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La decisione

Reggina 1914, la Corte d'appello ha deciso: revocata l'omologa e aperta la liquidazione

I giudici hanno emesso la sentenza che accoglie il reclamo proposto dall’Inps, dall’Inail e dall’Agenzia delle Entrate

La Reggina 1914, la Reggina di Saladini è in liquidazione. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha infatti revocato l'omologa. Una sentenza che arriva come un terremoto e scuote la città che da tempo sta vivendo le sorti della storica squadra di calcio con ansia e trepidazione, vedendo andare in frantumi la storia del club amaranto. 

La Corte d'appello ha infatti emesso la sentenza con cui "Accoglie il reclamo proposto dall’Inps, dall’Inail e dall’Agenzia delle Entrate" e per l’effetto "revoca l’omologazione degli accordi di ristrutturazione e delle transazioni sui crediti tributari e contributivi" e "dichiara aperta la liquidazione giudiziale".

Una decisione questa che ribalta quanto aveva stabilito il Tribunale di Reggio Calabria, a giugno scorso, con cui omologava gli accordi di ristrutturazione e le transazioni sui crediti tributari e contributivi su domanda della Reggina 1914 s.r.l. .

Dunque la liquidazione giudiziale è aperta. I giudici hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per valutare eventuali reati penali: ci sarebbe una firma non riconosciuta dal notaio.  La Corte di Appello di Reggio Calabria, sezione civile, ha respinto le istanze della Brescia Calcio, poiché il reclamo è inammissibile.

Le motivazioni

Nelle 30 pagine di sentenza, la presidente Patrizia Morabito con i giudici  Marialuisa Crucitti e Natalino Sapone, hanno evidenziato lo stato di crisi finanziario della Reggina 1914 s.r.l.. Uno stato di crisi dovuto ad un elevato indebitamento ed il piano, con la previsione dei ricavi, "trovava il presupposto nella partecipazione della Reggina al campionato di serie B. Essendo venuta meno la partecipazione al campionato di serie B, il piano economico finanziario è divenuto insostenibile, non essendo più plausibili le previsioni circa le entrate e gli incassi attesi" e costituiva il "presupposto fondamentale anche della convenienza del piano per gli enti erariali e previdenziali".

La premessa da cui muoveva il piano risiedeva nella capacità dell’impresa "di tornare a produrre utili in tempo prospetticamente ristretto". Da ciò – secondo il Tribunale – sarebbe conseguita la produzione, in favore dell’Erario e degli altri enti, di introiti maggiori rispetto a quelli conseguibili nell’ipotesi liquidatoria, "tenuto che parte dei flussi finanziari generati dalla prosecuzione dell’attività confluirebbero stabilmente nelle casse statali". Pertanto, essendo venuto meno il presupposto cardine dell’omologazione, "i reclami devono trovare accoglimento, con conseguente revoca dell’omologazione degli accordi di ristrutturazione e delle transazioni sui crediti tributari e contributivi".

La situazione debitoria

"Notevole è stato l’aggravamento della posizione debitoria negli ultimi anni. Al 30 giugno 2019 - evidenziano i giudici nella sentenza -  i debiti erano di € 4.300.993; al 30 giugno 2022 erano di € 16.104.184; al 31 dicembre 2022 i debiti erano di € 23.058.775. Ulteriore aggravamento della posizione debitoria si è registrato nel periodo dal 31 dicembre 2022 ad aprile 2023 (€ 27.146.807).

I giudici della Corte d'appello di Reggio Calabria richiamano anche la relazione Del Sette e scrivono: "La sussistenza della crisi è resa evidente dalla "perdita d’esercizio maturata al 30 giugno 2022 per € 9.302.397 cui va sommata la perdita maturata al 31 dicembre 2022 per € 4.162.016".

I predetti dati, già emersi in primo grado, non sono stati contestati dalla Reggina 1914 s.r.l. in sede di reclamo. Questo notevole deterioramento dell’equilibrio finanziario della società costituisce prova evidente dello stato di crisi, condivisibilmente ritenuto “evidente” dal Tribunale. In questa situazione di preesistente, grave ed evidente crisi, ad agosto 2023 è sopravvenuta – rispetto alla sentenza – la certezza della definitiva esclusione della Reggina 1914 s.r.l. dal campionato di serie B, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato. Tale circostanza ha compromesso quelle prospettive di ripresa ancora ravvisate al momento della sentenza reclamata (9 giugno 2023), trasformando la crisi (quindi una situazione transitoria) in insolvenza.

Inevitabile conseguenza dell’esclusione dal campionato di Serie B è stato lo svincolo (in data 31 agosto 2023) dei calciatori della squadra, principale – o comunque fondamentale – elemento del patrimonio aziendale di una società affiliata alla Federazione Italiana Gioco Calcio, avente ad oggetto esclusivo l’esercizio di attività sportive ed in particolare, la formazione, la preparazione e la gestione di squadre di calcio nonché la promozione e l’organizzazione di gare, tornei ed altre manifestazioni sportive e titolare dell’omonima squadra di calcio maschile. Come detto, l’esclusione dal campionato di serie B rende implausibile la previsione – contenuta nel piano – dell’incremento dei ricavi provenienti dalle sponsorizzazioni, dagli introiti televisivi, radiofonici, nonché dalla vendita di biglietti e abbonamenti".

La firma non riconosciuta

"Il Commissario giudiziale – scrivono i giudici nella sentenza - ha riscontrato una difformità tra il codice Isin riportato nella relazione integrativa dell’attestatore e il codice Isin riportato nella dichiarazione di veridicità a firma del notaio, dott. Becchetti. il quale ha negato di avere mai sottoscritto la dichiarazione predetta".  Per questo i giudici hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per valutare eventuali reati penali.

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