Domenica, 14 Luglio 2024
Crisi politica al Comune

Si avvicina il consiglio comunale della sfiducia, ma il sindaco ormai è blindato

All'inizio della prossima settimana l'assemblea che dovrà votare la mozione della minoranza. Ecco quali sono le mosse di Falcomatà

Si svolgerà all'inizio della prossima settimana (con molta probabilità martedì 30 gennaio) la seduta del consiglio comunale più rovente dal rientro di Giuseppe Falcomatà a Palazzo San Giorgio. Nella riunione sarà infatti discussa la mozione di sfiducia presentata da 13 consiglieri dell'opposizione (l'intera minoranza eccetto Saverio Pazzano), che al momento del deposito faceva presagire scenari inquieti per il sindaco. 

Era il 10 gennaio, pochi giorni dopo la rivelazione (epifanica, il 6) della prima tranche di assessori della nuova giunta, e Falcomatà aveva suscitato malumori e indignazioni nella sua maggioranza, con in testa il suo partito, un Pd estromesso dalla squadra di governo e che si era visto azzerare tutti gli assessori all'interno di una giunta tecnica nella quale però era stato riconfermato il solo Paolo Brunetti. La reazione da fulmini e saette dei democratici reggini, contenuta in una nota della segretaria Valeria Bonforte in cui si parlava di condotta "antidemocratica" e "scelte lesive del partito" aveva ispirato la minoranza, pronta a cogliere un'occasione perfetta per mandare a casa Falcomatà.

La mozione di sfiducia e gli scenari politici cambiati a favori del sindaco

In quel contesto è nata l'iniziativa prima dei soli consiglieri di Forza Italia e poi allargata alla coalizione di centrodestra per presentare una mozione di sfiducia congiunta. A firmarla sono stati Federico Milia, Antonino Caridi e Antonino Maiolino (Forza Italia); Antonino Minicuci, Giuseppe De Biasi, Armando Neri e Mario Cardia (Lega); Demetrio Marino (Fratelli d'Italia); Saverio Anghelone (Noi Moderati); Massimo Ripepi (gruppo misto); Roberto Vizzari (Reggio Attiva); Guido Rulli (Minicuci sindaco); Angela Marcianò (Impegno e Identità). Tredici nomi, che per raggiungere l'obiettivo devono diventare 17, e per questo era subito partito il battage dell'opposizione nei confronti dei tanti scontenti nella maggioranza. Facendo appello a coerenza, dignità e reale amore per Reggio gli sfiducianti avevano chiesto un'adesione al Pd, ai Democratici e Progressisti defenestrati dalla giunta senza nessuno spiraglio, e ovviamente all'outsider Pazzano. 

Presto però le speranze di riuscire nell'impresa si sono infrante contro la riappacifazione tra Falcomatà e il Pd, con un patto che ha visto, da una parte, il partito ribadire il suo sostegno al sindaco formulando anche alcune istanze programmatiche, e dall'altra il primo cittadino completare la giunta con due conferme dem (Nucera e Battaglia) e un terzo nome comunque di area, Anna Briante. Recuperato il rapporto con il Pd, le altre forze della maggioranza che pure erano uscite allo scoperto con toni poco allegri all'indomani della presentazione della mezza giunta, si sono acquietate. Qualche interlocuzione con Falcomatà è proseguita, registrando persino richieste di annullare le nomine e stravolgere tutto, ma di fatto la partita era già stata vinta dal sindaco, su tutta la linea.

Trattative con i Dp per escludere brutte sorprese nel voto in consiglio

La situazione attuale è dunque molto diversa dal giorno in cui i 13 dell'opposizione erano scesi in campo immaginando un successo della mozione di sfiducia. Lo scenario del fatidico consiglio è cambiato e gli stessi consiglieri non si fanno illusioni sull'esito del voto. Un colpo di scena non è però totalmente escluso, perché è ormai chiaro a tutti che la maggioranza di Falcomatà è tenuta insieme da un equilibrio molto precario di interessi e concessioni reciproche. I Democratici e Progressisti sono la forza che da questa telenovela politica è uscita peggio, perdendo i suoi assessori (che tra l'altro avevano lavorato molto bene), e certamente hanno motivi di risentimento verso il sindaco. Un eventuale voltafaccia dei quattro consiglieri Dp permetterebbe alla mozione di essere approvata, e per questo Falcomatà avrebbe incontrato alcuni di loro ascoltandoli e mettendo sul piatto l'ipotesi di qualche delega da assegnare, mentre le presidenze di commissioni vedono il movimento già rappresentato con Malara e Nocera. E' già certa la fedeltà di Castorina, più volte espressa pubblicamente anche dal gruppo misto, quanto agli altri tutto dipenderà dagli accordi di queste ore. 

Un consiglio blindato, ma non sarà l'ultimo banco di prova del sindaco

Una posizione ambigua è quella di Nino Zimbalatti. Politicamente, il Psi ha attaccato Falcomatà per le scelte della giunta, tanto più che si è visto defenestrare l'assessora Irene Calabrò. Lo stesso Zimbalatti, in varie commissioni e consigli, ha affermato il proprio appoggio alla maggioranza riservandosi però un giudizio caso per caso e il voto negativo su provvedimenti non condivisi. Alcune indiscrezioni parlano anche di una fase di riflessione del consigliere, che nei prossimi mesi potrebbe cambiare posizionamento - preferendo nel frattempo un mood più defilato e l'opportunità di non assumere deleghe per non trovarsi in imbarazzi futuri. Nella situazione del voto di sfiducia questo potrebbe significare che starà dalla parte del sindaco. Per ora. 

Giuseppe Falcomatà, insomma, si sente blindato e probabilmente lo pensa a ragione. Ma dopo aver superato le forche caudine di questa sfiducia sventata, dovrà ponderare bene le prossime mosse. Il sindaco è accerchiato e per salvarsi davvero dagli oppositori ha bisogno vitale di riacquistare la fiducia dei suoi, perché le brutte sorprese potrebbero arrivare proprio da questa parte. E sarebbe strano che non lo sapesse uno che agli altri ne ha fatte tante e senza troppi scrupoli. 

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