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Scenari del voto

Non solo Giorgia, la Calabria porta in dote alla politica sette donne

Tra conferme e new entry, le elette nei nostri collegi sono quasi tutte del territorio. E hanno legami calabresi anche le due lady azzurre Fascina e Siracusano

Se l'atteso incarico da prima donna premier a Giorgia Meloni sarà epocale per l'Italia, in queste elezioni la Calabria ha fatto la sua parte portando in Parlamento sette signore tra deputate e senatrici, una buona rappresentanza femminile su un totale di 19 eletti.

Per molte di loro si tratta di riconferme (le pentastellate Anna Laura Orrico e Vittoria Baldino; nelle file di FdI l'ex presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro ed Eugenia Roccella; Enza Bruno Bossio del Pd), mentre sono new entry parlamentari Simona Loizzo e Tilde Minasi della Lega (che si era candidata alle politiche del 2018 e, pur non eletta, aveva sfiorato lo scranno in Senato subentrando a un collega deceduto, seggio a cui aveva rinunciato per lavorare nella giunta regionale di Occhiuto).

Tranne la bolognese Roccella, il voto ha premiato le candidate oriunde: una bocciata illustre, la star femminile del terzo polo Maria Elena Boschi, era stata criticatissima perché "forestiera" e senza alcuna conoscenza diretta della Calabria. Tutte hanno esperienza istituzionale collaudata, ma in tema di parità e diritti ce n'è qualcuna che ha fatto più delle altre.

Minasi, paladina della doppia preferenza di genere 

Minasi Tilde-2-2La neosenatrice reggina Tilde Minasi della Lega, attuale assessore regionale alle politiche sociali pronta a fare le valigie per palazzo Madama, è stata tra le promotrici della legge regionale per la doppia preferenza di genere obbligatoria, in accoglimento di quanto disposto per gli enti locali dal legislatore nazionale con la 20/2016 per impedire discriminazioni di sesso nelle elezioni. Il disegno di legge (dedicato alla memoria di Jole Santelli) è stato approvato in consiglio regionale a novembre 2020 e porta la firma di Mimmo Tallini, ma l'iter per raggiungere un risultato storico per le donne in pòlitica è stato molto più lungo e arrivato dopo un gap normativo di cinque anni e una diffida del governo.

Nel 2014 Minasi (che è tra i firmatari della legge approvata) aveva presentato un emendamento alla legge elettorale insieme alla collega Gabriella Albano, raccogliendo oltre settemila firme raccolte, ma non fu approvato; nella consiliatura successiva, ci provò Flora Sculco, anche lei vedendo respinto il suo testo. La prima a parlare di doppia preferenza di genere era stata però Giovanna Cusumano (in queste politiche candidata al Senato per FdI e non eletta) nel 2011, allora nel ruolo di presidente della commissione regionale alle pari opportunità, ricevendo il plauso proprio di Tilde Minasi, che al tempo era assessore comunale. La novella senatrice leghista è sempre stata convinta dell'importanza di eliminare gli ostacoli di genere per la piena partecipazione delle donne alla politica, tanto da collaborare senza divisioni con esponenti di altri partiti pur di dotare la Calabria di questo strumento normativo di parità. 

I due fronti sull'aborto con la militante Bruno Bossio e la cattolica Roccella

L'aborto e i timori legati a una possibile revisione della legge 194 sono stati centrali nella campagna elettorale della vittoria annunciata del centrodestra. Tre le parlamentari elette in Calabria ci sono due donne con posizioni nettissime e opposte sull'argomento. Una giovanissima Enza Bruno Bossio era stata in prima linea nei movimenti femministi che difendevano il diritto all'aborto. Nella sua militanza comunista degli anni Ottanta, la riconfermata deputata del Pd aveva protestato contro la classificazione dello stupro tra i reati contro la morale anziché la persona, e nel 1989 è stata tra i fondatori dell'ormai storico centro antiviolenza cosentino intitolato a Roberta Lanzino.

Tutt'altra storia per Eugenia Roccella, candidata (ed eletta) in Calabria da Fratelli d'Italia. Roccella è stata protagonista di scontri con femministe e comunità Lgbtq+ per le sue posizioni conservatrici e ultracattoliche (è stata portavoce del Family Day). Figlia di uno dei padri del partito radicale, aveva iniziato ad occuparsi di politica in un'area femminista, che ha bruscamente abbandonato per unirsi, dopo una lunga pausa dalla vita pubblica, al Pdl. Tra le sue battaglie contro matrimoni gay e unioni civili, eutanasia e fecondazione assistita, spicca l'attacco alla pillola abortiva, definita con toni choc "un inganno terrorizzante". Ha creato un comitato contro l'utero in affitto e l'ha chiamato "Di mamma ce n'è una sola"

Restano in Parlamento la compagna di Occhiuto e la melitese lady Berlusconi

Non sono state elette in Calabria ma sono legate, sebbene per motivi diversi, alla nostra regione le due lady azzurre Marta Fascina e Matilde Siracusano. Deputate uscenti di Forza Italia, sono state rielette entrambe. La messinese Siracusano, pasionaria del Ponte sullo Stretto, è la compagna del governatore Roberto Occhiuto e madre del suo terzo figlio, Tommaso, nato pochi giorni fa durante le battute finali della campagna elettorale (annunciando il lieto evento, Siracusano ha commentato scherzando "ha deciso di nascere ora perché si era rotto di seguirmi dappertutto"). Candidata nel collegio della sua città, è stata sconfitta con grande amarezza dall'avversario Francesco Gallo, uomo del sindaco Cateno De Luca, ma è ugualmente riuscita a ottenere il secondo mandato in Parlamento nella circoscrizione di Catania. All'indirizzo dei suoi concittadini ha dichiarato, offesa, che "da oggi non sarò più una parlamentare di Messina". 

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La quasi moglie di Silvio Berlusconi Marta Fascina (nella foto), nata a Melito Porto Salvo e cresciuta a Portici, è stata strategicamente candidata da Forza Italia nel collegio di Marsala nella posizione blindata di capolista, dove ha stravinto con oltre il 45% delle preferenze, un plebiscito. Un successo che ha scatenato l'ironia dei social perché la bionda Fascina ha candidamente dichiarato di non essere mai stata in Sicilia, se non per una remota vacanza da bambina con la famiglia.

Sul web i commenti sono impietosi e all'insegna del ridicolo, alludendo soprattutto al suo legame con il Cavaliere come a quello di "una badante che ce l'ha fatta". Se davvero in politica sta iniziando un nuovo corso per le donne, questo immarcescibile cyberbullismo sessista non è un segnale confortante. Ma basta ricordare come la campagna elettorale in Calabria ci abbia fatto vedere, anche al cospetto di donne big di partito, il solito contorno di segretarie mute e hostess incaricate di reggere i mazzi di fiori destinati alle sorelle di potere. Insomma, non basta essere femmine se poi, quando si raggiunge il vertice, si agisce da maschiliste. 

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