Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Inchiesta "Rasoterra", gli schiavi dei campi in mano ai caporali venivano dall'Africa centrale

Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori le vicende di sfruttamento di numerosi migranti di origini subsahariana alloggiati nella baraccopoli di San Ferdinando, smantellata nel mese di marzo 2019

Baracche bruciate nella tendopoli di San Ferdinando

“Rasoterra” è il nome che gli investigatori della Polizia di Stato hanno dato all’operazione nell’ambito della quale, dalle prime ore di questa mattina, nella provincia di Reggio Calabria e nella città di Caserta sono stati eseguiti arresti, perquisizioni e sequestri di beni per episodi legati al fenomeno del caporalato verificatisi nella Piana di Gioia Tauro tra giugno 2018 e giugno 2019. 

Le indagini svolte dal Commissariato di Gioia Tauro, guidato da Diego Trotta, e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, coordinata da Francesco Rattà - sotto le direttive dei magistrati della Procura della Repubblica di Palmi - hanno fatto luce su alcune vicende di grave sfruttamento lavorativo nelle campagne della Piana di Gioia Tauro di numerosi migranti di origini subsahariana alloggiati nella baraccopoli di San Ferdinando, smantellata nel mese di marzo 2019.

I nomi degli arrestati

Dalle attività di controllo delle aziende e delle colture agrumicole in cui i migranti lavoravano come braccianti, dalle audizioni dei lavoratori sottoposti a sfruttamento e infine dalle operazioni di intercettazioni telefoniche condotte dagli Uffici operanti della Polizia di Stato, è emerso un contesto di assoluto rilievo criminale caratterizzato dal continuo verificarsi di condotte delittuose poste in essere da datori di lavoro, caporali e faccendieri consistenti quasi sempre nel reclutamento, utilizzazione, assunzione e impiego dei lavoratori extracomunitari a basso costo, allo scopo di destinarli al lavoro nei campi in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di estremo bisogno economico.

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