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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Arghillà, detenuto si toglie la vita dopo il tentato sequestro di un bambino al Maxi Brico

L'uomo, un cittadino rumeno, senza fissa dimora e incensurato, probabilmente affetto da problemi psichici, era stato arrestato dalla polizia. La denuncia di Quintieri dei Radicali

Era stato arrestato dalla polizia per il presunto sequestro di un minore lo scorso 16 luglio. Il cittadino rumeno, senza fissa dimora, incensurato, forse affetto da problemi psichici, non ha retto il carcere e si è tolto la vita, impiccandosi nella sua cella di Arghillà.  A darne notizia, Emilio Enzo Quintieri, consigliere nazionale dei Radicali italiani e candidato garante regionale dei diritti dei detenuti della Calabria.

"Nonostante l'avvocato Valentino Mazzeo, del Foro di Reggio Calabria, suo difensore d'ufficio, abbia chiesto a Domenico Armoleo, giudice per le indagini preliminari del Tribunale, di disporre una perizia psichiatrica, e nelle more il ricovero del suo assistito in una struttura sanitaria esterna, poiché probabilmente affetto da gravi disturbi psichiatrici, come emerso già all’atto dell’arresto, il giudice ha respinto l’istanza, confermando la custodia in carcere".

Per Quintieri "si tratta della solita tragedia annunciata", il consigliere si domanda "per quale motivo il gip reggino non abbia accolto la richiesta del difensore disponendo una consulenza psichiatrica ed il ricovero in una struttura sanitaria per questo poveraccio, anziché tenerlo nel sovraffollato carcere di Arghillà (360 detenuti presenti a fronte di una capienza di 302 posti), Istituto in cui peraltro risulta carente, oltre al personale di Polizia Penitenziaria (113 unità a fronte delle 160 previste dalla pianta organica) e della professionalità giuridico pedagogica (4 funzionari a fronte dei 7 previsti), l’assistenza sanitaria ed in modo particolare quella specialistica di tipo psichiatrico (6 ore settimanali con circa 100 detenuti con problemi psichiatrici di cui circa 30 ad alto rischio suicidario) nonché quella psicologica (8 ore settimanali)”. Ad oggi, continua Quintieri, "sono 77 i detenuti morti negli Istituti penitenziari d’Italia, 28 dei quali per suicidio. Ed in Calabria, in questi pochi mesi del 2019, sono deceduti quattro detenuti, due dei quali si sono tolti la vita".

"Nelle carceri calabresi, si continua a morire -continua Quintieri - ed il Consiglio regionale della Calabria (che si riunirà il primo agosto) continua a non eleggere il garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, nonostante espressamente diffidato ad adempiere!" 

"Segnalerò l’ennesimo vergognoso decesso - conclude l’ex consigliere nazionale dei Radicali italiani - al garante nazionale dei diritti dei detenuti ed al garante comunale di Reggio Calabria e solleciterò la presentazione di una interrogazione parlamentare a risposta scritta ai ministri della giustizia e della salute per conoscere la dinamica e le cause della morte del detenuto e se durante la sua permanenza in Istituto abbia avuto tutta la sorveglianza e l’assistenza sanitaria di cui aveva bisogno, in forma adeguata ed efficiente".

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