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"Essere rom all'istituto Radice è una patologia", la denuncia di Marino

Il presidente dell'associazione Un mondo di mondi evidenzia le criticità emerse dal Rapporto di autovalutazione della scuola

Giacomo Marino, presidente dell'associazione Un Mondo di mondi, si batte da anni per l'inclusione di rom nel territorio reggino e per questo adesso non ci sta con la linea adottata dall'istituto comprensivo “Radice Alighieri” di Reggio Calabria. Il presidente Marino parla, dopo aver preso visione dei documenti ufficiali e spiega l'emarginazione subita da 127 bambini. 

Dice Marino. "Mentre  si celebra don Milani e Barbiana, nella scuola pubblica si continua ad emarginare gli alunni “indesiderati”. Difatti, i minori rom di età scolare, 127,   che abitano nel  ghetto di Arghillà nord a  Reggio Calabria con le loro famiglie non subiscono solo l’emarginazione abitativa ma subiscono anche l’emarginazione  scolastica con un processo di colpevolizzazione e di inferiorizzazione. Questo è definito, addirittura,  nei documenti ufficiali della scuola del territorio e nella formazione di tre classi a prevalenza rom".

"Alla pagina 36 del Rapporto di Autovalutazione dell’Istituto comprensivo “Radice Alighieri” di Reggio Calabria - evidenzia Marino -  viene dichiarato che: “Nella scuola la forte presenza di alunni di diversa etnia e rom distribuiti, come da scelte di Istituto, in tutte le classi, rallenta i tempi di raggiungimento dei livelli ottimali di apprendimento generale, nonostante l’impegno di tutta la comunità scolastica.” Con questa dichiarazione l’istituto comprensivo, applicando la strategia del capro espiatorio, scarica sugli alunni rom ma pure sulle altre “etnie”,  tutte le responsabilità dei ritardi negli apprendimenti dei suoi alunni. Responsabilità che chiaramente sono della Scuola. Ma con la presenza dei rom, che sono sempre stati un perfetto capro espiatorio (lo sono anche per coprire le responsabilità istituzionali del ghetto di Arghillà), questa responsabilità può essere addebitata a loro".

"Al grande vantaggio di liberarsi di queste responsabilità l'istituto ne aggiunge un secondo. Difatti alla pagina 83  del Rapporto di Autovalutazione l’Istituto dichiara che “La scuola si attesta al livello 6 appena sopra la fascia di eccellenza per la motivazione già citata diverse volte, ovvero la presenza massiccia della comunità Rom, a volte o spesso non facile da gestire.”. Quindi non solo l’Istituto non ha più alcuna colpa se gli alunni apprendono più lentamente  perché la colpa  è dei rom, ma dovendo gestire gli alunni rom  e le loro famiglie si può attribuire come “premio” anche un alto livello di valutazione. La scuola, per dare più forza al suo capro espiatorio, si inventa  la presenza massiccia della comunità rom e quindi degli  alunni rom nonostante i dati riportati dalla stessa scuola non dicano questo, cosi come i dati delle famiglie rom ad Arghillà".

I dati sulla presenza degli alunni rom

"Difatti la dirigente dell’Istituto comprensivo il 17 ottobre 2022 ha risposto all’ accesso civico presentato dall’European Roma Right Center (ERRC) con una lettera nella quale dichiara che per l’anno scolastico 2022- 2023 gli alunni di “etnia” rom iscritti sono 127 mentre gli alunni complessivi sono 829. Si evince  quindi che gli alunni rom iscritti in questa scuola per l’anno scolastico 2022- 2023 sono  il 15,32%. Secondo la letteratura esistente in materia, non si può parlare di “presenza massiccia” quando gli alunni  non superano  il 50%. Per quanto riguarda la presenza delle famiglie rom nel ghetto di  Arghillà nord  su circa 950 nuclei complessivi i nuclei rom sono circa 150, ossia circa  il 15,79% . Anche per i nuclei familiari non esiste alcuna presenza massiccia ad Arghillà. Ma inventare  dati e fatti negativi sui rom, come sostiene l’antropologo Leonardo Piasere, purtroppo è una  prassi che si è consolidata  applicando ai rom la  figura  del trickster che è un personaggio sul quale si può dire tutto quello che si vuole  per poter   “costruire” adeguatamente l’esempio di negatività. Difatti, in perfetta continuità con quanto riportato nel Rapporto di Autovalutazione,  la scuola nel suo Piano triennale dell’Offerta formativa 2022- 2025 considera tutti gli alunni rom  come elemento di debolezza mettendoli insieme agli alunni diversamente abili ed agli alunni con bisogni educativi speciali.

