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Domenica, 19 Maggio 2024
Sanità reggina sotto la lente

Liste d'attesa per le cure a Reggio Calabria, i nuovi fondi per ridurle e i rischi del dca di Occhiuto

L'approfondimento di ReggioToday sullo stato della sanità provinciale continua tracciando gli scenari dell'accesso alle cure con la riorganizzazione del commissario regionale

Il ministro della salute Orazio Schillaci ha un piano perfetto per ridurre le liste d’attesa nelle strutture pubbliche e opporre un arginare ai gettonisti. Ma all’orizzonte c’è l’autonomia differenziata e la sfida dovranno raccoglierla le regioni, supportate da una quota di nuove somme da investire per migliorare non solo il recupero dell'accesso alle prestazioni ma tutti i servizi della sanità che presentano problemi.

In questo caso non parliamo di un malessere esclusivamente calabrese perché i lunghi tempi che l’utente deve mettere in conto per curarsi nel settore pubblico sono una tara cronica di tutto il paese. Eppure la migrazione sanitaria caratterizza il nostro territorio in modo ormai atavico e immutabile. Se per una tac occorre prenotare quattro mesi prima sia a Milano che a Locri, a nessun lombardo verrebbe in mente di spostarsi altrove, mentre questo accade abitualmente nella direzione opposta.

La migrazione sanitaria e il record del territorio di Reggio Calabria

Le cause del fenomeno sono in gran parte oggettive ma hanno una componente legata allo stato d’animo dell’utenza. Il fattore è emerso in modo particolare per l’Asp di Reggio Calabria nel report presentato lo scorso dicembre dalla garante regionale della salute Anna Maria Stanganelli: per il capitolo delle liste d’attesa l’azienda sanitaria reggina ha totalizzato la più alta percentuale di segnalazioni (35%), a cui si aggiungono l’autentico record di avvisi per postazioni di guardia medica chiuse (43%), attesa in pronto soccorso (40%) e carenze nell’assistenza primaria di base (38%).

Lo scenario della mobilità passiva (30% dei casi riportati alla garante per Reggio, il peggior dato regionale) è uno dei problemi che intende risolvere la riorganizzazione programmata dal commissario straordinario Occhiuto con il discusso dca 78.

Nel documento si scopre l’acqua calda, rilevando che “sono ancora molti i calabresi che migrano dal luogo di residenza per farsi ricoverare in un'altra regione, originando una spesa sia per il sistema sanitario calabrese sia per le famiglie chiamate ad assistere il loro congiunto”. Tra le azioni del dca per il recupero di questa voce in rosso del bilancio sanitario regionale figura l'abbattimento dei tempi di attesa per accedere alle cure, ma per l’area sanitaria Sud di competenza dell’Asp reggina potrebbe avvenire il contrario. Ed è un po’ una sconfitta annunciata la previsione, entro sei mesi dall’entrata in vigore della riorganizzazione, di accordi di confine con le regioni limitrofe per regolare la forte quota di attività di ricovero extraregionale dei malati calabresi. Un’iniziativa che segue la convenzione tra l’azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro e l’ospedale Bambin Gesù di Roma, che eroga il 50% delle prestazioni per i nostri pazienti pediatrici già effettuate fuori regione, sia per patologie complesse che per ricoveri ordinari.

A partire sono i malati che non possono aspettare e non hanno la possibilità di ricorrere al privato, ma anche quelli che preferiscono mettersi in coda nelle strutture del nord perché ritengono che le cure forestiere siano qualitativamente più alte. Spesso è un pregiudizio, come hanno dimostrato molti interventi di eccellenza nelle nostre aziende ospedaliere, ma nel pensiero collettivo a spiccare è più il dato dei professionisti in fuga: ad oggi l’accordo in corso con Cuba ha portato il numero di medici caraibici a 328 e fino al 2025, data di (presunta) conclusione del protocollo, i camici bianchi dell'Avana potrebbero superare quelli assunti dalle asp e usciti dai concorsi.

Il dca di Occhiuto, la chiusura dell'ospedale di Polistena e il carico sull'hub reggino

Michele Tripodi, sindaco di Polistena, è pronto a una strenua resistenza per salvare il presidio spoke della città che sarà dimensionato, insieme a quello di Locri, per lasciare il posto - in un futuro incerto e tratteggiato quasi un decennio fa - al nuovo ospedale della Piana. “E’ facile prevedere – commenta Tripodi - che se si chiudono gli spoke aumenterà la pressione sull’hub di riferimento, che in questo caso è l’azienda ospedaliera di Reggio Calabria. Sappiamo bene che negli ospedali dei capoluoghi mancano molti posti letto – continua il sindaco – e possiamo ipotizzare che così i carichi aumenterebbero”.

