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Archeologia in piazza

L'antica città sacra di Reggio Calabria ricostruita in digitale nel laboratorio-agorà del MArRC

Da oggi nella piazza Paolo Orsi del museo un cantiere aperto di restauro virtuale su frammenti provenienti dalle costruzioni di culto

L'architettura sacra dell'antica Rhegion è un tema di indagine costante da parte di studiosi e tecnici, e l'ultima ricerca con nuove affascinanti sorprese è attualmente in corso a piazza Garibaldi. Di molti templi ed edifici di culto però non sarà possibile ritrovare traccia perché non esistono più, salvo pezzi piccolissimi recuperati nel tempo dai grandi scavi archeologi della città.

Si può però ricostruire virtualmente e con grande precisione quel paesaggio costruttivo, come farà il laboratorio sperimentale avviato nel cortile interno del museo archeologico di Reggio Calabria - la piazza Paolo Orsi di palazzo Piacentini - in occasione della mostra temporanea Agorà, che espone reperti provenienti dagli scavi storici dei siti archeologici reggini. L'iniziativa inaugurata oggi ha presentato frammenti di terracotta appartenenti ad antichi edifici sacri, tra cui quelli dell'area Griso Laboccetta. 

La storia antica di Reggio Calabria protagonista dell'esposizione è un importante tassello del grande mosaico della cultura architettonica della Magna Grecia, al centro di un progetto della Scuola Superiore Meridionale dell'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli. Spiega il professor Carlo Rescigno: "Siamo arrivati a Reggio come tappa di questa ricerca sulle città arcaiche attraverso i vari centri della Magna Grecia. I pezzi provienienti dagi scavi storici e conservati nei magazzini che stiamo studiando testimoniano come nella citta antica di Reggio esisteva un paesaggio del sacro composto da edifici monumentali. Si trattava di grandi templi in pietra con tetti policromi accompagnati da edifici minori. Questi frammenti di terracotta ci permettono di ricostruire anche il progetto architettonico della costruzione, dove lastre e doccioni servivano a completare la parte alta dei tetti e convogliare e allontanare le acque piovane".

Il cantiere laboratoriale impiega l'archeologia digitale con risultati sorprendenti. "Sono pezzi molto piccoli - continua Rescigno - e lo studio che stiamo conducendo prevede una documentazione in 3 D e un restauro virtuale a schermo, con l'obiettivo di farci ipotizzare la forma completa dell'edificio di cui erano parte. Mettendo poi tutto in sequenza, un po' come in una antica scatola da costruzione Ikea, si ottiene la sagoma dei tetti di quegli edifici scomparsi. E' un'applicazione ideale della realtà virtuale - conclude - per recupeare ciò che c'era nell'antichità e oggi è scomparso". 

Il  risultato scientifico della ricerca sarà illustrato con una pubblicazione e poi tutti gli elementi in mostra entreranno nel percorso espositivo del museo dove già si trovano elementi delle aree sacre, tra cui la celebre metopa con le fanciulle che corrono. 

L'iniziativa ha attirato molte presenze nel MArRC, dove il direttore Fabrizio Sudano ha presentato il progetto al pubblico invitando anche a visitare la mostra “Intrecci. Trame preziose tra Reghion e Reggio”, nata dalla collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti reggina e il museo. I curatori sono il direttore dell’accademia Piero Sacchetti, il docente Filippo Malice e l’architetto Claudia Ventura, responsabile dell’ufficio tecnico del museo. Inaugurata oggi, Intrecci espone una collezione di gioielli scultura mono e polimaterici realizzati in accademia nel 2012 e nel 2017; tra le opere figurano firme di artisti, ex studenti dell’accademia e dei licei artistici di Reggio Calabria, Siderno e Vibo Valentia.

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