Lunedì, 22 Luglio 2024
Il rapporto

Povertà economica, la Calabria in cima alla classifica delle realtà con maggiori criticità

Secondo i dati del rapporto della Cgia nella nostra regione è in difficoltà il 16,7 per cento delle famiglie, composte da 304.675 individui

Sono 2,2 milioni le famiglie italiane in povertà energetica. Si parla di 5 milioni di persone che nel 2021 vivevano in abitazioni poco salubri, scarsamente riscaldate d’inverno, poco raffrescate d’estate, con livelli di illuminazione scadenti e con un utilizzo molto contenuto dei principali elettrodomestici bianchi.

Sono i dati dell’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i dati ripresi dal Rapporto Oipe 2023. I nuclei familiari più a rischio sono costituiti da un elevato numero di persone, si trovano in condizioni di disagio economico e le abitazioni in cui vivono sono in cattivo stato di conservazione.

A livello territoriale la situazione più critica si verifica in Calabria, dove il 16,7 per cento delle famiglie, composte da 304.675 individui, si trova in condizioni di povertà economica. Seguono la Puglia (16,4 per cento), il Molise (16 per cento), la Basilicata (15 per cento) e la Sicilia (14,6 per cento).

Le regioni, invece, meno interessate da questo fenomeno sono la Lombardia (5,3 per cento delle famiglie totali), la Liguria (4,8 per cento) e, in particolar modo, le Marche (4,6 per cento). Il dato medio nazionale è pari all’8,5 per cento ed è in crescita dello 0,5 per cento rispetto al 2020.

Questi risultati, purtroppo, preoccupano non poco, anche perché, spiega la Cgia, sono certamente sottodimensionati, in quanto riferiti a prima dello shock energetico scoppiato nel nostro Paese a inizio del 2022.

Le principali condizioni professionali del capofamiglia che si trovano in povertà economica sono, in linea di massima, tre: disoccupato, pensionato solo e in molti casi, sottolinea la Cgia, quando lavora lo fa come autonomo.

Va infine sottolineato che le famiglie più a rischio povertà economica, soprattutto nel Sud, sono quelle che utilizzano il gas quale principale fonte di riscaldamento. Coloro che invece utilizzano altri combustibili (bombole a gas, pellet, gasolio, legna, kerosene, etc.), presentano valori percentuali di rischio più contenuti.

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