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In dodici mesi sono cresciuti i casi di atti persecutori e maltrattamenti contro le donne | VIDEO

La questura di Reggio Calabria, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presenta un report delle attività messe in atto per contrastare il fenomeno

 

Da gennaio a settembre del 2020 sono stati 178 gli atti persecutori nei confronti delle donne che si sono registrati a Reggio Calabria e nella sua provincia: 37 in più rispetto all’anno precedente. In aumento anche i maltrattamenti contro familiari e conviventi: 130 contro 124, mentre i dati relativi alle violenze sessuali segnato un calo contenuto, scendendo da 27 a 23. Sono questi i dati forniti dalla Questura di Reggio Calabria, guidata da Bruno Megale, in occasione della giornata internazionale sulla violenza di genere.

Conoscenza strumento di lotta

L’unico strumento per combattere questa battaglia giuridica e sociale, e vincerla, è la conoscenza. L’informazione deve essere lo strumento di prevenzione: le giovani generazioni devono conoscere il tema, ne devono sentir parlare, e devono avere contezza degli strumenti cui possono accedere a tutela delle vittime. L’informazione e la formazione sono gli strumenti più efficaci per prevenire e sradicare quello che è ormai riconosciuto come un problema sociale e culturale. La straordinaria opera di diffusione del messaggio della “non violenza”, che si attua in giornate come oggi, diffonde la cultura della legalità, ed è ormai condivisa tra le Istituzioni la convinzione che la “violenza di genere” non sia un fenomeno da affrontare solo dal punto di vista repressivo, ma che anzi il ruolo fondamentale sia assunto dalla prevenzione.

Formazione culturale

Indispensabile è la formazione culturale: formazione dei più giovani, che devono accedere a percorsi didattici orientati a diffondere il messaggio della “non violenza”, e formazione delle vittime, adolescenti o adulti che siano, che devono poter coltivare un sentimento di fiducia nelle Istituzioni, ed avvicinarsi agli Uffici di Polizia per denunciare i comportamenti vessatori subiti. Queste idee si fondano su una considerazione di carattere socio-culturale: oggigiorno, per fortuna, il fenomeno della “violenza di genere” non è più chiuso all’interno delle mura domestiche, e le vittime possono contare su una importante rete di sostegno.

L’impegno dello Stato

Il costante impegno della Polizia di Stato nel contrasto ai reati di violenza di genere, obiettivo perseguito con quotidiana fermezza, passa anche attraverso la diffusione del messaggio alle vittime, che non devono sentirsi isolate, perché non lo sono.

Abbiamo a che fare con un fenomeno trasversale a tutte le fasce sociali e diffuso su tutto il territorio nazionale. Nella maggior parte dei casi riguarda le relazioni familiari e affettive, e le vittime sono le donne. Ma non bisogna dimenticare che il termine “genere” non è sinonimo di “donna”: con le parole “violenza di genere” si intende la violenza perpetrata ai danni di un soggetto “debole”, e ciò significa che può trattarsi anche di un uomo, laddove nel caso di specie sia il soggetto debole del rapporto.

Maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenza sessuale, sono tutte manifestazioni di “violenza di genere”, e sono tutte situazioni per le quali la legge fornisce alle Forze di Polizia gli strumenti per intervenire, anche e soprattutto con mezzi di tutela anticipata rispetto ad un procedimento penale.

I protocolli di sicurezza

L’intervento di polizia, inteso quale primo contatto con le vittime, si svolge secondo le prassi operative indicate in due protocolli ministeriali, che individuano best practices condivise tra le forze di polizia.

Il Protocollo “Eva”, procedura istituita dalla Dai nel gennaio 2017, che codificala gestione del primo intervento:l’operatore di polizia segue le indicazioni contenute in una “processing card”, con regole predefinite ed uguali su tutto il territorio nazionale.

