Lunedì, 22 Luglio 2024
Rito abbreviato

Sequestrarono un anziano, arriva la condanna a venti anni per i tre imputati

La vicenda risale all'11 luglio scorso e si sarebbe consumata nella zona nord della città, nella frazione Pettogallico

Sono stati condannati a venti anni di carcere, in primo grado e con rito abbreviato, Renato Chirico Mediati, detto Rocco, di 56 anni, Mariano Domenico Corso, detto Mario, di 36, e Manuel Monorchio, di 37, giudicati colpevoli di sequestro di persona, lesioni, rapina e tortura. 

E' quanto ha deciso  il gup Giovanna Sergi, così come aveva chiesto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Walter Ignazitto, che ha condannato a 20 anni di carcere ciascuno le tre persone arrestate nel luglio 2022. Tutti i  reati, - come ripoirta l'Ansa -  sono aggravati dalle modalità e finalità mafiose.

Secondo la Dda diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, tutti e tre gli imputati "con pluralità di violenze e gravi minacce, nonché agendo con crudeltà, cagionavano alla vittima acute sofferenze fisiche ed un evidente trauma psichico, sottoponendola ad un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona".

La vicenda risale all'11 luglio scorso e si sarebbe consumata nella zona nord della città, nella frazione Pettogallico. A far partire l'inchiesta è stata la denuncia della vittima che quel giorno è stata salvata dai carabinieri dopo che qualcuno ha sentito le sue urla provenienti da una stalla che si trova in un terreno di proprietà di Chirico Mediati.  Corso e Monorchio avrebbero minacciato "reiteratamente di morte" il soggetto, un ultrasettantenne, legandogli "mani e piedi con fascette di plastica e nastro adesivo, nonché con una catena metallica attaccata a un paranco appeso al tetto dell'immobile".

Stando alla ricostruzione della squadra mobile, diretta da Alfonso Iadevaia, la vittima è stata imbavagliata con un foulard e con nastro adesivo per impedirle di chiedere aiuto. Gli indagati, "quale prezzo della liberazione", volevano fare confessare all'anziano "la ritenuta sottrazione" di 180mila euro della quale pretendevano la restituzione. Soldi che sarebbero serviti "per il mantenimento dei carcerati".

Da qui l'aggravante mafiosa, riconosciuta anche dal gup, che si aggiunge a quella di aver adoperato sevizie e di aver agito con crudeltà nei confronti della persona sequestrata. Quest'ultima, infatti, è stata colpita con un'ascia con la quale gli indagati volevano tagliarle un dito. Tra le lesioni riportate dalla vittima, infatti, c'è la subamputazione di una falange.

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