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La sentenza

L'ex assessore Giuseppe Plutino assolto dall'accusa di tentata estorsione

Con la decisione della Corte d'appello reggina si chiude una vicenda giudiziaria durata oltre dieci anni, rideterminata la pena in sei anni che sono stati espiati in fase di custodia cautelare

La Corte di appello di Reggio Calabria (presidente Tarsia, a latere Minniti e Lauro), ha assolto l’ex consigliere comunale ed assessore di Reggio Calabria, Giuseppe Plutino – difeso dagli avvocati Andrea Alvaro e Marco Gemelli – dall’accusa di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, commessa ai danni dell’ex consigliere regionale Giovanni Nucera.

Si conclude, dopo oltre dieci anni, la lunghissima vicenda processuale che ha interessato il politico reggino, il quale nel dicembre del 2011 venne tratto in arresto con le gravissime accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione consumata, aggravata dalle modalità e dalle finalità mafiose, ed estorsione tentata ed aggravata, entrambe ai danni dell’allora consigliere regionale Giovanni Nucera.

A Giuseppe Plutino veniva contestato, in particolare, di avere offerto ad un sodalizio mafioso reggino un contributo rafforzativo in cambio del sostegno elettorale nonché di avere costretto il Nucera, allora consigliere regionale, ad assumere all’interno del gruppo consiliare del Pdl una congiunta di un appartenente al sodalizio e, successivamente, a rinnovarle l’incarico, rinnovo che in concreto poi non vi fu. In tali termini la vicenda era stata ricostruita, anche in dibattimento, dal Nucera.

In primo grado il tribunale aveva accolto integralmente la richiesta dell’accusa ed aveva condannato l’ex assessore a dodici anni di reclusione.
La Corte di appello, condividendo le tesi difensive, aveva assolto il Plutino dall’estorsione consumata ai danni del Nucera, ritenendo che l’assunzione della collaboratrice fosse legata ad una corruzione elettorale – peraltro non imputabile all’imputato – e non invece ad una condotta estorsiva. La corte aveva così ridotto la condanna del Plutino complessivamente ad anni nove di reclusione, comminati per il più grave reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose (sei anni) in continuazione con quello di partecipazione ad associazione mafiosa (tre anni), così riqualificata l’originaria imputazione di concorso esterno. L’accusa nel grado di appello aveva richiesto l’aumento di pena a diciotto anni di reclusione.

Contro la sentenza di secondo grado, poi, gli avvocati Alvaro e Gemelli avevano proposto ricorso in Cassazione, deciso nel dicembre 2017 dalla prima sezione della suprema corte, che aveva confermato per tutti gli imputati la sentenza in ordine al reato associativo mafioso, annullando tuttavia per il solo Plutino la condanna limitatamente al reato di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. In relazione a tale accusa si sarebbe dovuto celebrare pertanto un nuovo giudizio in sede rescissoria.

La Corte di appello, infine, dopo una lunga camera di consiglio, ha condiviso le ragioni prospettate dai difensori e, assolvendo Giuseppe Plutino dal reato di tentata estorsione aggravata, ha rideterminato la pena in anni sei di reclusione, già espiati in fase cautelare.

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