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La famiglia Khalil con il sindaco Falcomatà e il presidente Marra

La famiglia Khalil con il sindaco Falcomatà e il presidente Marra

Il ricongiungimento della famiglia Khalil in commissione pari opportunità del Comune

Il presidente Nucera: "La loro storia, è la testimonianza di chi nel fuggire dalla guerra, ha trovato nella nostra città calore e umanità"

La  Commissione pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali e immigrazione di Palazzo San Giorgio ha audito i responsabili del percorso di accoglienza e integrazione della famiglia Khalil fuggita dalla guerra in Kurdistan (Iraq) e arrivata, dopo varie vicissitudini, allo Sprar di Reggio Calabria, dove oltre all'inserimento ha ricevuto aiuto per far arrivare anche il figlio maggiore Kardo, lasciato con i nonni.

"Il mio impegno - ha spiegato la presidente Lucia Anita Nucera - prima da assessore alle politiche sociali e poi, come presidente della Commissione pari opportunità, è sempre quello di dare voce al territorio e di ascoltare le richieste di aiuto che da esso provengono, cercando di dare immediate risposte. Il lavoro compiuto per garantire l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati arrivati nella nostra città, è stato costante e frutto della rete composta da più soggetti che hanno operato instancabilmente con attenzione, umanità e competenza per garantire i diritti fondamentali di ogni essere umano.

Ringrazio tutta la Commissione per l'attenzione e la sensibilità dimostrati. Sono molto contenta che la famiglia Khalil si sia ricongiunta con il figlio, dopo aver vissuto esperienze di sofferenza e disagi. La loro, è la testimonianza di chi nel fuggire dalla guerra, ha trovato nella nostra città calore e umanità, caratteristiche che contraddistinguono il popolo reggino nel rispetto dei più alti valori di fratellanza e solidarietà a cui la Comunità Europea si ispira".

Collega anche la famiglia  e la mamma Shireen che ha ringraziato tutti. Tra i responsabili che hanno seguito l'iter di ricongiungimento della famiglia, c'è Valeria Bonforte dello Sportello immigrati della Cgil intervenuta in Commissione: "La storia di Kardo che finalmente ha avuto la possibilità di ricongiungersi alla propria famiglia è a lieto fine. Purtroppo, ogni anno in Italia migliaia di famiglie straniere chiedono di potersi ricongiungere con i propri cari che hanno lasciato in Paesi spesso martoriati dalla guerra. Kardo e la sua famiglia sono dei rifugiati regolari che hanno richiesto e ottenuto il permesso di rifugiati straordinari e che si sono avvalsi di vie legali per poter accedere a Paesi dove vige la democrazia.

Abbiamo lavorato in sinergia con tutti i soggetti coinvolti ed il risultato è stato positivo. Mi auguro che i lavori in Commissione, possano portare ad una discussione più ampia che riguardi l'inclusione sociale delle persone meno fortunate affinchè non ci siano differenze di razza, religione rispetto all'accesso di alcuni servizi e che la nostra città che ha dimostrato forza e coraggio nell'accoglienza, non dimentichiamo gli sbarchi degli anni passati, possa avere sempre di più attenzione verso chi ha bisogno ed è meno fortunato.

Bisogna parlare anche delle varie forme di immigrazione ed emigrazione che sono una caratteristica del nostro tempo". Nel suo intervento il responsabile dello Sprar Mario La Russa ha evidenziato:"Per la cooperativa che rappresento, l’incontro in videoconferenza dal Centro Sai-Sprar con la Commissione pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali e immigrazione dell’Amministrazione comunale di Reggio Calabria presieduta dalla consigliera Lucia Nucera, riveste un grande momento d’attenzione e riconoscimento del servizio sociale che il del Progetto Sprar rappresenta fin dal 2016.

Attenzione e condivisione comunque che non è mai mancata durante tutti questi anni da parte dell’Amministrazione e degli uffici preposti, sia dal sindaco che dagli assessori, che nel tempo si sono succeduti Giuseppe Marino, Lucia Nucera e Demetrio Delfino, sia dai funzionari comunali, in particolar modo da parte della dottoressa Elia Pellicanò. Tutti persone a cui vanno i miei ringraziamenti. Il servizio Sprar, oggi nominato Sai, è una attività indirizzata all’integrazione e inclusione sociale di persone provenienti da altri territori da cui fuggono a causa di guerre, persecuzioni, discriminazioni, e che con il supporto e l’affiancamento di operatori professionali cercano di crearsi sul nostro territorio una seconda opportunità di vita.

I beneficiari del servizio sono ospitati in un’ala dei più ampi locali storici di proprietà dell’Amministrazione comunale siti in via Eremo, struttura che fino agli anni novanta era destinata all’accoglienza degli anziani. Qui trovano ospitalità nuclei familiari e nuclei monoparentali, desiderosi di intraprendere un nuovo percorso, di apprendere la nostra lingua e di integrarsi territorialmente anche attraverso esperienze lavorative promosse all’interno del progetto. In questi giorni i media hanno raccontato uno dei tanti nostri piccoli, grandi successi: il ricongiungimento familiare del giovane Kardo, con la propria famiglia Curdo-Irachena ospite del Progetto.

Famiglia Khalil fuggita dal proprio paese d’origine a causa delle persecuzioni perpetrate all’etnia curda, che fin dal suo arrivo a Reggio Calabria nel settembre del 2019 con solo tre dei propri figli, ha sempre manifestato fortemente il bisogno ed il suo più grande desiderio, riabbracciare e riavere con se il figlio Kardo, oggi quindicenne, rimasto indietro dopo la loro fuga".

Il percorso di ricongiungimento comunque è stato molto travagliato, come ha affermato l'avvocato Annunziato Fotia:"La famiglia è stata accolta presso il progetto Sprar di Reggio Calabria, ente titolare il comune di Reggio Calabria e ente attuatore la Cooperativa Work, nel 2019. Il marito aveva già avuto già il riconoscimento della protezione sussidiaria, mentre la moglie, lo aveva raggiunto successivamente, con i figli ed era arrivata al progetto quale richiedente asilo. Fin dai primi colloqui legali, i coniugi avevano richiesto di avere un unico desiderio: riavere con sé il figlio che era rimasto nel Paese di origine, avendo portato con sé solo i più piccoli per fuggire dalle persecuzioni.

Ci si è messi subito al lavoro, reperendo tutta la documentazione occorrente per il buon fine del procedimento di ricongiungimento. Preziosa è stata in questa fase il lavoro di squadra di tutto il personale. La domanda è stata inoltrata alla Prefettura agli inizi del 2020. Lo staff del progetto ha peraltro sostenuto anche la signora nel riconoscimento della protezione internazionale. Da lodare la pazienza del minore che ha saputo aspettare ed entrare nel nostro Paese in modo legale".

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