Il Covid-19 non spaventa le mafie, boss pronti a fare affari sulla salute degli italiani

Lo rivela il dossier dell'organismo di monitoraggio del Viminale: i clan stanno già cercando di accedere alle misure di sostegno all’economia e di infiltrarsi nei servizi di sanificazione

Il Covid fa gola ai boss

I clan mafiosi sfruttano l’emergenza Covid. Le indagini della Polizia di Stato, raccolte in un dossier elaborato dall’Organismo di monitoraggio istituito dal prefetto Gabrielli, rivelano che stanno già tentando di accedere alle misure di sostegno all’economia e di infiltrarsi nei servizi di sanificazione per le strutture turistiche e commerciali. Il pericolo è che ora cerchino di mettere le mani sui vaccini.

A lanciare l’allarme è il quarto report dell’Organismo di monitoraggio istituito dal capo della Polizia sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte delle mafie. La diffusione dei vaccini, segnala il rapporto, potrebbe interessare i gruppi criminali per «l’elevata domanda» e per «la fisiologica bassa offerta iniziale».

Inoltre le misure restrittive imposte dalla pandemia hanno influito sull’andamento generale della delittuosità in Italia, che nel periodo compreso dall’1 marzo al 31 ottobre ha registrato il 25% in meno di reati rispetto all’analogo periodo del 2019. In controtendenza i delitti informatici fanno segnare nello stesso arco di tempo un aumento pari al 34,8%: nei primi dieci mesi del 2020 si è registrato un incremento del 353% dei cyber-attacchi rilevati e del 104% delle persone denunciate.

Gratteri Nicola-2Nelle scorse settimane era stato il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri (nella foto), a lanciare l'allarme: “I clan hanno fiutato subito l’affare. Si muovono con più velocità sui territori in cui operano. Non devono fare i conti con la burocrazia o le varie divergenze politiche sulle strategie di fondo. Arrivano prima, hanno soldi da investire e, da sempre, cercano di ottenere consenso sociale, riconoscimento, legittimità. Da fenomeni di controllo sociale, nel tempo, si sono trasformate in agenzie di servizi legali e illegali. I commissari devono avere poteri speciali, ma soprattutto non dovrebbero scegliersi i collaboratori nelle Asp locali, come attualmente sono costretti a fare. Devono poter disporre di collaboratori al di sopra di ogni possibile condizionamento territoriale”. 

Lo stesso capo della Polizia, nei giorni passati, aveva acceso l'allarme sulla Calabria e avvisato i suoi interlocutori del rischio rappresentato dalla voracità economica e criminale delle cosche calabresi che, per Franco Gabrielli, sarebbero pronte a  “puntare alla possibilità di entrare nelle società che gestiscono la produzione di farmaci e vaccini".

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