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Martedì, 7 Febbraio 2023
Il dibattito / Polistena

A Polistena Claudia Pinelli racconta la sua ricerca di giustizia per papà Pino

Incontro organizzato dalla Fondazione Girolamo Tripodi e proiezione del documentario "Pino vita accidentale di un anarchico"

Il ricordo di una pagina buia di storia italiana, tra terrorismo e mafia di stato, con tante domande aperte. Se ne è parlato a Polistena, presso la sala conferenze della Comunità "Luigi Monti",  in occasione dell’incontro con Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe Pinelli, e la proiezione del docufilm "Pino, vita accidentale di un anarchico" di Claudia Cipriani. Proprio le parole di Claudia Pinelli, cariche di emozione ma anche lucidità, hanno scosso gli animi dei presenti. "C’era un clima terribile allora - ha detto - non ci fu solo la strage di Piazza Fontana, ma ci furono bombe anche a Roma che per puro caso non fecero altre stragi. Si aveva paura veramente paura. La presenza di tantissime persone al funerale delle vittime di piazza Fontana, impedì al presidente del consiglio di allora Rumor di proclamare lo stato di emergenza. Non si aspettavano che quella strage e la morte di mio padre avessero scosso una società civile, che in  quella democrazia credeva e che veramente voleva cambiare  le cose".

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi e con il contributo di Enzo Marafioti, ha registrato una partecipazione numerosa ed attenta di tanti cittadini e cittadine, che con la loro presenza hanno sancito il successo della manifestazione e la vicinanza alle attività sviluppate dalla Fondazione Girolamo Tripodi.

L’incontro è stato aperto da  Michelangelo Tripodi (Presidente della Fondazione Girolamo Tripodi) che ha ringraziato tutti i presenti ed ha espresso apprezzamento per la qualificata e numerosa partecipazione che non era certamente scontata, anche in considerazione della tematica dell’evento, che si occupa di vicende accadute nel nostro paese oltre 50 anni fa. Michelangelo Tripodi ha rivolto un ringraziamento particolare a Claudia Pinelli per la sua presenza e per la testimonianza straordinaria che, attraverso queste iniziative, ci consente parlare di una delle stagioni più buie della vita democratica del paese, quando si sviluppò la famigerata strategia della tensione promossa dal blocco reazionario che allora veniva definito “il partito dell’avventura” che, per fermare l’avanzata operaia e studentesca culminata nel ’68 e nell’autunno caldo, organizzò le famose trame nere delle stragi di Stato,  a cominciare dagli attentati del 1969, culminati nella strage di Piazza Fontana (dove si contarono 17 morti) e nell’uccisione di Giuseppe Pinelli, nella questura di Milano.

"Com’è noto - ha detto Tripodi - le stragi di Stato e la strategia della tensione insanguinarono tutti gli anni ’70 (attentato al treno Freccia del Sud a Gioia Tauro, strage alla questura di Milano, strage di Piazza della Loggia a Brescia, attentato al treno Italicus, ecc.), fino alla strage della stazione di Bologna del 1980.

Tutte incontrovertibilmente stragi di Stato, ovvero stragi compiute da uomini facenti parte direttamente degli apparati più “coperti” dello Stato, oppure da fascisti da loro personalmente organizzati, indirizzati, finanziati, protetti. Purtroppo - ha proseguito - ancora oggi siamo qui a chiedere verità e giustizia per tutte le 138 vittime innocenti di quella stagione in cui più cresceva la forza della sinistra, del partito comunista e del movimento operaio e più si faceva spregiudicato, virulento e pericoloso il tentativo reazionario di stroncare il cambiamento".  

Tripodi ha infine  sottolineato la necessità che anche in altre sedi, specie nella scuola e nell’università, ci si possa occupare di queste vicende, soprattutto per trasmettere ai nostri giovani l’informazione e la conoscenza di una storia completamente cancellata e rimossa, la conoscenza di un pezzo di storia del novecento italiano che è fondamentale per comprendere meglio non solo quello che è accaduto allora, ma anche quello che conseguentemente è avvenuto dopo.

