A Locri la commemorazione di Fortugno, il presidente Irto: "Non dobbiamo dimenticare"

Giornata in memoria del vicepresidente del consiglio regionale, ucciso dalla 'ndrangheta nel 2005. Il ricordo delle istituzioni e degli studenti

L'intervento del presidente Irto

"Franco Fortugno fu ucciso in una giornata di festa e di democrazia. Il suo omicidio provocò uno sconquasso umano, politico e istituzionale che non dobbiamo dimenticare". Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, intervenendo a Locri alla commemorazione del vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale, assassinato il 16 ottobre 2005. Irto ha definito il politico locrese "una persona buona, sorridente, di cui conservo i ricordi dell'epoca in cui militavamo nello stesso partito". 

Per il presidente Irto: "Quella tragica vicenda ha rappresentato un attacco al cuore della democrazia in Calabria, la cui gravità, ancora oggi, richiede a ciascuno di noi una seria riflessione e impone alla politica un solenne patto di ripudio della 'ndrangheta e del suo consenso inquinato. In Calabria emerge ancora oggi la necessità di irrobustire gli anticorpi sociali, politici ed economici contro la 'ndrangheta. Ma gli anticorpi della società si formano partendo dai giovani. Ecco perché apprezzo molto che il ricordo di Franco, di cui il Consiglio regionale è doverosamente parte attiva, si rivolga soprattutto al mondo studentesco".

Nel merito dell’iniziativa di ricordo di Fortugno, intitolata ‘Leggo per legittima difesa’ e promossa dal liceo Mazzini, il presidente Irto ha sottolineato "le carenze che, dal punto di vista socio-educativo, continuano a manifestarsi, purtroppo, nella nostra regione. Per farvi fronte, in Consiglio regionale abbiamo investito molto sulla cultura, come strumento di riscatto e di promozione dell'immagine della Calabria; e, nell'ultima seduta dell'Assemblea, abbiamo approvato, tra l'altro, una legge volta a favorire la diffusione della lettura in età prescolare. Sono convinto che la sete di conoscenza non sia solo uno strumento ‘di legittima difesa’ ma anche di affermazione dei valori positivi che si sono tramandati con maggiore rapidità e capillarità da Gutenberg in avanti". 

"E tutto questo - ha concluso Nicola Irto - ha piena attinenza con la lotta alle mafie, perché una società più evoluta e più colta sviluppa maggiormente lo spirito critico, l'elaborazione del pensiero e il senso di comunità: elementi, questi, essenziali per contrastare efficacemente la sub-cultura mafiosa".

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