La malattia renale cronica, nefrologi e medici di medicina generale a confronto

L’importanza di percorsi condivisi al centro di un convegno all’Ordine dei medici di Reggio Calabria

da sinistra Zema, Zampogna e Postorino

"Aspetti metabolici della malattia renale cronica: confronto tra medico di medicina generale e nefrologo”: è stato questo il tema di un’interessante giornata formativa promossa dall’Ordine dei medici di Reggio Calabria con la collaborazione del reparto di nefrologia del Grande Ospedale Metropolitano, guidato dal direttore dell’Unità operativa complessa, Francesca Mallamaci.

"Questa giornata di studio – ha spiegato Antonino Zema, coordinatore della commissione formazione ed aggiornamento dell’Ordine dei medici - ha avuto lo scopo di fornire informazioni utili per creare percorsi condivisi tra reparti ospedalieri di nefrologia ed i medici di famiglia al fine di consentire ai pazienti di fruire di un’assistenza qualificata". 
"Una condizione di riduzione quantitativa della funzionalità renale – ha aggiunto Antonino Zema - porta, infatti, ad un quadro di insufficienza renale cronica, spesso, derivante da ipertensione arteriosa, diabete, obesità ma anche da malattie di origine genetica come le glomerulopatie ed il rene policistico".

Le malattie renali sono divenute un problema sociale che se non trattate in maniera appropriata e con un approccio preventivo ha sottolineato Giuseppe Zampogna, vicepresidente dell’Ordine dei medici reggino "possono generare conseguenze irreversibili sulla salute dei pazienti e conseguenti ripercussioni sulla serenità delle loro famiglie per via dei trattamenti dialitici a cui si sottopongono".  Zampogna ha fatto anche riferimento alla rilevanza, in questo ambito, delle norme dietetiche correlate nonché all’importanza del collegamento fra ospedale e territorio.

"L’evento odierno è l’occasione per sottolineare l’importanza di una diagnosi precoce della malattia renale cronica – ha osservato Maurizio Postorino, nefrologo del Grande Ospedale Metropolitano, che ha introdotto il convegno - in modo da poter intervenire per rallentarne la progressione. Questa attività deve essere eseguita contemporaneamente dal medico di medicina generale e dal nefrologo e solo attraverso una concreta collaborazione è possibile raggiungere questo obiettivo". 

Maurizio Postorino ha rammentato altresì ai presenti l’importanza delle terapie sostitutive della funzione renale ed, in particolare, del trapianto del rene che rappresenta l’opzione migliore.  "Nei pazienti che afferiscono ai medici di medicina generale, il 15-20% è affetto da insufficienza renale – ha puntualizzato Postorino - patologia particolarmente frequente nei soggetti diabetici ed ipertesi tra i quali, tale percentuale raddoppia. In Italia, oggi, si contano, infatti, circa 50 mila dializzati".


Per il medico di base Paolo Pensabene il pdta "è uno strumento indispensabile per il medico di medicina generale al fine di gestire la malattia renale cronica ma anche per effettuare un’efficace prevenzione a favore dei propri pazienti".
Sul tema di giornata, poi, hanno relazionato, i dirigenti medici dell’Unità operativa di nefrologia, dialisi e trapianto di rene del Grande Ospedale Metropolitano, Graziella Caridi, Francesco Marino, Francesco Cambareri e Vincenzo Antonio Panuccio, i quali hanno approfondito il percorso diagnostico – terapeutico della malattia renale cronica con i medici di medicina generale, le opzioni terapeutiche di trattamento fra cui la dialisi peritoneale, il trapianto renale da cadavere ed il trapianto renale da vivente, con la presentazione anche di alcuni casi clinici. Il punto di vista del medico di medicina generale, invece, è stato curato da Giuseppe Galletta, presidente della Medicoop Sant’Agata.

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