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La storia

Caso Marjan Jamali, niente arresti domiciliari per la giovane donna accusata di essere scafista

Il tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta dell'avvocato Liberati che annuncia ricorso

Aveva sperato di poter ottenere gli arresti domiciliari, da scontare presso il Sai di Camini, gestito dalla cooperativa sociale “Jungi Mundu”,   Marjan Jamali, la giovane donna detenuta perché accusata di essere una "scafista" sulla base delle dichiarazioni rese dopo lo sbarco da tre migranti, - che secondo la donna - avrebbero tentato di violentarla.

Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha, invece, rigettato la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dal suo avvocato Giancarlo Liberati. La giovane iraniana, 29enne, intanto è tornata al carcere di Reggio Calabria, dopo essere stata trasferita nell'istituto penitenziario di Barcellona Pozzo di Gotto per tenerla sotto osservazione, per un mese, dopo che a gennaio aveva assunto sedici pillole di calmanti. Un atto dimostrativo perché, dopo lo sbarco avvenuto a Roccella Jonica alla fine di ottobre scorso, era stata separata del figlio di appena otto anni, Zafar, e non aveva più avuto la possibilità di vederlo.  

Il figlio accolto da migranti afghani

Zafar, infatti, è ospite presso il centro Sai di Camini e vive con una famiglia migrante che ha altri quattro bimbi tra 5 e 11 anni, e parlano la stessa lingua. Anche loro  erano arrivati due anni e mezzo fa su una barca lungo la rotta turca.

 Per questo l'avvocato Liberti e Marjan Jamali speravano, in attesa del processo e della sentenza, di avere riconosciuta la possibilità degli arresti domiciliari così da stare vicino al figlio. Il Sai di Camini, con il progetto di accoglienza dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pino Alfarano, avevano già dato disponibilità ad ospitare la donna.

Ma il Riesame ha rigettato la richiesta. L’avvocato Liberati non si dà per vinto e annuncia che farà ricorso, visto che secondo lui, la decisione del tribunale è incomprensibile. "Aspetto le motivazioni del Riaseme ma farò ricorso in Cassazione, - spiega l'avvocato Liberati - è incomprensibile che questa donna sia in carcere da ottobre. Il carcere è l'estrema ratio. Io non voglio entrare nel merito delle accuse, per quello c'è un processo in corso, ma entro nel merito delle esigenze cautelari. Marjan sarebbe andata in un Sai, dove tutto è in regola ed è gestito dal Servizio centrale del ministero dell'Interno".

Il processo a Locri

Tra pochi giorni, intanto, Marjan e il suo legale dovranno tornare in tribunale a Locri. Qui infatti si è aperto il processo contro la giovane iraniana accusata di essere una scafista. Secondo gli inquirenti, infatti, la giovane donna avrebbe gestito il viaggio che lo scorso 27 ottobre ha portato 105 migranti su una barca a vela fino al porto di Roccella Jonica.

La prossima udienza è fissata per lunedì 8 aprile.

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