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Sisma dello Stretto

Salvataggi e imbarchi sotto la pioggia, una giornata di emozioni

Concluse le attività operative negli scenari della grande esercitazione ProCiv tra Reggio, Bova, Villa e Gioia Tauro. Domani debriefing finale di bilancio

La pioggia aggrava la difficoltà delle operazioni, ma il maltempo non ferma la Protezione Civile nella seconda giornata dell'esercitazione nazionale Sisma dello Stretto. Oggi le attività sono entrate nel cuore vivo della calamità con la simulazione dei diversi scenari di crisi tra le province di Reggio e Messina. 

Spettacolare salvataggio dei vigili del fuoco nell'ex 208

All'ex caserma 208 i vigili del fuoco hanno partecipato all'evento ProCiv mettendo in scena il salvataggio di due persone sotto le macerie di un palazzo colpito dalla forza del terremoto di magnitudo 6.0. L'edificio fatiscente del 208 ben si è prestato all'ambientazione del disastro sismico in un'atmosfera di grande impatto visivo ed emotivo. Ma gli specialisti del nucleo nazionale Saf (speleo alpino fluviale) non erano lì per recitare in un film e hanno operato con massima professionalità e impegno per testare l'ipotetico intervento dentro un immobile diroccato. Ad iniziare con l'ingresso in assetto di emergenza, immaginando di non poter entrare dalle porte ma dovendo passare per l'unica finestra agibile: con una sega a nastro vigili hanno spezzato le grate di ferro arrugginito e si sono introdotti nell'edificio terremotato, dove, prigionieri delle macerie, c'erano due feriti bloccati al piano superiore. Sempre più complicato, con poca luce e pure la minaccia di pioggia. La squadra ha raggiunto le vittime e le ha portate in salvo, imbragate e affidate dal soccorritore incaricato del trasporto aereo lungo una carrucola. Ha richiesto cura particolare lo spostamento di Laura, figurante in carrozzina che ha permesso di sperimentare il salvataggio di una persona con disabilità.

Terremoto, soccorritori in azione nell'area dell'ex 208: le foto della simulazione

Colleghi, cronisti e visitatori hanno seguito lo svolgimento delle operazioni da terra con il fiato sospeso. Quando Laura e la sua carrozzina toccano il suolo non ci sono applausi, la giornata è ancora lunga e si sta combattendo contro un avversario insidioso, che potrebbe attaccare ancora. La natura sa essere terribile e qualcuno vuole definire quegli uomini in divisa nel modo più giusto: "Sono angeli, che Dio li benedica". 

La ricostruzione dell'evento sismico nello Stretto ha coinvolto anche la logistica dei soccorsi. I tempi di percorrenza delle colonne mobili rappresentano la maggiore criticità in caso di terremoti e la geografia di Reggio e Messina, divise dal mare, è di quelle toste. Per questo (oltre che per l'alta fascia di rischio del territorio) lo Stretto è stato scelto come sede di quest'esercitazione senza precedenti simili. 

Tra Villa e il porto di Reggio le squadre operano sotto la pioggia 

Sulla sponda reggina, accanto alla Direzione di comando e controllo insediata al Cedir, l'altro punto centrale del piano di emergenza è il campo di accoglienza della popolazione nello stadio comunale di Bova Marina, coordinato dalla locale sezione ProCiv Stella Maris, dove è operativo anche un contingente di volontari campani. Da Napoli sono arrivati anche i sommozzatori del centro subacqueo Sant'Erasmo che oggi pomeriggio hanno simulato un percorso alternativo per impraticabilità viaria dovuta a frane e crolli.