Il Protocollo “Liana” (Linea interattiva assistenza nazionale antiviolenza), che attiva un servizio a disposizione delle vittime: uno speciale programma di tutela che consente loro di “salvare” il numero di telefono presso la centrale operativa, così che in caso di richiesta d’aiuto la telefonata riceva priorità immediata, e si colleghi con una scheda personale riassuntiva della posizione del chiamante.

L’App “Youpol”

La prontezza degli interventi e la necessità di garantire immediata tutela sono stati i principi ispiratori anche della recente l’implementazione dell’App della Polizia di Stato Youpol, che consente ai cittadini di chattare con le sale operative delle Questure e permette la geolocalizzazione dell’utente.

Nel tempo dell’emergenza Covid l’attenzione sul tema della violenza di genere ha condotto a quest’ulteriore iniziativa, sulla considerazione che la permanenza domiciliare obbligatoria potesse determinare situazioni di pericolo. L’app era stata creata per il contrasto ai reati di bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, ed è stata aggiornata nello scorso mese di marzo, prevedendo la possibilità di segnalare anche i reati di violenza domestica.

Le armi in mano al Questore

L’importanza dell’anticipazione della tutela trova peraltro riscontro normativo nel potere di ammonimento del Questore. Ad una richiesta di aiuto il Questore può infatti dare immediata risposta, attraverso un provvedimento amministrativo, di natura preventiva, che ha la finalità di scoraggiare gli atteggiamenti violenti ed evitarne la degenerazione in illeciti penali. È una misura di prevenzione che nasce con lo scopo di garantire alla vittima una tutela rapida ed anticipata rispetto alla definizione di un eventuale procedimento penale.

L’ammonimento del Questore può essere adottato per atti persecutori (art. 8 legge 38 del 2009), su istanza della persona offesa, e in ipotesi di violenza domestica (art. 3 legge 119 del 2013) anche senza istanza o in assenza di querela.

L’ammonimento per atti persecutori è un avvertimento che il Questore rivolge allo stalker perché si astenga dal commettere ulteriori atti di molestia, e può anche accompagnarsi al ritiro del porto d’arma ed al sequestro delle eventuali armi in possesso dell’autore di condotte persecutorie.

L’ammonimento per violenza domestica può essere adottato dal Questore nel caso di episodi di percosse e lesioni lievi, non solo su istanza della vittima, ma anche su segnalazione di un testimone o su iniziativa della stessa forza di polizia, che peraltro può allontanare immediatamente il soggetto dall’abitazione.

Ulteriore strumento di tutela attuabile dal Questore è la proposta di sorveglianza speciale personale e patrimoniale di pubblica sicurezza per gli indiziati di atti persecutori, esteso dal Codice Rosso (L. 69/2019) anche al delitto di maltrattamenti contro i familiari e conviventi. Alla misura può essere aggiunto anche il divieto di soggiorno in uno o più comuni o province, diversi da quelli di residenza, o l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale.

Ciò che preme, in sostanza, è far conoscere alle vittime di violenza la moltitudine di strumenti attraverso i quali possono ricevere tutela, sia immediata, rivolgendosi alle forze di polizia, e sia successiva, attraverso l’applicazione delle leggi afferenti alla materia.

Il Codice rosso

Poco più di un anno fa il legislatore è intervenuto con la L.69/2019, il Codice rosso, modificando il codice penale, il codice di procedura penale ed altre disposizioni inerenti alla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

È stata prevista un’accelerazione procedurale, tra gli altri, per i reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, per adottare più celermente eventuali provvedimenti di protezione delle vittime.

È stata modificata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, per consentire al giudice di garantirne il rispetto anche attraverso il controllo con strumenti tecnici, come l’ormai più che collaudato braccialetto elettronico.

La legge ha aggravato le sanzioni previste per i reati ascrivibili al fenomeno della violenza di genere, ed ha introdotto 4 nuove fattispecie: il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revengeporn); il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso; il reato di costrizione o induzione al matrimonio la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. L’impegno delle forze dell’ordine si unisce all’impegno legislativo, per combattere questa difficile ma straordinaria battaglia, che possiamo vincere combattendo come Squadra Stato, unita e compatta.

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