rotate-mobile
Sanità reggina sotto la lente

Non affollare il pronto soccorso, ci sono le Aft: ecco cosa sono e come funzionano

ReggioToday prosegue l'approfondimento a puntate sulla sanità nel territorio di Reggio Calabria. Questa volta entriamo dentro una Aggregazione funzionale territoriale. Parla Rubens Curia portavoce di Comunità competente

La sala d’attesa è gremita e non solo oggi. Qui all’Aft Autonoma Rc Sud, in via Sbarre centrali al civico 586 c’è sempre tanta gente che attende di essere visitata dal medico. Dalla mattina alle ore 8, sino alla sera alle ore 20 c’è sempre infatti un medico. Un servizio garantito h 12. 

E’ questa una delle novità del sistema sanitario regionale, che da pochi mesi è attiva a Reggio Calabria e che punta anche a decongestionare il pronto soccorso dell’ospedale. Niente più ore di attesa al pronto soccorso e niente più situazioni di grave disagio per i malati e per i medici costretti a operare in situazione davvero critiche. Secondo gli esperti infatti c’è uno spropositato accesso ai Pronto Soccorso con oltre l’80% degli accessi inappropriati. Questo non favorisce una buona sanità.

Ecco allora che la medicina territoriale è il primo nodo fondamentale di una filiera virtuosa che, tra i suoi nodi, vede le Strutture sanitarie territoriali intermedie. Il nuovo modello organizzativo della rete territoriale, dunque, vede le Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e in città ce ne sono, al momento, quattro in sede Unica Autonoma, una in sede Pubblica ed una in Rete. Ma presto ne seguiranno altre. 

“Qui siamo cinque medici”, - spiega il dottor Francesco Biasi dell’Aft Autonoma Rc Sud. “Facciamo i turni così da garantire il servizio da lunedì al venerdì. Siamo una aggregazione di medici che in ambulatorio assistiamo tutti i pazienti del nostro gruppo nelle emergenze, cioè nel cosiddetto codice bianco".

francesco biasi - aft

"Ogni medico è collegato con il software ai colleghi - spiega Biasi - così da vedere le informazioni dei pazienti e poter intervenire. Abbiamo anche funzioni di centro vaccinale, e in situazioni particolari di emergenza possiamo fare prescrizioni. Le prestazioni offerte sono quelle di primo livello con possibilità di effettuare alcuni esami diagnostici ma anche di integrare l’assistenza ai malati cronici, in particolare diabetici, cardiopatici, soggetti con insufficienza respiratoria, in collaborazione con i servizi domiciliari erogati dall’Asp”. 

“Servirebbero in città almeno altre 5 Aft – dice Biasi – se pensiamo che su 180.000 pazienti allo stato attuale il servizio ne copre 50.000”. Questo vuol dire che ancora tanti reggini non possono beneficiare del servizio dell’Aft perché il proprio medico di famiglia non rientra nell’aggregazione ma continua a lavorare da solo. 

Le Aft presenti a Reggio Calabria

Quelle in sede Unica Autonoma sono:

  • AFT S. Agata, in via Ravagnese Inferiore, 4, dove è referente il dottore Quinto Campolo;
  • AFT RC Su, in via Sbarre Centrali, 586 F, referente il dott. Diego Latella;
  • AFT Diogene, in via Sbarre inferiori, 379, referente il dott. Domenico Catalano;
  • AFT Spagnolio, in via S. Anna 2° tronco (c/da Falcone) n. 2  piano 3 – referente il dott. Antonino Sapone. 

Poi c’è quella in sede Pubblica: 

  • AFT in sede unica RC, via Argine Destro, 43,  San Brunello, dove è responsabile il dott.  Giuseppe Galletta. E una in Rete: Torre Ruggiero (Distretto Reggio). 

Le caratteristiche delle Aft

Aft in rete: i medici pur continuando ad operare nei propri studi professionali, condividono la gestione delle informazioni cliniche, attraverso l'utilizzo di uno strumento informativo unico e garantendo un'assistenza h12, mediante l’articolazione del proprio orario di studio in maniera coordinata. 

Aft in sede unica: i medici, pur continuando ad operare nei propri studi professionali e garantendo la gestione condivisa delle informazioni cliniche dei propri assistiti, operano anche presso una sede unica di riferimento, messa a disposizione dalle ASP o dagli stessi medici di assistenza primaria, secondo una specifica turnazione, finalizzata a garantire un'assistenza h12. 

Aft a struttura complessa assistenza: sono AFT che forniscono continuità assistenziale per h 24. Forniscono servizi infermieristici per la presa in carico dei pazienti fragili e per le dimissioni protette per 12 ore al giorno 5 giorni la settimana ed almeno 6 ore al dì, nei giorni prefestivi e festivi. Posseggono idonee attrezzature e sono funzionalmente collegate per l’esecuzione della telemedicina. 

