo cittadino di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, al quale Aloisio ha consegnato la proposta di creare un osservatorio permanente sull’economia reggina per affrontare l’emergenza e programmare il futuro della città. Una proposta che il sindaco ha accolto e rilanciato, dicendosi disponibile . 

“Ringrazio il comparto della ristorazione, del commercio e, in generale, dell’imprenditoria di Reggio Calabria - ha detto Giuseppe Falcomatà - che, in un periodo difficile, scende in piazza per chiedere interventi immediati per proteggere le loro attività da una crisi rischiosa e lo fa dimostrando unità e grande senso di responsabilità”.

"Oggi - ha detto Falcomatà facendo il paragone con quanto registratosi a Torino, Roma e Palermo  - assistiamo, e non è una cosa che deve passare in second’ordine, alla dimostrazione tangibile del grande senso di responsabilità che la nostra città è in grado di mettere in campo. Reggio Calabria dimostra grande rispetto per se stessa e si discosta da quanto accaduto in altre realtà del nostro Paese dove la protesta è sfociata in rabbia e violenza”.

Giuseppe Falcomatà, poi, ha sposato la causa degli esercenti reggini. “Siamo al loro fianco - ha concluso il primo cittadino di Reggio Calabria - siamo dallo stesso lato della barricata. Non c’è destra e non c’è sinistra, siamo tutti dalla stessa parte. E’ una battaglia che sposiamo in pieno e che dobbiamo combattere con tutte le armi che abbiamo a disposizione, spingendo sul Governo per dare concretezza alle misure previste all’interno del Decreto ristori, chiediamo che le provvidenze previste arrivino subito altrimenti si fa fatica a contenere la rabbia sociale”.

Dal palco di Piazza Duomo è intervenuto anche Angelo Musolino, responsabile dell’Apar. “Stiamo condividendo una protesta. Quello che noi chiediamo - ha detto Angelo Musolino - è avere da una parte la solidarietà delle istituzioni e dall’altra la vicinanza della politica, che ci ha chiesto di mettere in sicurezza l’attività e noi lo abbiamo fatto, noi non siamo gli untori di questa pandemia, le nostre attività sono sicure. Non vogliamo disparità di trattamento. Siamo in piazza per essere uniti e poter chiedere un tavolo al quale ognuno di noi potrà dire ciò che serve alle nostre attività”.

“Io non ci sto” ha urlato al microfono Carmelo Crucitti, responsabile di Imprendi Sud. “Apriamo per perdere soldi - ha detto Crucitti - forse è meglio chiudere definitivamente. Noi non siamo gli untori della notte, noi abbiamo lavorato bene e messo in sicurezza i nostri locali mentre qualcuno forse era in fiera. Invece di pensare alla riapertura delle scuole, ad implementare il flusso dei trasporti ha pensato alle vacanze. Fateci lavorare onestamente”.

Al microfono di Piazza Duomo è intervenuto anche Nino D’Amico, responsabile di Assodanza. “Ci hanno distrutto con le restrizioni - ha detto - e non ci sostengono con gli ammortizzatori sociali. Oggi non c’è colore politico, oggi dobbiamo essere tutti uniti per vincere questa battaglia”.

Un appello all’unità, infine, è giunto da Renato Raffa del Comitato spontaneo dello sport. “Condivido il dolore di tutti voi, l’apprensione, la paura di tornare a casa dalle vostre famiglie e dire non ce l’abbiamo fatta. Questo non può succedere - ha concluso Raffa - dobbiamo dare tutto per salvare la nostra società. Noi non siamo il problema, noi non siamo il contagio, noi siamo la soluzione del problema. Noi vogliamo collaborare e non essere messi da parte. Un contributo non può sostituire la dignità di un lavoratore, lasciateci lavorare perché sappiamo farlo bene”.

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