Subito dopo è intervenuto il senatore Giuseppe Auddino, che ha detto di essere stato molto colpito dal docufilm che ha avuto occasione di rivedere un paio di volte e, soprattutto, dalla reazione dignitosa e fiera della moglie e delle figlie di Pino Pinelli. In particolare ha ricordato l’episodio della moglie, che di fronte all’assassinio del marito, disse che non bisognava  far scendere neanche una lacrima per non dare soddisfazione agli assassini. Auddino ha sottolineato l’importanza di continuare ancora a chiedere che si faccia piena luce su quelle vicende drammatiche: la ricerca del capro espiatorio fa veramente pensare se in questo paese c’è davvero la sovranità.

Successivamente ha preso la parola il professor Giancarlo Costabile, che ha collocato la vicenda Pinelli e le stragi di Stato in quella che lui ha definito “mafia di Stato”: tutto ciò dimostra la tragedia di questo paese perché non ci può essere democrazia senza verità. 

L’Italia è l’unico paese dell’occidente ad aver prodotto un Terrorismo di Stato e una Mafia di Stato: non esistono servizi segreti deviati, perché dalla vicenda Valpreda-Pinelli in poi in questo paese viene costruita una narrazione precisa per cui quell’ondata di proteste operaie, bracciantili  e studentesche doveva essere stroncata usando tutti i mezzi. Costabile ha poi comunicato che  insieme alla Fondazione Girolamo Tripodi si svolgerà un’iniziativa analoga presso l’Università della Calabria.

Claudia Pinelli ha ringraziato la Fondazione Girolamo Tripodi e tutti i presenti ed è tornata al ricordo di quel drammatico momento: "Io e mia sorella, che eravamo bambine, quella notte tragica siamo state prelevate da casa e ospitate da amici di famiglia. Il percorso è stato lungo, difficile e posso dire che non è assolutamente concluso. Eravamo una famiglia di sole donne e mia madre è stata una roccia, non si è fatta schiacciare, ci ha fatto crescere e ci ha fatto scegliere se portare avanti questa memoria".

Un momento importantissimo, ha detto Claudia Pinelli, è stato il riconoscimento del 2009 da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "L’unico atto ufficiale, perché non siamo mai riusciti ad entrare in un tribunale. Mio padre - ha aggiunto - non è un nome su una lapide, in piazza Fontana a Milano  ce ne sono addirittura due, ma è una persona, ha vissuto, è stato partigiano, era esperantista, aveva degli ideali, è morto perché era un anarchico. Io ho dovuto raccogliere per poter trasmettere, soprattutto con mia figlia più piccola. Non è stato facile".

La famiglia continua a  portare avanti questa testimonianza.  "La storia - ha spiegato Claudia Pinelli - non può essere una pagina di un libro, come la memoria non ci può tenere ancorati a quel momento lì, ma deve proprio essere uno stimolo per potere riconoscere i meccanismi del presente,  per essere attori ee artefici del cambiamento".

Si è poi tenuta la proiezione del docufilm "Pino Vita accidentale di un anarchico" di Claudia Cipriani. Successivamente  si è aperto il dibattito con l'intervento su molti ospiti: Amalia Bruni (consigliere regionale, già candidata alla presidenza della Regione), Aldo Polisena (giornalista),  Antonella Aricò (sorella di Gianni, uno dei cinque ragazzi anarchici ammazzati nel 1970), Rosaria Tropepe (consigliere comunale di Polistena).

Dalla Fondazione Girolamo Tripodi si esprimono soddisfazione e  orgoglio per aver dato vita al partecipato incontro e ospitato Claudia Pinelli, che "con grande dignità e fierezza continua in questa giusta battaglia per la giustizia e per la verità".

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