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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca Rosarno

Le cosche in Basilicata crescono grazie ai rapporti con i Pesce-Bellocco

E' questo quello che sarebbe emerso dall'indagine della polizia a carico del clan di Potenza Martorano-Stefanutti che ha portato questa mattina all'arresto di 38 persone

Una "capillare compenetrazione del sodalizio potentino nel tessuto economico e imprenditoriale cittadino". È quanto emerso dalla vasta operazione della polizia a carico del clan di Potenza Martorano Stefanutti che ha portato questa mattina all'arresto di 38 persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento seguito da incendio e altro, aggravati dall'agevolazione e dal metodo mafioso.

Dalle indagini, condotte dalla direzione distrettuale Antimafia di Potenza, è emerso il reiterato ricorso ad eclatanti azioni intimidatorie, quale da ultimo quella del marzo dello scorso anno, quando furono esplosi quattro colpi di arma da fuoco contro l'abitazione di un imprenditore di Palomonte.

Dalle investigazioni, nel corso delle quali sono stati acquisiti documenti contenenti veri e propri riti di affiliazione, regole, organigrammi e ruoli di vertice delle cosche della ndrangheta, hanno inoltre reso evidente l'esistenza di consolidati legami intrattenuti nel corso degli anni dal sodalizio lucano con alcuni dei clan maggiormente accreditati sul territorio nazionale, come quello dei Pesce-Bellocco di Rosarno e quello dei Grande Aracri di Cutro, con cui secondo la Procura di Potenza "è stato intessuto un consistente e duraturo rapporto di collaborazione criminale coltivato negli anni specie nel settore elettivo dei videogiochi", per il quale la Dda potentina ha già svolto in passato altre indagini che hanno portato nel corso di quest'anno alle prime sentenze di condanna, tra gli altri, nei confronti dello storico capo del clan calabrese, Grande Aracri Nicolino, e di soggetti a lui vicini.

Legami sono emersi anche con esponenti della mafia siciliana e in particolare con il sodalizio dei Santapaola di Catania e con sodalizi in Puglia e Basilicata.

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