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Sabato, 22 Gennaio 2022
La polemica / Riace

Lucano sulla sentenza di condanna: "Non mi inginocchio, piuttosto vado in galera"

L'ex sindaco di Riace è ritornato sull'esito del processo Xenia durante una manifestazione in suo sostegno che si è svolta a Bologna ed ha sostenuto che contro di lui è stata emessa una "condanna politica"

"Io non mi inginocchio, piuttosto faccio 13 anni di galera. Non ho paura di andare in carcere per un ideale". A dirlo è l'ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, questa mattina a Bologna per un'iniziativa di solidarietà nei suoi confronti. Lucano sul palco commenta le motivazioni della sentenza di condanna a suo carico, pubblicate ieri. "Voglio che sia fatta giustizia fino in fondo - non si arrende l'ex sindaco - il teorema alla base dell'impianto accusatorio è costruito su cose non vere. E non sono state nemmeno concesse le attenuanti generiche". Secondo Lucano, infatti, dietro la condanna c'è un "accanimento sul pensiero politico". 

L'accoglienza nella cittadina calabra, del resto, "è stata anche una visione politica", rivendica l'ex sindaco. Per questo "si doveva far saltare Riace e dimostrare che il messaggio politico del sindaco era da distruggere- sostiene Lucano- questo è il vero obiettivo, non è solo una condanna. Ho dimostrato che sinistra è una parola di umanità, mentre la destra è solo fascismo e razzismo. E il mio messaggio politico fa paura". Da Riace, insomma, "è arrivato il messaggio forte che l'umanità risolve i problemi", afferma l'ex sindaco, mentre "se la politica decide chi può restare e chi deve andare via, perde la sua mission".

Nella condanna viene imputata a Lucano anche l'associazione a delinquere. Ma nelle motivazioni questo reato "non è giustificato- sostiene l'ex sindaco- e se c'è stata l'associazione a delinquere, allora hanno partecipato anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria. Quando conveniva a loro, chiedevano con insistenza perchè non sapevano dove collocare le persone. E poi mi hanno condannato".

Lucano è accusato tra l'altro anche di peculato, abuso d'ufficio, danno erariale e turbativa d'asta. Una parte della condanna è legata al fatto di non aver rispettato il limite di sei mesi di permanenza per i migranti. Un tetto fissato da "alcuni burocrati che da Roma vogliono imporre linee guida senza conoscere nulla dei territori e dell'accoglienza- si ribella Lucano- sei mesi sono nulla, come può una famiglia che non ha niente ripartire da zero? Ma di questo reato sono consapevole, e lo rifarei".

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