All’Asp di Reggio Calabria in questo momento teoricamente i soldi per il recupero delle liste d’attesa non mancano, e si tratta delle risorse specifiche destinate a questo obiettivo dallo stato con il finanziamento di piani regionali appositi. Nel 2022 con il decreto 13 del commissario regionale ad acta erano stati stanziati per l'azienda sanitaria reggina 3.238.931,42 euro, di cui al 31 dicembre 2023 sono stati utilizzati 1.852.378,60 (604.000,00 per specialistica ambulatoriale, 927.000,00 per il setting ospedaliero e 321.378,60 per lo screening); i restanti 1.386.552,82 euro sono vincolati e ancora fruibili insieme all’incremento di 1.186.207,74 euro stabilito poi con il dca 146 del 9 giugno 2023. Il totale per il piano 2024 ammonta a 2.572.760,56 euro così suddivisi: 816.000 (specialistica ambulatoriale Asp); 676.000 (specialistica ambulatoriale privato accreditato); 700.000 (prestazioni chirurgiche ospedaliere); 380.760,56 (screening).

“Ogni iniziativa sulle liste d’attesa è da accogliere positivamente – afferma Michele Tripodi – però dobbiamo dire con onestà che per ottenere un risultato servono prestazioni aggiuntive molto costose e non so se davvero le vedremo. Ma dovrebbe essere questa la strada per colpire il monopolio dei servizi ambulatoriali privati e ricostruire una vera sanità pubblica. Per un cittadino che ha diritto ad essere curato dallo stato rivolgersi al privato è come pagare due volte”.

Il 4 maggio a Polistena si scenderà in piazza contro la paventata chiusura dell’ospedale e il sindaco ha messo sul tavolo una proposta per il commissario ad acta. “Distruggere quello che c’è, e funziona bene, per investire su una nuova struttura non porta nessun vantaggio economico – spiega – perché comunque ci saranno i costi del personale a tempo indeterminato, che non si potranno evitare. Noi chiediamo di unire gli ospedali spoke di Polistena e Locri e creare un grande hub che comprenda Piana e Locride. Con gestione autonoma rispetto all’Asp, che qui ha prodotto solo enormi debiti”.

Per i tempi degli interventi il commissario punta sul servizio week-surgery

Tra le righe della riorganizzazione di Roberto Occhiuto (che il commissario ha subito difeso dalle critiche confermando le intenzioni espresse) affiora l'abbandono delle aree territoriali disagiate dentro un progetto che sembra voler concentrare la sanità calabrese nei soli tre presidi di Cosenza, Catanzaro e Reggio.

Nel documento del commissario ad acta l’investimento su posti letto e servizi è legato alle valutazioni delle prestazioni assistenziali e le procedure medico-chirurgiche del Pne (piano nazionale esiti) di Agenas, con dati riferiti al 2022. Per la città dello Stretto poche citazioni, e soltanto per la punta di diamante del Grande Ospedale Metropolitano: è menzionato tra le strutture pubbliche che eseguono più di 150 interventi chirurgici annui per tumore maligno della mammella; e per il tasso aggiustato di mortalità a trenta giorni degli interventi di bypass aortocoronarico isolato (a Reggio indicatore positivo perché al di sotto della soglia prevista dal dm 70/2015).

Secondo il dca 78, le liste d’attesa trarranno giovamento anche dall’integrazione tra i regimi di ricovero attuali (ordinario, day-hospital, day-surgery) e la modalità week surgery: il servizio, affidato ad equipe composte da un responsabile medico e un coordinatore infermieristico oltre a personale infermieristico nell’ambito del day surgery multidisciplinare, avrà a disposizione sale operatorie dedicate. L’obiettivo è rendere più efficiente l’utilizzo dei posti letto chirurgici, razionalizzare i ricoveri e ridurre i tempi per alcuni interventi chirurgici, grazie a un percorso assistenziale dedicato in integrazione multidisciplinare tra i professionisti coinvolti.  

I tempi d'attesa per gli esami nell'azienda ospedaliera di Reggio Calabria

Idee e teorie, che si scontrano con una realtà impegnativa da costruire. Che l’ospedale di Reggio Calabria sia assediato da un’utenza debordante non è una novità, ma il commissario Gianluigi Scaffidi, sostiene che il recupero delle liste d’attesa in meno di un anno abbia già dato risultati: “La situazione non è particolarmente critica. Abbiamo visto un miglioramento grazie alla riorganizzazione interna e anche nel personale a seguito di alcuni pensionamenti”.