All’Aft Autonoma Rc Sud ci sono diversi ambulatori e per gli assistiti, se serve, c’è la possibilità anche di fare i prelievi per le analisi del sangue essendoci anche un infermiere. 

“Ancora mancano le apparecchiature mediche - evidenzia Biasi -  ma la Regione Calabria ha i finanziamenti, più di 80 milioni di euro per acquistare tecnologie sanitarie, quindi presto arriveranno”.

I fondi non spesi per acquistare tecnologie sanitarie

I finanziamenti sono quelli previsti dal Decreto Legge 30 aprile 2019, convertito nella Legge 5 giugno 2019, n° 60 “Misure Emergenziali per il Servizio Sanitario della Regione Calabria”, e spiega Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente: “Il Parlamento decideva di anticipare al Servizio Sanitario della nostra Regione 82 milioni e 205 mila euro dell’ex articolo 20 della legge n°67 del 1988 per acquistare tecnologie sanitarie (Tac, risonanze magnetiche, accelleratori lineari, sistemi robotizzati per la chirurgia endoscopica, sistemi tac, pet gamma camera, mammografi). Ma non sono ancora stati spesi”. 

“Ed allora occorre dire basta con gli incredibili ritardi che la Regione Calabria sta accumulando nello spendere i finanziamenti. Purtroppo, ad oggi, dobbiamo affermare - prosegue Curia - che sono state attivate gare per 27 milioni e 606 mila euro contro gli oltre 82 milioni assegnati alla Calabria. 

Più volte abbiamo chiesto, come Comunità competente, al presidente Occhiuto di potenziare i settori preposti del dipartimento tutela della salute con l’assunzione di ingegneri ed altro personale, ma siamo stati inascoltati e facili profeti di questi gravi ritardi che incidono sulla spesa sanitaria, sulle liste d’attesa e aggravano il malessere dei nostri operatori sanitari che continuano ad operare in situazioni difficili.

Si va un po’ lenti, tenuto conto che oltre il 70% delle apparecchiature è obsoleto. Qualcosa si è mosso in quest’ultimo anno, ma è necessario accelerare le procedure se vogliamo ridurre le liste d’attesa e sostituire le tecnologie datate”.

Curia Rubens-2

Rubens Curia crede davvero in una riforma della sanità in Calabria che parta dalla medicina territoriale, con strutture sanitarie intermedie ed una rete ospedaliera. Un paradigma nuovo per garantire assistenza e cure ai calabresi, con un migliore accesso ai servizi, e la promozione del benessere e dice con fermezza no all’autonomia differenziata. 

Poi fa un esempio di quanto è accaduto sino ad ora con i fondi destinati all’acquisto di attrezzature e apparecchiature medicali: le somme destinate alle regioni del Nord Est, per abitante, si aggirano intorno ai 77 euro, con un picco per Bolzano al quale sono stati destinati 184euro per abitante. Una cifra che fa a pugni con gli scarsi 25euro destinati alle regioni del Sud e che lascia sconcertati se pensiamo che alla Calabria, sono toccati scarsi 16euro”.

La rete di Comunità competente

Nata nel 2019 a Lamezia Terme, la comunità ha sottoscritto,  nello stesso anno, le linee guida ed ha come obiettivo quello di portare ai tavoli istituzionali progetti e proposte, e sollecitarne la realizzazione. E’ una rete informale di oltre 90 associazioni di pazienti, fondazioni, comitati di cittadini che si battono per una sanità a misura di persona in Calabria.

L’aspettativa di vita e la prevenzione

"L’aspettativa di vita in buona salute in Calabria è di 52 anni contro i 69 di Bolzano. Il 70% degli ultra sessantacinquenni calabresi - dice ancora Curia - quando si frattura un femore deve  attendere più di 48 ore per essere operato. Solo 1,4% degli anziani usufruiscono delle cure domiciliari contro il 7,2% dei veneti”. 

Dati drammatici che mettono in luce anche la scarsa attenzione alla prevenzione e agli screening  in relazione anche con la povertà non solo economica: un quarto dei tumori che conducono a morte è riconducibile a bassi livelli di istruzione. Cioè: meno si ha conoscenza delle opportunità della prevenzione (e meno si hanno anche disponibilità economiche) maggiore è il rischio di ammalarsi in maniera irreparabile. 

Dunque per Curia e Comunità Competente sono fondamentali i percorsi assistenziali e la mancata attivazione ha comportato l’insufficiente sviluppo dell’assistenza domiciliare integrata (Adi) per cui siamo inadempienti a questo Lea. E’ tempo di una “sanità in uscita” - conclude Curia - riprendendo l’affermazione di Papa Francesco che parla di una Chiesa in uscita”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Non affollare il pronto soccorso, ci sono le Aft: ecco cosa sono e come funzionano

ReggioToday è in caricamento