Si parte via mare: imbarcati a Gioia Tauro, i sub hanno raggiunto il porto di Reggio a bordo della nave San Giusto della marina militare: su una fiancata, in lettere dorate, campeggia il motto triestino "coragio no manca co' semo nel giusto". Ad accoglierli sotto le sferzate di una pioggia a tradimento dopo tanto sole, c'era il capo del dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, che in questi giorni sta facendo la spola tra Reggio e Messina per monitorare tutte le attività.  Sempre al Porto si fronteggia un'altra emergenza. Il terremoto ha fatto saltare le condotte idriche e all'approvvigionamento d'acqua sopperisce una grande cisterna (nella foto sotto). 

cisterna

A Villa San Giovanni si lavora su altri scenari. Oggi sono stati chiusi gli edifici scolastici per esaminare la tenuta statica e l'agibilità dopo il terremoto, e per lo stesso motivo sono state effettuate verifiche tecniche nella struttura sanitaria di Cannitello e si è simulata Vittorio Emanuele, dove è stata l'evacuazione dei residenti in via interrotta la viabilità; mentre per lo scenario di una frana sulla statale 18 nei pressi di Santa Trada il traffico è stato deviato. All'imbarco dei traghetti, una nave Rfi con a bordo veri passeggeri ha ospitato una prova di evacuazione della cittadinanza villese a seguito di un (finto) maremoto registrato nello Stretto, a cinque chilometri dalla costa messinese, alle ore 14.07. 

Lo sforzo delle amministrazioni locali coinvolte nell'esercitazione ProCiv è stato encomiabile. Bisogna spiegare infatti che sono state seguite tutte le procedure di legge come in un vero quadro di crisi, dalle varie ordinanze di chiusura, all'impiego di personale dei servizi pubblici all'individuazione di aree di ammassamento e la realizzazione delle tendopoli. Con il piccolo dettaglio che operazioni di solito compiute nei tempi lunghi della fase post terremoto stavolta sono state concentrate in due giorni. Domani saranno tratte le conclusioni di questo imponente lavoro sinergico con un debriefing nelle due città e in collegamento con il coordinamento centrale di Roma.

A Bova gestione del trauma con gli psicologi di Sipem Sos

Nel centro operativo comunale di Bova marina, un grande campo di accoglienza che in questi giorni è stato aperto alle visite della cittadinanza, si è svolta anche un'attività poco nota eppure fondamentale nelle situazioni di calamità. All'esercitazione ha infatti partecipato la Sipem Sos, società di psicologia dell'emergenza che si occupa esclusivamente di azioni in questi tipi di contesti. I professionisti della sezione calabrese hanno incontrato gli studenti delle scuole per parlare con loro delle emozioni suscitate durante l'evento di simulazione. 

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"Molti di loro lo hanno vissuto con apprensione - spiega Alessandrina Paviglianiti, presidente di Sipem Sos Calabria (nella foto) - anche l'arrivo del messaggio di allerta, pur sapendo in anticipo di cosa si trattasse, ha creato ansia in tanti ragazzi. Il generale Battistini, referente sanitario regionale per la maxi emergenza - continua la dottoressa - ha voluto espressamente la nostra partecipazione all'exe Sisma dello Stretto. Abbiamo aiutato i ragazzi a condividere il loro stato d'animo, un lavoro che durante una calamità è importantissimo non solo per superare lo choc del momento ma anche per prevenire l'insorgere futuro di stress post traumatico. La psicologia di emergenza opera proprio su questo rischio, agendo immediatamente nei primi attimi delle calamità. E normalizzando la paura".

La sezione calabrese di Sipem Sos è giovanissima e conta una trentina di professionisti tra psicologi e psicoterapeuti. Costituita durante la pandemia, ha lavorato nella task force anti Covid del Comune di Reggio ed ha operato nell'ospedale di Cosenza per il sostegno al personale medico e infermieristico del reparto Covid. Alcuni soci hanno inoltre partecipato alla missione Ugovizza per l'accoglienza dei profughi ucraini. 

Nella nostra regione, che guida la lista delle aree sismiche del paese, la paura del terremoto è quasi un corredo genetico. "Se dovessimo stare a pensarci davvero, non vivremmo più - conclude Paviglianiti - i terremoti non sono controllabili, possiamo però costruire la nostra capacità di reazione, prendere coscienza di quello che ognuno può fare durante e dopo un'emergenza e questo permette di ridurre l'ansia". 

Dopo il sisma ci si rialza, ciascuno come riesce ma tutti insieme. A Reggio in serata nel cielo plumbeo si è disegnato un arcobaleno, che sembrava unire le sponde dello Stretto. 

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