"Difatti alla pagina 146 del Ptof 2022- 2025  nel descrivere i punti di debolezza della scuola  viene detto  che: “Non si può non considerare, che all’ interno della nostra Istituzione esistono casi a rischio di dispersione, alunni diversamente abili, alunni appartenenti alla comunità Rom, alunni con bisogni educativi speciali ….”. Essere rom per questa scuola è come avere una “patologia”. Come se non bastasse la dirigente dell’Istituto comprensivo, che nel mese di settembre 2022  ha risposto sui giornali  a questa associazione dichiarando di non aver costituito classi differenziali di rom, un mese dopo ha risposto all’accesso civico presentato da  Errc sostenendo di aver costituito tre classi a prevalenza rom: una classe di scuola dell’infanzia e due di scuola primaria. In queste tre classi gli alunni rom superano il 50% degli alunni e anche se queste classi  tecnicamente non si possono definire classi differenziali di soli rom, nei fatti costituiscono una ghettizzazione non giustificata".

"Visto che la presenza degli alunni rom nella scuola è del 15% e non supera il 50% come avviene nelle tre classi. La costituzione  delle tre classi risponde  all’inferiorizzazione ed alla colpevolizzazione  degli alunni rom operata dalla scuola e definita dai  suoi documenti ufficiali. Inoltre, l’inferiorizzazione consente  un altro fenomeno molto grave. Quello dell’utilizzo delle certificazioni H degli alunni rom   come “strategia didattica”  al punto che queste certificazioni  hanno raggiunto un’altissima percentuale e continua ad aumentare. Un fatto molto grave perché la gran parte di questi alunni certificati non ha alcun handicap. Siamo forse alla ricostituzione celata delle “classi speciali” eliminate per legge 46 anni fa?  Ma l’aspetto incredibile della  vicenda  è che in questa scuola si realizza da circa 10 anni il Progetto nazionale di inclusione degli alunni Rom Sinti e Camminanti. Evidentemente  nemmeno il progetto è riuscito  modificare questi  orientamenti  della Scuola. Secondo le disposizioni del Ministero dell’Istruzione la Scuola non dovrebbe utilizzare i dati etnici degli alunni, tanto meno  utilizzarli per un  trattamento inferiorizzante e colpevolizzante".

"Le scelte dell’Istituto  violano non solo le disposizioni Miur sui dati etnci, la nuova Strategia nazionale di inclusione dei rom, diverse norme  e la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza... Negli ultimi mesi del 2022 questa associazione - conclude Marino - insieme all’European Roma Rights Centre ed all’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, Asgi, ha scritto a questo istituto comprensivo, al Comune di Reggio Calabria  alla Regione Calabria, al Miur, all’UNAR, alla Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ed al Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marziale, segnalando i contenuti  dei documenti di questa scuola e le tre classi a prevalenza rom e  richiedendo i necessari provvedimenti del caso. Dopo diversi mesi non abbiamo ricevuto nessuna risposta.  Auspichiamo che sulla vicenda le istituzioni non rimangano ancora in silenzio e che la stessa scuola riveda queste posizioni e decida di intraprendere un percorso di autentica ed efficace inclusione dei rom riconoscendo loro pari dignità e capacità di apprendimento".

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