Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Rosarno era l'epicentro della droga: i nomi degli arrestati

Nella città della Piana la droga arrivava a bordo di autovetture modificate dai corrieri e, poi, ripartiva per le piazze di spaccio operative in Italia e all'estero

Un panetto di droga nascosto nel cruscotto di un'automobile

La rotta della droga aveva il suo epicentro a Rosarno. Dalla piana di Gioia Tauro, poi, le sostanze stupefacenti trattate dall’organizzazione criminale sgominata con l’operazione “Crypto” venivano inviate nelle varie piazze di spaccio operanti in Italia ed all’estero.

Per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, infatti, il modus operandi dell’associazione consisteva nel reperire lo stupefacente dai paesi fornitori, da lì veniva trasportato a Rosarno, via terra, occultato in autovetture appositamente predisposte e con improbabili “doppifondi” e successivamente, grazie alla vasta ramificazione dell’organizzazione criminale, venivano rifornite molteplici “piazze di spaccio” italiane. Il predetto gruppo criminale operava a stretto contatto con un cittadino della Repubblica Dominicana, Humberto Alexander Alcantara, il quale, tramite la sua attività d’intermediazione, assicurava contatti diretti con fornitori sudamericani stabilitisi in varie parti d’Europa. In particolare, nell’aprile del 2018, Giuseppe Cacciola e Nicola Certo si recavano a Barcellona da un contatto di Alcantara, al fine definire i dettagli di un’importazione di narcotico dal Sudamerica. Sempre nel 2018, nel mese di luglio, Nicola Certo e Giuseppe Cacciola si recavano in Belgio, dove incontravano un altro contatto di Alcantara.

Un altro personaggio con un ruolo di primo piano nell’organizzazione, per quel che riguarda la sua proiezione internazionale, era Marco Paladino, per gli investigatori un soggetto legato alla ‘ndrina Gallace di Guardavalle e stabilmente residente a Deltmond, in Germania. Quest’ultimo, seguendo le specifiche direttive del sodalizio rosarnese, aveva sia la funzione di procacciatore di convenienti partite di narcotico dal nord Europa (Germania, Belgio e Olanda), sia funzioni di corriere fino al territorio calabrese.

A riprova della costruzione investigativa posta in essere dalla guardia di finanza, venivano effettuati alcune perquisizioni veicolari, con successivi riscontri, all’ingresso nel territorio italiano. Le indagini hanno cristallizzato l’uso della consorteria di numerose sim tedesche che, da Rosarno, comunicavano in maniera “citofonica” con altri cellulari con numerazione tedesca sparsi sul territorio nazionale.

Queste sim, acquistate in Germania e intestate a soggetti di comodo, ovvero senza intestatari, rendevano ancor più difficile l’identificazione degli usuari delle diverse utenze. Inoltre, gli indagati comunicavano esclusivamente tramite sms, evitando che potesse palesarsi la loro voce, potenzialmente utile a un eventuale riconoscimento, e spesso utilizzando un molteplice livello di “protezione” costituito da messaggi contenenti codici numerici predefiniti (a ogni lettera dell’alfabeto corrispondeva un numero, assegnato apparentemente senza logica alcuna).

Vi è da sé che al fine di definire l’esatta identità dei soggetti che inviavano o ricevevano detti sms dal contenuto illecito, si sono resi necessari, oltre all’ascolto delle intercettazioni e alla decriptazione della messaggistica, frequenti servizi di osservazione o videoriprese tratte da telecamere appositamente installate. In Germania, poi, operava anche Domenico Tedesco, residente ad Hattersheim, che forniva appoggio logistico quando i referenti dell’organizzazione si recavano in territorio tedesco.

Altro aspetto fondamentale dell’indagine odierna è nei rapporti instauratisi con altre consorterie criminali, in special modo in Calabria e in Sicilia. Tra i gruppi criminali destinatari dei predetti carichi di droga si riportano diversi e autonomi gruppi delinquenziali: quello operante nella zona di Amantea e Cosenza, riconducibile rispettivamente a Francesco Suriano, esponente di spicco della “’ndrina Gentile”, e a Roberto Porcaro, reggente della “’ndrina Lanzino”; uno nel torinese, facente capo a Vincenzo Raso; uno nella città di Catania, riconducibile a Francesco Cambria, esponente di spicco del “Clan Cappello” e altri operanti tra le città di Siracusa, Benevento e Milano.

A conferma della transnazionalità dell’organizzazione, per gli inquirenti occorre, tra l’altro, evidenziare che tra gli acquirenti delle partite di narcotico del trio Cacciola-Certo-Pronestì venivano individuati esponenti di spicco della cosca “Cappello” di Catania.

