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Centro sociale di Sbarre chiuso: "Anziani lasciati per strada e nessuno del Comune ci riceve"

La protesta dei responsabili della struttura di via Graziella, che chiedono di poter riprendere le attività bruscamente interrotte

Avevano già comprato i dolci per dedicare un momento conviviale alle donne nella giornata dell'otto marzo, ma non hanno potuto farlo. Senza preavviso, gli anziani che si ritrovavano nel centro sociale di Sbarre sono rimasti privi di sede, letteralmente per strada, perché una settimana i locali di via Graziella non sono accessibili. Una rete da cantiere impedisce l'ingresso nella struttura, che sarà interessata da lavori di risanamento riguardo i quali però non esiste nessuna informazione precisa. Da quel giorno gli anziani del quartiere che frequentano il centro (quasi un centinaio) stanno tentando di parlare con i rappresentanti dell'amministrazione per chiedere la riapertura ma tutti gli appuntamenti concessi sono andati a vuoto, l'ultimo oggi pomeriggio.

"Ci sentiamo presi in giro - dice la responsabile Annamaria Tripodi - non è possibile lasciare persone anziane in mezzo a una strada, e poi da una settimana chiamiamo tutti i giorni responsabili del comune, dirigenti e assessori, i quali continuano a darci appuntamenti e a bidonarci. Il sindaco non ci riceve e l'assessora al welfare promette di venire a vedere situazione, oggi sono da voi ripete da giorni e noi torniamo qui e aspettiamo, ma non si è mai vista".

Il centro sociale di Sbarre è una realtà aggregativa e di servizio presente sul territorio da vent'anni, e volontari e utenti temono che adesso scompaia. Precedentemente sito con contratto di locazione in altro immobile privato che poi è stato venduto, oggi è ospitato nel salone dell'ex circoscrizione VI, dietro richiesta e in modo autorizzato. "Siamo rimasti fuori dalla sera alla mattina - continua Tripodi - e parliamo di anziani, una fascia di cittadinanza molto delicata che qui ha un punto di riferimento per incontrarsi e svolgere attività ricreative. Abbiamo le carte in regola e me lo ha confermato anche la dirigente comunale Iolanda Mauro quando hanno chiuso tutto. Mi piange davvero il cuore perché non abbiamo mai chiesto un euro al Comune, anzi per quello che serve gli stessi anziani mettono piccole quote. Adesso oggetti personali e materiali comprati da noi sono rimasti dentro la sede e non possiamo neanche entrare a riprenderli". 

Il centro sociale, frequentato dagli anziani ogni giorno, ha anche subìto una serie di furti, tra cui quello di un televisore e durante le feste natalizie persino alcuni panettoni. Per questo era stato chiesto all'amministrazione di installare telecamere di sorveglianza. La notizia inattesa dei lavori sull'edificio (ancora non iniziati) si è finora limitata alla brusca chiusura. Nel cartello non appare nessuna data su durata e fine dell'intervento: gli anziani, che si sentono sfrattati, chiedono di essere auditi in commissione politiche sociali alla presenza del sindaco e dell’assessora Lucia Nucera, con delega alle politiche sociali. 

"Le attività che portiamo avanti - conclude Annamaria Tripodi - sono imprescindibili per la salute psicofisica degli anziani. Devono riaprire il nostro centro e vorrei ricordare al sindaco che è stato suo padre a fondarlo. La nostra protesta continua e non si fermerà". Il Comune dovrà trovare una soluzione, individuando un sito alternativo che sia anche agevole da raggiungere per gli utenti residenti nella zona, soprattutto considerando la loro età e il disagio negli spostamenti.

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