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L'appello

Un mondo di mondi: "Rdc, eliminare l'esclusione dei condannati"

L'associazione chiede di correggere la diseguaglianza del sussidio sull'esempio del reddito minimo d'inserimento sperimentato a Reggio alla fine degli anni '90

Durante questa campagna elettorale il reddito di cittadinanza è stato uno dei temi trattati da tutti i candidati dei vari  partiti eppure nessuno ha proposto il superamento  della grave esclusione delle persone condannate e delle loro famiglie  da questa misura. Lo dice in una nota Giacomo Marino, presidente dell'associazione no profit Un mondo di mondi. Secondo Marino l'esclusione prevista dall legge istitutiva del Rdc oggi colpisce tantissime famiglie povere. Tra i beneficiari non possono esserci le persone condannate per alcuni  reati gravi,  coloro che hanno avuto comminate misure cautelari e quelli che hanno subito la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Ma soprattutto l’esclusione dal rdc ha riguardato pure le famiglie di queste persone, pur essendo le condanne un fatto individuale. "Questa esclusione - commenta Marino - ha di fatto introdotto, nel silenzio assordante di tutte le forze politiche e delle stesse Istituzioni,  il principio del welfare punitivo che è  in netto contrasto con quanto previsto dalla Costituzione e dal vigente ordinamento giudiziario".

Ricorda ancora Giacomo Marino: "La finalità della pena, secondo il dettato della nostra Costituzione, è quella di tendere all’inserimento della persona condannata attraverso tutte le misure  previste e non alla sua esclusione definitiva.  E’ paradossale e molto grave che il condannato, dopo aver espiato la pena volta al suo reinserimento nella comunità, venga escluso per legge dagli strumenti previsti dall’ ordinamento proprio per favorire l’inserimento sociale di coloro che sono a rischio di emarginazione".

Secondo il presidente di Un mondo di mondi, "non si comprende per quale motivo debbano essere esclusi dal RdC le persone che dopo aver scontato una pena hanno bisogno di aiuto per reinserirsi nella società, evitando  l’emarginazione ed  il pericolo di recidiva".

Marino inoltre ricorda una più equa sperimentazione avvenuta proprio a Reggio, il Reddito Minimo di Inserimento applicato 24 anni fa in città e istituito con il decreto legislativo n. 237 del 18 giugno 1998. Si trattà di una misura molto simile all’ attuale Rdc e con le medesime finalità di contrasto all’ esclusione sociale e alle diseguaglianze, ma  le persone condannate non venivano escluse . 

Marino riflette su cosa sia cambiato in questi vent'anni: "Le contraddizioni del legislatore purtroppo sono espressione diretta di un sentimento diffuso in una parte importante della  popolazione, delle forze politiche e delle Istituzioni secondo il quale si ritiene giusto escludere le persone condannate per alcuni reati. Una concezione che vede la persona condannata o accusata di un reato  come un cittadino di serie B, che non deve godere degli stessi diritti degli altri".

Fa sapere il presidente di Un mondo di mondi che negli ultimi mesi, con i controlli incrociati tra l’Inps ed il Ministero della Giustizia, moltissime  famiglie povere con soggetti condannati  hanno perso il rdc che costituiva la loro unica fonte di sostentamento. "Questo - scrive Marino - è accaduto mentre la crisi economica sta diventando sempre più  grave soprattutto per i nuclei più poveri. L’esclusione di queste famiglie è già un fatto di grave  discriminazione  che  potrebbe determinare non solo un conseguente  incremento dei reati comuni, ma  anche un regalo alle mafie facilitando le loro azioni di reclutamento e di controllo del territorio".

Pertanto l’appello che Un mondo di mondi rivolge ai parlamentari  che saranno eletti  è di impegnarsi da subito a migliorare la legge del reddito di cittadinanza  abrogando quella parte che esclude le persone condannate.      

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