È indicativa, al riguardo, la creazione di una rotta per far giungere “la cocaina” anche in territorio maltese. Più nello specifico, nel febbraio 2018, Ivan Meo (soggetto ritenuto vicino al Clan Cappello) e due soggetti non identificati, che facevano da “staffetta”, si recavano, via mare, da Pozzallo a Malta, dove consegnavano sostanze stupefacenti e, come provento della cessione

Ivan Meo, in quella circostanza, riportava in Italia Euro 50.850,00, così come cristallizzato da un’apposita perquisizione veicolare e relativo sequestro effettuati al ritorno a Pozzallo. Le indagini hanno dimostrato, poi, che tra i rosarnesi e le altre associazioni criminali si era creata una vera e propria sinergia; sebbene nella quasi totalità dei casi le ingenti partite di narcotico partivano dalla Calabria per approvvigionare i vari acquirenti, quest’ultimi, in alcuni casi, “ricambiavano il favore” provvedendo a rifornire di stupefacente gli stessi rosarnesi o rifornendo un altro gruppo mediante l’intermediazione degli stessi.

Con la decriptazione di tale messaggistica, è stato possibile trarre significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificare i sodali e ricostruire numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti. Infatti, nel corso delle indagini, su attivazione del nucleo di polizia economico-finanziaria/gico di Catanzaro, sono stati arrestati in flagranza di reato da altri reparti della guardia di finanza 10 corrieri di droga e sequestrati circa 80 chilogrammi di “cocaina”, che una volta immessa in commercio avrebbe fruttato all’organizzazione più di 4 milioni di euro, oltre che svariati chili tra “marijuana” ed “hashish”. Inoltre, dall’attività d’indagine è emerso che, tra l’aprile e il novembre del 2018, l’organizzazione criminale ha movimentato, oltre a quelli sequestrati, altri 140 kg di “cocaina”.

Le contestuali indagini patrimoniali, sempre delegate al nucleo pef/gico di Catanzaro e allo scico di Roma, hanno consentito, come detto, anche l’emissione di un sequestro preventivo d’urgenza di beni, per un valore complessivo stimato in oltre 3,7 milioni di euro, costituito da: fabbricati, società e relativi complessi aziendali, automezzi e numerosi rapporti bancari e finanziari, dislocati in Calabria, Calabria, Sicilia, Puglia, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte.

In particolare, attraverso articolate investigazioni economico-patrimoniali si è proceduto a verificare, per ciascun soggetto, la presenza di sproporzione tra i redditi dichiarati e le possidenze intestate procedendo, al fine di scongiurare la dispersione dei patrimoni, al sequestro d’urgenza dei beni non giustificati.

Ecco, infine, i nomi dei 57 arrestati all'alba di oggi

In carcere

Humberto Alexander Alcantara (1976);

Giuseppe Battaglia (1972);

Gianfranco Benzi (1945);

Giuseppe Cacciola (1989);

Francesco Cambria (1984);

Francesco Cavarra (1960);

Domenico Certo (1987);

Nicola Certo (1987);

Orazio Coco (1978);

Rocco Antonio Fedele (1972);

Salvatore Fedele (1974);

Antonio Gullace (1981);

Carmelo Liistro (1980);

Alessandro Marigliano (1981);

Alessio Martello (1990);

Andrea Mazzei (1984);

Matteo Mero (1984);

Walter Modeo (1975);

Marco Paladino (1985);

Antonio Paletta (1984);

Gennaro Paletta (1990);

Giampiero Pati (1980);

William Pati (1980);

Antonio Marco Penza (1983);

Santo Pitarà (1971);

Giulio Pizzo (1990);

Maurizio Pizzo (1964);

Roberto Porcaro (1984);

Bruno Pronestì (1979);

Alessandro Raso (1972);

Vincenzo Raso (1981); 

Alessandro Scalise (1992);

Antonio Stelitano (1982);

Lorenzo Stelitano (1986); 

Francesco Suriano (1979);

Domenico Tedesco (1959); 

Giuseppe Trombetta (1993); 

Francesco Varone (1987); 

Gianfranco Viola (1971); 

Fabio Vitale (1974); 

Franco Vitale (1977); 

Giuseppe Vitale (1969); 

Rosario Zagame (1972). 

Ai domiciliari: 

Rocco Cacciola (1995); 

Michele Chindamo (1991); 

Paolo Cirelli (1946); 

Pasquale Giovinazzo (1964); 

Massimiliano Guerra (1969); 

Giorgio La Pietra (1978); 

Massimiliano Mazzanti (1972); 

Ivan Meo (1988); 

Stefano Montagono (1988); 

Marialuisa Nasso (1985); 

Giuseppe Pescetto (1973);

Simone Pronestì (1992); 

Alessandro Talarico (1965); 

Alessandro Villani (1978).

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