Analizzando i dati resi noti dall’azienda ospedaliera una seria difficoltà riguarda la medicina nucleare e l’esame diagnostico di pet, programmato con attesa di 90 giorni. Per neuroradiologia ai Riuniti i tempi sono invece nella norma. Le varie tac (cranio, collo, encefalo, capo, maxillo facciale, colonna, con o senza contrasto) in base alle priorità diverse prevedono un massimo di attesa da 1 a 5 giorni e entro 24 ore si accede non solo per le urgenze ma anche per gli esami programmati. Bisogna attendere invece 2 giorni per una tomografia ai seni paranasali, programmata. La mammografia bilaterale con priorità differibile è erogata dalla radiologia dei Riuniti (presso l’ospedale Morelli) entro un massimo di 3 giorni. Sempre ai Riuniti potrebbero trascorrere però 48-50 giorni per una risonanza magnetica (breve o differibile) alla spalla e 44 per una rm differibile al femore.

In radiologia al Morelli i tempi si allungano. Una tac ai polmoni, programmata, prevede attesa fino a 63 giorni, mentre sono 57, 62 e 63 i tempi per sottoporsi alla stessa radiografia all’addome (superiore, inferiore o completa). L’urgenza consente di eseguire una tac aorta toracica in due giorni.

“Il problema delle lunghe liste d’attesa – ribadisce Scaffidi – non è nostro e neanche calabrese. Basta confrontarci con i dati europei per riscontrare che l’Italia mantiene la quota più bassa di spesa sanitaria. Siamo sottofinanziati rispetto agli altri paesi e non lo diciamo certo oggi per la prima volta”. Sulle risorse del piano regionale di recupero attribuite all’azienda sanitaria reggina, il commissario commenta: “Dove sono? Potremo parlarne quando avremo effettivamente questi fondi nel cassetto”.

Per molti esami e visite specialistiche chi vive nei territori della provincia potrebbe essere costretto a guardare alla più vicina Reggio, dove non c’è solo il Gom - che riscuote apprezzamento per professionalità e tecnologie - ma anche i poli sanitari, afflitti da tempi tutt’altro che brevi (un’ecografia all’addome programmata nel polo sud ha un’attesa di 110 giorni). E tanti pazienti arrivano proprio dai presidi che saranno accorpati nella riorganizzazione del commissario ad acta.

Le criticità del Cup unico, tra sistema e comportamento degli utenti

La più recente lista dei tempi di attesa (febbraio 2024) pubblicata dall'Asp come da obbligo di legge elenca molti numeri a tre cifre. Se poi proviamo a consultare l’apposita sezione del portale Cup mettendoci nei panni di un paziente della Locride il responso è sconfortante. Per vedere il diabetologo a Brancaleone si devono attendere fino a 166 giorni. Una risonanza magnetica al cervello si può effettuare a Locri entro 88 giorni, a Melito i tempi salgono a 108, ma se urgente con un solo giorno di attesa; all’addome sempre a Locri l’attesa aumenta a 111 giorni.

Il Cup tramite applicazione, attivato lo scorso agosto, ha collezionato molte recensioni negative, ma gli addetti ai lavori trovano qualche corresponsabilità pure nell’utenza. L’app (o le prenotazioni nelle farmacie) ha il merito di aver risollevato la Calabria da pratiche antidiluviane tra telefonate senza risposta e sportelli rudimentali senza tagliafile. Nessuno può però negare che si sia rivelato inefficace un sistema di prenotazione che non tiene conto del raggio territoriale delle richieste rinviando a postazioni molto lontane, che al momento del contatto sono evidentemente le uniche ad erogare quel servizio. Una disfunzionalità che diventerà istituzionalizzata con la nuova piattaforma digitale del Cup unico, che prenota sull'intera regione collegandosi automaticamente alle disponibilità senza limiti chilometrici.

Verrebbe da chiedere al commissario se conosca la geografia della Calabria che si vorrebbe fare percorrere a molti malati e anziani. Ma esiste anche un reale scarso adattamento alle soluzioni proposte dentro le mura regionali. “Pochi – ci dicono – sono disponibili a spostarsi, e c'è pure il problema contrario di chi non si fida delle strutture nella propria zona e preferisce venire a Reggio”. Si verifica poi un corto circuito per gli appuntamenti fittizi: sono tante le persone che prenotano anche al buio continuando a cercare nel privato, e se trovano di meglio ‘dimenticano’ di cancellare la prenotazione, che risulta sempre attiva incidendo sulle liste di attesa.

E' bene ricordare che nella sanità pubblica i tempi dovrebbero rispettare le indicazioni e i criteri del piano nazionale. Con il Piao (piano integrato attività e organizzazione) approvato dall’Asp di Reggio Calabria per il biennio 2024-2026 si mettono in campo azioni mirate a questo obiettivo, come l’incremento della specialistica ambulatoriale. Si punterà anche sul potenziamento dell’attività professionale intramuraria e la collaborazione con il privato accreditato.  Aree sensibili che l’Asp monitora attraverso un apposito regolamento aziendale, anche perché dal 2015 questi aspetti sono sotto la lente anticorruzione dell’Anac per l’alto rischio di interessi reali o potenziali attorno alle figure professionali nel settore sanitario. A spese (in tutti i sensi) del cittadino e del suo diritto di curarsi.

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