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Domenica, 23 Giugno 2024
Lotta alla criminalità

Le mani della 'ndrangheta sulla gestione delle case popolari, nove arresti: i nomi

Operazione dei carabinieri del comando provinciale. Coinvolti anche dipendenti pubblici. I presunti illeciti commessi soprattutto nel quartiere Santa Caterina. Sequestrati 11 appartamenti. I nomi

E' scattata questa mattina a Reggio Calabria, alle prime luci dell’alba, l'operazione "Case Popolari". I carabinieri del comando provinciale, a conclusione di indagini, coordinate dalla procura reggina, Direzione distrettuale antimafia, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, hanno sgominato un'associazione per delinquere finalizzata alla presunta gestione illecita di immobili di edilizia popolare e alla presunta commissione di condotte estorsive.

E' stata eseguita un'ordinanza cautelare personale, emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di nove persone, di cui, due delle quali sono finite in carcere e sette agli arresti domiciliari. Inoltre, il gip, in accoglimento della richiesta cautelare, ha disposto anche il sequestro preventivo di undici appartamenti di edilizia popolare, illecitamente assegnati e occupati anche da alcuni degli indagati. 

I nomi degli arrestati

Tra gli arrestati un presunto boss della 'ndrangheta, Carmelo Murina, di 60 anni, e un suo parente. Ai domiciliari anche l'ex dirigente dell'Aterp reggina, Eugenia Rita Minicò, di 67 anni.

In carcere: Giuseppe Agostino, 17.12.1970, Consolato Carmelo Murina, 23.05.1964.

Ai domiciliari: Antonio Amaddeo 21.12.1967, Michele Morabito 15.06.1991, Emilia Pasqualina Murina, 24.05.1966, Annunziato Tripodi, 11.06.1964, Roberto Veltri, 16.03.70, Luciano Vittorio, 13.12.1967, Eugenia Rita Minicò 30.01.1957.

Le indagini 

Il provvedimento è l'epilogo di una complessa attività condotta dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Reggio Calabria e dalla compagnia carabinieri di Villa San Giovanni, che ha visto i suoi albori nell’anno 2016, per poi proseguire fino a epoca recente, anche con il contributo della squadra mobile di Reggio Calabria, diretta dalla procura reggina, e che ha riguardato complessivamente, a vario titolo, 37 indagati. (In basso nel video il tenente Giuseppe Vegliante, comandante della compagnia carabinieri di Villa San Giovanni)

La gestione degli alloggi del Comune e dell'Aterp nel quartiere di Santa Caterina

L’attività che ha fatto luce su una situazione di malaffare che aveva come settore preferenziale quello della gestione degli alloggi di edilizia popolare di proprietà del Comune di Reggio Calabria e dell’Aterp (Azienda territoriale edilizia residenziale pubblica), avrebbe consentito di accertare come il sodalizio criminale fosse capeggiato da due pregiudicati reggini, uno dei quali già riconosciuto quale appartenente alla ‘ndrangheta, all’esito di pronunce giurisdizionali definitive.

Le indagini, condotte sia con le classiche tecniche investigative che con le più moderne attività d’intercettazione, hanno offerto a uno spaccato di rara chiarezza in ordine alla particolare operatività degli indagati nella gestione e assegnazione illecita di immobili di edilizia popolare, soprattutto nel quartiere Santa Caterina di Reggio Calabria.

"L’associazione - affermano i carabinieri - poteva, anche, contare sull’apporto fornito da alcune figure interne alla pubblica amministrazione, tra le quali, spiccava quella di una ex dirigente dell’Aterp, all’epoca in servizio presso la sede di Reggio Calabria, a disposizione della consorteria, che si dimostrava in grado di "pilotare" la concessione degli immobili, ideando e suggerendo le modalità migliori per realizzare le finalità illecite dell’associazione".

Questa "mercificazione della funzione pubblica", secondo gli inquirenti, avrebbe, "garantito un forte appeal al sodalizio, potendo contare sulla "regolarizzazione" della posizione dell’acquirente, che, dapprima, occupava abusivamente l’immobile e, in un secondo momento, grazie ai rapporti con i pubblici dipendenti, ne diveniva legittimo assegnatario.

Attraverso questo sistema i “clienti” potevano così acquistare un’abitazione non commerciabile ad un
prezzo certamente più competitivo rispetto a quello di mercato, nondimeno privandone della disponibilità
cittadini e famiglie bisognosi".

L'ombra della 'ndrangheta e il business delle case popolari: il video

"Il dipendente comunale a disposizione dell'associazione"

A disposizione dell’associazione criminale vi era, inoltre, un dipendente del Comune di Reggio Calabria, il quale secondo i carabinieri "individuava gli immobili popolari, li segnalava ad uno dei promotori del sodalizio e ne cedeva le chiavi, dietro versamento di denaro, nonché si adoperava nella procedura amministrativa di regolarizzazione, predisponendo anche la falsa documentazione attestante la residenza dei futuri acquirenti e interloquendo con altri soggetti interni all’amministrazione per incidere illecitamente sul procedimento di assegnazione".

Nel corso del procedimento penale sarebbero emersi elementi indiziari anche nei confronti di un appartenente
alla polizia municipale del Comune di Reggio Calabria, che non è destinatario di misura cautelare bensì di
perquisizione personale e locale, che, spiegano ancora dal comando provinciale dei carabinieri "in più di una occasione, dietro il versamento di somma di denaro, avrebbe falsificato documentazione afferente al suo ufficio, al fine di venire incontro ai desiderata di uno dei capi promotori".

Estorsione, minacce e violenze 

Inoltre, è stata riscontrata la responsabilità dei promotori del sodalizio anche in relazione al reato di estorsione poiché, con minacce e violenze perpetrate nei confronti di un cittadino, lo avrebbero costretto a liberare un appartamento che aveva occupato abusivamente e che era d’interesse dell’associazione.

Nel corso dell’attività di indagine, sarebbero emersi plurimi elementi relativi alla commissione di reati in materia di sostanze stupefacenti, di tipo cocaina e marijuana.

Dopo l' esecuzione dell' ordinanza del gip, accompagnata da perquisizioni personali e locali, i due destinatari della custodia cautelare in carcere sono stati associati presso la casa circondariale di Reggio Calabria, mentre gli altri sette si trovano nei rispettivi domicili a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Gli appartamenti sequestrati e le perquisizioni

Inoltre, così come disposto dal gip, sono stati sequestrati 11 appartamenti di edilizia popolare, illecitamente assegnati. I carabinieri hanno eseguito anche 20 decreti di perquisizione personale e domiciliare nei confronti di indagati, a vario titolo, nel presente procedimento penale.

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